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Trasformiamo la paura per progettare: l’ecosistema di Docus

27 Aprile 2020 ore 12:31

Un esperimento di co-design con colleghi, clienti e fornitori per sottolineare il valore che le emozioni hanno nel guidarci al compiere delle scelte, anche progettuali.

Il focus dell’iniziativa di Docus, lo studio di Comunicazione visiva e azioni documentarie barese, è in estrema sintesi questo. Un’idea che sfocia in un libro co-progettato con altri 19 professionisti, ognuno chiamato a co-disegnare la curva della paura.

Dal 24 aprile per 40 giorni, sulla piattaforma Produzioni dal basso, è anche attiva la campagna di crowdfunding con la quale sarà possibile acquistare il libro e sostenere Amnesty International – Italia e D.i.Re Donne in Rete contro la violenza .

Di seguito il progetto spiegato da Francesca, founder dell’azienda insieme a Fabrizio.

Trasformiamo la paura per progettare

L’emergenza è una forma di progettualità e come tale non può guardare solo al presente. Con questo obiettivo è nato il progetto editoriale Paura e la campagna di crowdfunding Trasformare la paura.

Paura è un vero e proprio esperimento di co-design, che abbiamo fortemente voluto avviare come docus coinvolgendo l’ecosistema di colleghi, clienti, fornitori con cui collaboriamo. Questa è stata la prima scelta che ha definito sin da subito l’identità del progetto. Attuare il mutuo scambio cliente-progettista, creare quella che chiamiamo “social dance” è la prerogativa nei nostri processi di lavoro. Inoltre abituati a co-progettare, abbiamo sentito la necessità di restare uniti anche in questa circostanza, e sperimentare processi partecipativi che disegneranno il nostro futuro prossimo.

Abbiamo quindi coinvolto 19 professionisti nella stesura di contenuti inediti sul tema “paura”, ciascuno affrontando questa emozione con libertà espressiva e dal proprio punto di vista lavorativo, personale, umano, per guidare il lettore in un esercizio di auto-consapevolezza e crescita.

Un’altra grande motivazione è stata quella di sottolineare il valore che le emozioni hanno nel guidarci al compiere delle scelte, anche progettuali.
Nella nostra cassetta degli attrezzi c’è infatti uno strumento, la curva dell’emozione, che usiamo in modo ricorrente per tracciare l’andamento delle nostre emozioni durante le fasi di progettazione, o quelle provate dal cliente durante il rapporto di lavoro, o quelle dell’utente durante l’uso di un servizio.

L’idea è stata espandere le potenzialità di questo strumento per convergere su una emozione solamente e tracciare come cambia nelle esperienze personali, divergenti nel tempo e nello spazio. Co-disegnare la curva della paura.

Questo libro nasce in casa, anzi, in tante case. Nasce come una ricerca di prossimità ed è stato impaginato come avremmo montato un documentario: dalla paura ancestrale color nero come il buio, queste pagine sono un’esplorazione di cosa temono i nostri bambini interiori ora che sono diventati grandi. Sono racconti di crescita in cui abbiamo accolto la paura per trasformarla in qualcosa di nuovo, in un progetto costruttivo e consapevole. In risposta ad un’esperienza emotiva, questo libro è l’esercizio di darle un nome, di suggerirle altre storie con cui confrontarsi, ed elaborarla.

Lungo il percorso, il bagaglio si è arricchito in vari modi. Innanzitutto con la partecipazione di Swiss Typefaces, Type Design Agency, tipografia svizzera che ha supportato l’iniziativa permettendoci di utilizzare uno dei caratteri tipografici progettati e disegnati dai propri type designer. E poi con un webinar dal titolo “Paura: come co-progettare con le emozioni che accompagnano i giorni dell’emergenza, in calendario il 28 aprile alle ore 11.00 e che è parte del progetto Attiviamo Energie Positive, un’iniziativa di Produzioni dal Basso, in collaborazione con Banca Etica, Etica sgr e Gruppo Assimoco.

A testimonianza che un sassolino gettato nello stagno si propaga in onde imprevedibili e meravigliose.

Da oggi 24 aprile e per 40 giorni, sulla piattaforma Produzioni dal basso, sarà attiva la campagna di crowdfunding con la quale sarà possibile acquistare il libro e sostenere:

Amnesty International – Italia con la campagna #nessunoescluso per tutelare il diritto alla salute, proteggere dal contagio le persone vulnerabili, sostenere il lavoro degli operatori impegnati in strada, monitorare il comportamento dei governi.

D.i.Re Donne in Rete contro la violenza rete dei centri antiviolenza e case rifugio, con la campagna #noicisiamo per contrastare la violenza sulle donne in tutte le regioni italiane con 80 centri, aiutare e sostenere le donne nel percorso di uscita dalla violenza.

Sarà possibile sostenere il nostro progetto come: Attivista solitario, Attivista di quartiere o Attivista sociale. A ciascuno il suo 🙂

Per noi, questa sfida è un primo passo di un percorso più impegnativo che abbiamo intrapreso come azienda docus s.a.s per trasformare la nostra caratterizzazione societaria allineandola al principio di utilità sociale e culturale che il lavoro, nostro e di chi ce lo affida, deve sempre impegnarsi ad avere. Da qui la decisione di re-investire annualmente, in misura proporzionata al fatturato, in progetti e organizzazioni che sostengono i diritti umani universali.

Link: docus.do

Link campagna: https://www.produzionidalbasso.com/project/trasformiamo-la-paura-1/
Evento fb per aggiornamenti: https://www.facebook.com/events/257901595427572/

Instagram: @docus.do

 

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I martedì del Conditional Design: l’incontro tra Docus e Cozinha Nomade

19 Marzo 2019 ore 10:16

Ed ecco un nuovo racconto delle esperienze straordinarie della Comunità PIN!

Oggi parliamo di un vero e proprio #networking tra due giovani storie che, insieme, hanno creato una originale occasione di “progettazione”. Stiamo parlando di Docus e Cozinha Nomade che hanno iniziato a riunirsi ogni settimana per approfondire il tema del Conditional Design.

Di che si tratta? Lasciamo spazio allo storytelling dei protagonisti!

I martedì del Conditional Design

Cosa vuol dire progettare?

Vuol dire prendersi del tempo per tracciare percorsi, fare domande, cercare di comprendere, piuttosto che correre alla soluzione.

Da questa domanda è nato l’incontro tra due progetti PIN:

Docus, uno Studio di Comunicazione che utilizza azioni creative per realizzare prodotti visivi in grado di documentare una visione del mondo più coerente e consapevole;

Cozinha Nomade, un progetto di ricerca e di relazioni, una cucina di quartiere che mira alla partecipazione e progettazione empatica attraverso lo strumento del cibo.

Siamo due progettiste, Francesca Schioppo di Docus e Kedy Claudia Cellamare di Cozinha Nomade, ed insieme abbiamo deciso di dedicare parte del nostro tempo ad una formazione spontanea e condivisa, in cerca di risultati imprevedibili sperimentando le pratiche del Conditional Design.

Il Conditional Design è un approccio al disegno manuale che predilige il processo piuttosto che il risultato; tale processo deve avere luogo entro uno spazio definito da regole intelligibili, chiare. Sono i limiti che permettono l’esplorazione, prenderli a riferimento è un atto di consapevolezza e libertà progettuale.

Lo spunto ci è arrivato leggendo la storia degli ideatori del metodo, i graphic designer Luna Maurer, Jonathan Puckey, Roel Wouters, fondatori anche dello studio olandese ​Moniker​, che per primi hanno dato il via ai rituali incontri del martedì sera nella cucina di Luna, divertendosi sul suo tavolone a sperimentare con quattro pennarelli ed un enorme rotolo di carta bianca.

Dal desiderio di sperimentare i processi relazionali nella comunicazione, Docus, e dal desiderio di contaminare quotidianamente la cucina con nuovi metodi progettuali, Cozinha Nomade, è nata la proposta di dare il via ad un vero e proprio appuntamento fisso per sperimentare, progettare, risolvere, riflettere, attraverso il disegno libero.

Accanto a noi in questa avventura, due colleghi eccezionali:

Saverio Rociola, visual designer appassionato studioso di metodologie, docente di grafica presso l’istituto IISS Marconi-Mack di Bari e, con altri 3 colleghi, co-founder di M1M Collective, un collettivo di Design interdisciplinare per la comunicazione visiva. Con loro, cura la visual identity di Cozinha Nomade.

Claudio Nicola Biancofiore, architetto, fotografo documentarista, ricercatore dietro Opificio Biancofiore, un’esperienza laboratoriale di ricerca sullo spaziO Bianco, paradigma e chiave di lettura rivolta ad una urgente necessità di approfondimento delle tematiche di riuso e riciclo dei materiali umani e del paesaggio.

Abbiamo cominciato a riunirci un martedì al mese, a partire dal 13 febbraio 2019.
Ogni sessione comincia con un confronto delle proposte avanzate, seguito dalla scelta e dalla progettazione condivisa di regole e strumenti. Non ci sono gerarchie solo condizioni. Ogni esercizio è accompagnato da un momento di restituzione, che lascia spazio all’improvvisazione di ulteriori interazioni e alla discussione su come ci piacerebbe implementare tali pratiche nei nostri diversi contesti. Un vero e proprio momento di approfondimento ed esplorazione della propria professione, a più voci, nel luogo dell’immaginazione e del possibile.

L’obiettivo è stimolare il processo creativo, la soggettività, la capacità collaborativa, in un campo di azione circoscritto, per farne nel breve futuro strumento di progettazione per incontri più allargati, così come sviluppare nuove strategie di progettazione su misura.

In attesa della prossima data di aprile, ecco alcuni scatti di cosa è successo finora.

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