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Book Boat – Un’impresa che sa di salsedine e vento

20 Luglio 2021 ore 15:15

Unire competenze diverse per provare a fare qualcosa che ci appassiona: spesso le imprese nascono dalla combinazione di questi due ingredienti fondamentali. Se poi ci aggiungiamo la capacità di valorizzare le risorse che il territorio offre e quella di creare dei legami con la propria comunità, i risultati saranno sicuramente soddisfacenti. Molte delle imprese che compongono la comunità PIN prendono avvio infatti dal mettere a disposizione di un territorio il proprio talento e le proprie competenze, per promuovere servizi e prodotti innovativi. La partenza poi è uno dei momenti affascinanti, in cui quell’idea che magari da tempo frullava in testa inizia a diventare qualcosa di concreto. 
In questo articolo ci siamo fatti raccontare dalla voce di Grazia e Alessandro, fondatori della Book Boat sas azienda specializzata in servizi nautici ed educativi, come è nata questa avventura che sa di salsedine e vento, e che ci porta alla scoperta del mare e della costa del Gargano in compagnia di buoni libri.  E se capitate a Vieste quest’estate, non dimenticatevi di cercare in porto “Betta” e salpare con loro!

 

“Sin da quando è iniziato tutto, e quando dico tutto intendo dal giorno in cui abbiamo avviato la nostra pratica online, è partito quello che definiremmo “il fantastico viaggio di un’idea”… se non fossimo stati proprio noi, Grazia e Alessandro ad unirci per presentare questo progetto non sarebbe nata la Book boat. L’idea iniziale infatti è scaturita proprio dall’aver mixato le nostre competenze e dalla necessità di convogliarle sulla stessa rotta. Come unire me, Grazia, da sempre legata al mondo dell’infanzia e appassionata di albi illustrati, e Alessandro con la sua patente nautica conseguita e poi messa da parte?


Inizialmente un’idea che sembrava complessa da realizzare ma ci abbiamo creduto comunque!
Abbiamo creduto alla possibilità di far conoscere il territorio di Vieste mettendo a punto un’escursione che non fosse “la solita escursione”. Salire a bordo di una barca per condividere in famiglia attimi speciali tra le bellezze del Gargano, attività a bordo e le fantastiche storie custodite nel nostro forziere delle meraviglie. Leggere “ammesso” accanto al nostro progetto in quella lista messa online a seguito della valutazione dello Staff Pin è stata la prima vittoria.
I mesi successivi è partita la complicata ricerca della nostra compagna di viaggio d’eccellenza: la barca.
Non è stato semplice, in alcuni momenti ci è sembrato di cercare invano. Ne abbiamo viste tante, nessuna rispecchiava però le nostre aspettative. Tre i mari in cui abbiamo navigato prima di trovare la barca giusta per la Book boat: Adriatico, Ionio e Tirreno.
La prima destinazione è stata Santa Maria di Leuca, abbiamo percorso in una sola giornata il viaggio di andata e ritorno attraversando la nostra lunghissima Puglia, dallo Sperone d’Italia sino alla punta più estrema del tacco dello stivale. Partiti speranzosi … rientrati in giornata consapevoli che era solo l’inizio, la ricerca non si sarebbe conclusa tanto facilmente. Ma non ci siamo scoraggiati.Lei c’era e aspettava solo che noi la raggiungessimo nel mare che bagna l’Arcipelago delle cosiddette “sette sorelle”, le Isole Eolie. Ancora un altro lungo viaggio prima di arrivare da Betta. Abbiamo raggiunto la Sicilia due volte in un mese, per un totale di 2836 km tra terra e mare, per assistere all’esecuzione delle varie fasi della perizia navale. Tanti chilometri, tanti giorni di viaggio ma poca stanchezza perché erano le emozioni a prevalere su tutto.
Esito della perizia? BETTA ERA PERFETTA.

E allora hanno preso il via i contatti con ditte autotrasportatrici perché i suoi 9,40 m di lunghezza e 2,80 m di larghezza necessitavano di un “trasporto eccezionale”. La sera in cui ha fatto ingresso per la prima volta a Vieste pioveva… sarà perché, come solitamente si dice per le spose, “barca bagnata, barca fortunata”? Ce lo auguriamo!  Alessandro faceva strada con la macchina all’autotrasportatore, io e i nostri figli eravamo sul ciglio della strada per accogliere con entusiasmo il nostro destriero. Dopo il tempo necessario per le opere di rimessaggio e personalizzazione in cantiere, finalmente Betta ha iniziato a solcare il nostro mare garganico. Pronta lei e pronti noi dell’equipaggio per regalare emozionanti esperienze!

Come tutta la gente di mare che si rispetti occorreva anche a noi un porto sicuro in cui custodire la nostra collezione di albi illustrati, fornire informazioni sui servizi promossi dalla Book Boat e regalare emozioni ed esperienze anche sulla terra ferma. Non potevamo chiamarlo semplicemente ufficio, meritava un nome degno della nostra fantastica avventura: POSTAZIONE TERRESTRE, ci è sembrato perfetto!


Al suo interno cura e dettagli sono di casa: una fantastica libreria in legno costruita lettera per lettera dalle mani di un artigiano, un ramo portato dal mare, recuperato in una delle mie passeggiate invernali su una delle spiagge sabbiose di Vieste, la macchina da scrivere della mia mamma, una Olivetti Studio 45, che i nativi digitali abituati ad una tastiera utilizzano con curiosità e lentezza. La stessa lentezza che contraddistingue lo scrivere una lettera per noi, abituati ai messaggi WhatsApp, da imbucare nella POSTA DI BETTA perché arrivi davvero al destinatario.
Abbiamo fatto della nostra barca un vero e proprio personaggio e stiamo già procedendo affinché possa entrare a far parte dell’immaginario collettivo dei bambini che avranno il piacere di salirci a bordo diventando con le loro famiglie “amici di Betta”.

 

Durante la nostra prima uscita ci siamo letteralmente emozionati. Non ci sembrava vero, stavamo per fare nella realtà quello che fino ad allora avevamo solo immaginato. Un’emozione che ho cercato di trasmettere ai bambini e ai genitori a bordo esortandoli a credere sempre e comunque nelle loro idee, forza di volontà e determinazione sono ingredienti indispensabili… se poi ci si aggiunge, come nel nostro caso, il benestare della Regione Puglia allora si possono davvero spiegare le vele.
Siamo convinti che il fantastico viaggio della nostra idea, come quando si viaggia di porto in porto, ci porterà di volta in volta a salpare per entusiasmanti nuovi punti di partenza, nuove idee, nuove esperienze da vivere e condividere.”

 

Copertina del post “Dalla Puglia al Veneto, andata e ritorno con l’olio extravergine di oliva”

“Dalla Puglia al Veneto, andata e ritorno con l’olio extravergine di oliva”

28 Giugno 2021 ore 16:13

La scuola non è soltanto fatta di lezioni, libri e compiti, soprattutto è luogo in cui creare occasioni di incontro e di scoperta. La conoscenza si realizza in maniera significativa anche attraverso la creazione di connessioni tra realtà diverse, a volte anche in maniera inaspettata, e la capacità di generare relazioni con l’esterno.
Di quest’anno scolastico che si è appena concluso, un anno fatto anche di tante modalità inedite di apprendimento e in cui anche grazie alla tecnologia alcune distanze si sono accorciate, vogliamo condividere il racconto in prima persona di Antonio e Lucia, fondatori di Adopt me, impresa PIN attiva nella promozione dell’agricoltura pugliese.

Antonio e Lucia infatti, da veri e propri ambasciatori della Puglia, si occupano hanno strutturato la loro impresa sulla commercializzazione dell’olio extravergine attraverso un’interessante meccanismo di adozione di alberi di ulivo secolari, così da offrire alle aziende agricole pugliesi un ulteriore canale di vendita del loro prodotto. La sfida infatti, oltre che sulla qualità del prodotto, anche e soprattutto sulla possibilità di intercettare nuovi clienti. Ma cosa c’entra tutto questo con la scuola?
Lasciamo loro la parola per farci raccontare, in prima persona, come è andata un’esperienza particolarmente significativa e che inizia con la lettera di una maestra di una scuola di un piccolo paese del Veneto.

“Cari Antonio e Lucia,
vi scrivo di getto, con ancora l’emozione, fresca fresca, vissuta stamattina con la consegna delle bottigliette d’olio, poi con calma scriverò un articolo per il sito della scuola, e vi manderò anche quello.
Ho conosciuto Adopt me Italy tramite un articolo pubblicato su una rivista cui sono abbonata, Città Nuova: l’idea mi è piaciuta, e con la mia famiglia abbiamo subito adottato un ulivo, chiamato Oceano.
In seguito, ho pensato di proporre questa iniziativa nella scuola dove insegno, nelle due classi quarte della Primaria di Torrebelvicino.
Inizialmente, pensavamo con le colleghe di inserire l’adozione in un progetto sulle emozioni, attuato nelle due classi in seguito ad un evento triste, in quanto l’albero di per sé è un concentrato di significati simbolici importanti: collega cielo e terra, tiene le radici ben salde per slanciarsi in alto, si fa custode della natura e scrigno di saggezza. Poi ci siamo rese conto che il progetto poteva avere risvolti ben più ampi, coinvolgendo in maniera trasversale diverse discipline: geografia, per individuare dove si trovano gli ulivi, immaginare il percorso per raggiungerli, conoscere una regione con climi e paesaggi diversi; scienze e tecnologia, per sapere come si coltiva un ulivo, come si raccolgono le olive e come si ottiene l’olio, quali tecniche innovative si possono utilizzare per un’agricoltura rispettosa dell’ambiente e dell’uomo, come combattere problemi legati ai parassiti e ai cambiamenti climatici; educazione civica, nell’individuare comportamenti rispettosi e un modo etico di fare economia…un discorso importante riguarda la sana alimentazione, di cui l’olio extravergine è uno dei capisaldi…. E così via, l’adozione di un ulivo ci poteva aprire mondi infiniti di discussione e conoscenza.

Una volta preso contatto con voi, e presentata l’idea ai rappresentanti dei genitori, abbiamo coinvolto i bambini, che si sono impegnati a portare ognuno qualche piccolo risparmio, in modo da “responsabilizzarli”.
La cifra raccolta bastava ad adottare due alberelli di taglia piccola… è stata una sorpresa quando ci avete presentato i nostri “giganti”!! Hermione e Salvalbero, come hanno deciso di chiamarli i bambini, due grandi e maestosi alberi secolari, davvero solenni!!
Il giorno dell’adozione è stato emozionante. I bambini, in classe, si sono collegati con i compagni dell’altra sezione (in tempi di restrizioni, anche vedere i propri amici in questo modo è stato suggestivo!) e con voi, Antonio dal campo, Lucia dall’ufficio. Magie della tecnologia, che può annullare (quasi) qualsiasi distanza.

 
Antonio sei stato bravissimo a spiegare in modo chiaro e semplice molte cose sulla vita degli ulivi, e a rispondere alle domande che i bambini non finivano più di fare. Lucia, li hai incantati con il racconto dell’oliva perduta…hai sentito che applauso ti hanno dedicato!
Ci siamo lasciati con l’entusiasmo di un cammino appena iniziato, la prima puntata di una serie interessantissima. I bambini quel giorno sono usciti da scuola con in mano il Certificato di Adozione al grido di “Andiamo in Puglia!!”
Intanto, ci avete preparato appositamente una quantità di piccole-grandi bottiglie di prezioso olio, con tanto di etichetta stampata appositamente, giusto giusto in tempo per consegnarlo l’ultimo giorno di scuola. I bambini hanno aspettato con impazienza l’arrivo del “loro” olio, e sono stati felicissimi!! Siete stati troppo bravi, perché la somma che vi abbiamo inviato davvero non bastava a coprire le spese! Però avete toccato il cuore dei nostri bimbi e, di riflesso, delle loro famiglie.
Qualcuno ha addirittura programmato di venirvi a trovare durante le vacanze…di sicuro ci si rivedrà presto, magari al momento di portare le olive al frantoio, il prossimo anno scolastico.
Anche le mie colleghe sono state contente dell’iniziativa, e vi ringraziano per il dono dell’olio.
State facendo una cosa importante, e la state facendo nel migliore dei modi. Spero che possiate lavorare con molte altre scuole, perché è nei nostri bambini che possiamo coltivare un mondo più bello e giusto.
A presto!!”

Antonio: Questa lettera della maestra Giovanna ci ha riempito di felicità e soddisfazione, perchè ci ha fatto toccare con mano che i sapori della nostra Puglia sono arrivati intensi fino in Veneto, a Torrebelvicino, piccola cittadina in provincia di Vicenza. L’energia positiva della condivisione ha prodotto un’onda carica di curiosità e meraviglia. Sapete perché? Bene, perché oggi in Puglia ci sono Hermione e Salvalbero, i due ulivi adottati dai bambini di Torrebelvicino, nell’agro di Corato presso una delle aziende agricole che fanno parte del progetto.
Lucia: È stato per noi un traguardo importante e significativo, toccare con mano la sensibilità delle insegnanti, faro educativo, per i bambini di oggi che saranno uomini e donne consapevoli domani, arricchiti da un’esperienza nuova, disarmante, ricca di scoperta e di ammirazione. Abbiamo avuto l’occasione di raccontare il nostro lavoro agli alunni e, seppur attraverso uno schermo, permesso loro non solo di immaginare, ma più semplicemente di condividere e far conoscere la vita di in un campo di ulivi, l’emozione della fioritura, l’evoluzione del fogliame, delle tecniche di lavorazione. Non solo immaginare ma concedersi l’opportunità di scegliere e scoprire. Oggi ogni singolo alunno ha con se una bottiglia di olio, prodotto dai due ulivi adottati, ma tanto più un sogno vestito da promessa, venire qui in Puglia a visitarci e ad abbracciare i due piccoli ulivi. Noi li aspettiamo a braccia aperte.

Copertina del post L’accompagnamento PIN per DOCUS? Un’opportunità da sfruttare al meglio!

L’accompagnamento PIN per DOCUS? Un’opportunità da sfruttare al meglio!

27 Maggio 2021 ore 08:38

Francesca e Fabrizio sono i fondatori di DOCUS, studio di Comunicazione Visiva e Azioni Documentarie nato grazie all’avviso PIN. Il progetto si basa sull’utilizzo di metodologie partecipative e sulla capacità di rendere il lavoro insieme un’esperienza e un’occasione per lo scambio di competenze. La comunicazione visiva in DOCUS è innanzitutto impegno alla relazione: grazie all’incontro e alla collaborazione con più professionisti affianca la realizzazione di progetti visivi alla ricerca di azioni a sostegno di valori culturali, coinvolgendo i committenti.

Oggi Francesca e Fabrizio sono in attesa degli esiti di valutazione del bando NIDI. Nonostante la loro giovane età offrono consulenze per altre start up per “Sprint Factory”, un incubatore all’interno del programma della Regione Puglia “Estrazione dei Talenti”, coordinato da The Hub Bari. Inoltre hanno da poco concluso un percorso di formazione per portare la metodologia Agile all’interno della loro azienda.

Chiacchierando con loro abbiamo potuto constatare come una delle forme di accompagnamento messe in campo da Regione Puglia e Arti per supportare lo sviluppo imprenditoriale dei vincitori PIN sia stato strategico per la crescita delle loro competenze e per imprimere una direzione più efficace al proprio progetto. Le loro parole ci aprono ad una visione particolare sull’utilizzo dei gettoni e sulle tante potenzialità che questo strumento possiede.

Francesca e Fabrizio ci spiegano come abbiano sfruttato al meglio questa opportunità per la crescita della propria impresa. Innanzitutto si sono posti l’obiettivo di scegliere tra i professionisti in elenco figure caratterizzate da competenze ed esperienze mancanti nel team, con in comune tra loro solo il background nell’ambito della co-progettazione. Hanno pensato di utilizzare a vantaggio del progetto il fatto che si trattasse di esperti che non erano in contatto l’uno con l’altro, non conoscendosi, con l’obiettivo di metterli a lavorare come una squadra. Il fine che si sono posti è stato di discutere DOCUS da tutte le angolature possibili, coordinando strategie ed interventi, per arrivare ad una visione organica ed una roadmap integrata e coesa.

Abbiamo provato a spingere al massimo l’opportunità che ci è stata data attraverso i gettoni! Il nostro intento era far sì che DOCUS fosse visto da più punti di vista contemporaneamente.” ci hanno detto: da qui la scelta, molto inusuale, di procedere ad una richiesta di quattro gettoni insieme, diversi per oggetto dell’incarico, tipologia di professionista e finalità della consulenza: redazione di un piano marketing analitico e strategico, elaborazione di politiche di pricing legata al pricing, alla definizione degli strumenti commerciali; analisi e revisione del business model e al supporto al team interno nel lavoro di riscrittura del modello di business; analisi di strumenti e strategie per impostare una Brand Identity coerenti al linguaggio della realtà aziendale, attraverso ricerca ad ampio raggio di supporti comunicativi, on e off line; definizione del proprio “tone of voice”, content strategy per l’auto-narrazione.

Determinante il sistema di coordinamento e organizzazione delle consulenze, in cui il ruolo di Francesca e Fabrizio è stato cruciale.

Dopo una prima fase individualizzata, attraverso un colloquio coi singoli professionisti per spiegare bene le esigenze e impostare uno specifico set up per ognuno, il team ha organizzato due giornate di full immersion in cui i consulenti, tutti insieme, sono stati coinvolti: grazie alla facilitazione di un design thinker, collaboratore esterno con competenza nell’ambito di processi partecipativi, ogni professionista ha apportato nella discussione di gruppo la propria visione su DOCUS. In questa occasione i quattro hanno avuto modo di lavorare come se fossero un unico team.

Di seguito hanno organizzato una seconda fase “verticale” con ognuno dei consulenti per raccordare i feedback in maniera concreta e fare sì che venissero coerentemente prodotti gli specifici output conclusivi.

Per chiudere l’esperienza di supporto tramite i quattro gettoni, condividendo i risultati raggiunti, Francesca e Fabrizio hanno organizzato a gennaio 2019 una giornata di co-progettazione in aperta campagna.

https://vimeo.com/

L’evento dal titolo “Cocodè” ha permesso ad ogni consulente di raccontare il lavoro svolto per DOCUS. L’iniziativa, con collaboratori e clienti, ha permesso di aprire momenti di confronto e discussione e di generare un vero e proprio networking tra i presenti. Una giornata di condivisione informale che ha permesso a Francesca e Fabrizio di partecipare coordinando i vari interventi e facendo da “collante” in questa esperienza di aggregazione.

 

L’evento ha avuto un tale riscontro positivo che, raccontano, vorrebbero ripeterlo al più presto. La strada tracciata dall’esperienza di accompagnamento PIN è servita per gettare le basi ad un modo nuovo e tutto personale di vivere il rapporto con i clienti e con i collaboratori.

 

Ribadiscono come proprio per questo i gettoni sono stati per loro qualcosa di valore: ha permesso loro di investire in risorse umane e acquisire all’interno del gruppo di lavoro competenze e know how che mancavano.

 

Il lavorare tutti insieme ha avuto un impatto decisivo sullo sviluppo di DOCUS perché solo così hanno potuto ottenere una visione olistica e cumulativa sulla loro impresa, facilitando l’innescarsi di una situazione capacitante. Il dover gestire e coordinare i quattro professionisti tutti insieme li ha posti in una condizione di lavoro stimolante in cui hanno dovuto essere molto concentrati. L’impatto sulle competenze del gruppo è stato perciò importante, perché a loro è toccato gestire e mettere insieme i feedback sulla base degli input ricevuti dai consulenti. Sono stati sempre loro i protagonisti di questo percorso.

 

Se avessimo scelto di utilizzare un gettone alla volta questo ci avrebbe costretti ad entrare nel merito, per poi uscirne, creando continue fratture. In questo modo invece siamo stati ‘costretti’ a concentrarci dall’inizio alla fine, dando anche noi il meglio.”. Quando gli chiediamo cosa consigliano ai vincitori PIN che si apprestano ad utilizzare questa forma di accompagnamento sono molto chiari: “bisogna sempre porsi in atteggiamento attivo durante le ore di consulenza. Non bisogna aspettarsi che il professionista risolva un problema, bisogna mettersi in condizione di attività, fare domande, lavorare per acquisire una grammatica comune.

Quest’ultimo è un ulteriore aspetto che sottolineano: l’aver imparato grazie a questi momenti come si dialoga con consulenti e collaboratori, quale linguaggio bisogna adoperare per rendere chiari gli obiettivi del progetto, trasmettendoli in modo efficace. “Quanto più tempo vivi la consulenza in maniera attiva tanto più impari la grammatica, il linguaggio con cui dialogare. Non è come essere passivi e ricevere alla fine della consulenza un semplice file! Bisogna vivere questo momento con presenza, non come se si trattasse di un’azione che si demanda a qualcun altro. Il professionista invia degli input ma poi bisogna sporcarsi le mani, fare una revisione! Solo grazie ad un atteggiamento di questo tipo nascono riflessioni diverse e momenti di condivisione esponenziale.”.

I benefici di questa esperienza sono stati molteplici sia per loro che per gli stessi consulenti.

Con loro collaborano ancora tutt’oggi su altri progetti, mentre i consulenti hanno potuto utilizzare i risultati raggiunti come mock up per i successivi clienti.

Inoltre questa esperienza gli ha consentito di prototipare su un importante cliente – Apuliasoft, un’azienda virtuosa pugliese – tutto il percorso di apprendimento, attraverso la ciclicità con cui tuttora gestiscono il proprio lavoro: formazione, analisi, prototipazione, validazione e design.

Per Francesca e Fabrizio è stata utile anche per aprirli su un nuovo mindset, su nuove logiche.

Insomma la loro testimonianza permette di capire in profondità l’efficacia di questa forma di supporto, che se ben gestita e veicolata, può rappresentare un’occasione unica e preziosissima di crescita e sviluppo.

Copertina del post Mammachilegge: Professione libraia 2.0

Mammachilegge: Professione libraia 2.0

15 Febbraio 2021 ore 09:02

A chi le chiede che cosa fa di lavoro, Laura Capra, fondatrice di Mammachilegge, risponde convinta: la libraia 2.0!

Laura Capra

 

E poi ti spiega che significa quello che potrebbe sembrare solo un modo di dire per definire chi vende libri oggi, in un’epoca in cui il digitale è parte integrante del presente di ciascuno.
Ascoltandola capisci dopo un po’ che non di semplice ammodernamento semantico si tratta ma di un modo nuovo di intendere il lavoro di chi promuove la lettura e lo fa cercando di integrare al massimo le possibilità e gli strumenti del digitale, con la consapevolezza che o si innova questo mestiere così importante per il contributo che può dare alla società o si rischia di non sopravvivere a lungo. E questa indicazione valeva già prima che anche l’editoria subisse gli scossoni provocati dalla pandemia.

 

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Innanzitutto quindi Mammachilegge è una libreria online specializzata in editoria indipendente per bambini. Ed è uno dei primissimi progetti finanziati con PIN nel 2017.
Ascoltando il racconto della sua ideatrice Laura Capra si capisce bene come il finanziamento di Pin abbia davvero rappresentato un’occasione, uno starter. Innanzitutto perché ha permesso di strutturare delle precedenti esperienze lavorative, Laura infatti nel suo curriculum annoverava sia esperienze di lavoro in una libreria di catena, sia innumerevoli esperienze di educazione e attività creative con i bambini.

“Ho iniziato ad occuparmi di divulgazione innanzitutto facendo esperienza sul campo, con la progettazione di laboratori e provando ad immaginare i bisogni e le curiosità dei bambini nei confronti del mondo che li circonda.
Successivamente nel mio percorso professionale sono arrivati gli albi illustrati, ad offrirmi supporto, aiuto, e diventando veicolo che alla concretezza delle esperienze manuali aggiungono la possibilità di prendere il volo. Un albo infatti ci può portare in un attimo dalla foresta amazzonica al polo nord o ancora negli abissi più profondi alla scoperta di ecosistemi tanto diversi dai nostri.”

Mammachilegge era già infatti partito come progetto di promozione della lettura ad alta voce: chiamava a raccolta adulti e bambini che, dandosi appuntamento in un luogo pubblico (parchi, spiagge, piazze), leggevano insieme e a turno il proprio libro e condividevano la merenda.

“L’albo illustrato è come un biglietto aereo, ecco lo definirei così!
Partire dai bisogni e dalla curiosità e lasciarsi ispirare da una storia, far nascere un dialogo un dibattito, mettere in moto non solo le mani ma anche la mente. Questo ci aiutano a fare gli albi illustrati ben fatti, con pochissime risposte e moltissime domande, generano molto spesso risposte raffinate o curiosità che possono rimanere anche insoddisfatte.
Un albo infatti ci può portare in un attimo dalla foresta amazzonica al polo nord o ancora negli abissi più profondi alla scoperta di ecosistemi tanto diversi dai nostri.”

L’editoria per bambini e bambine si presenta come un mondo molto variegato, in continua evoluzione e che, anche in Italia, conta numeri interessanti sia in termini di vendite sia di autori e autrici . L’Italia ospita non solo numerosissime case editrici e brillanti illustratori e illustratrici, ma anche una delle principali fiere di settore, la Children’s book Fair di Bologna.

Ma avere uno store online, come accennavamo all’inizio, non è l’unica condizione per definirsi librai 2.0; piuttosto quello che contribuisce a dare corpo a questa definizione è l’approccio che Laura ha scelto, integrando strumenti diversi, dal blog con rubriche specializzate (Nella cartella della maestra) alla produzione di podcast di divulgazione (Appuntamenti) e suggerimenti di letture (Alta fedeltà)(Storie nel Barattolo), il tutto supportato da un costante lavoro di promozione attraverso i social, e Instagram in particolare.

Sicuramente tra queste opzioni, lo strumento più interessante e innovativo è quello dei podcast che, in questo momento, rappresentano una inedita piattaforma di condivisione di contenuti originali e creazione di una community di appassionati. I numeri degli ascoltatori e delle produzioni di podcast in Italia crescono ormai a doppia cifra e, proprio nell’integrazione con le piattaforme social, rappresentano un’occasione di conoscenza e promozione davvero interessante. Nel mese di dicembre avevamo tra l’altro ragionato di questi temi in un incontro di networking con i vincitori PIN che operano nell’ambito editoriale. Anche quell’occasione aveva, su piccola scala, restituito un panorama complesso e variegato di chi prova a costruire risposte adeguate ad un settore in pieno movimento.
Laura presenta così il suo lavoro con i podcast

“L’ultima strada da me esplorata è l’utilizzo dei podcast per fare divulgazione: da un inizio sul campo, estremamente concreto e materico, mi sono quindi ritrovata a confrontarmi con una materia impalpabile come sono i suoni e le parole . Scoprendo che il percorso di apprendimento e conoscenza può passare proprio attraverso l’ascolto delle biografie di grandi scienziati e letterati.”

Ascolta “Trailer_Appuntamenti” su Spreaker.

“Ho realizzato così un podcast che si occupa appunto di divulgazione, giunto alla seconda stagione. l’ho chiamato APPUNTAMENTI e l’ho fatto diventare l’occasione per raccogliere e condividere storie e racconti intorno ai libri. Nella prima stagione ho deciso di intervistare autrici e autori, pedagogiste ed esperte nell’educazione e nella letteratura per l’infanzia. Nella seconda invece attraverso la voce di scienziati, educatori, esperti e autori, parlo di ambiente, educazione, divulgazione scientifica e comunicazione.”

Ascolta “Alta_Fedeltà_Poesia_Ep4” su Spreaker.

Nel lavoro della libraia 2.0 non mancano però aspetti che potremmo definire analogici, come la cura nell’impacchettare e timbrare ogni singolo libro. Anche se la vendita avviene per il tramite uno smartphone o un pc, si tratta infatti pur sempre di  un oggetto fisico che arriva a casa, e che finendo nelle mani di giovani lettori e lettrici contribuisce a far vivere un’esperienza più ampia.

 

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La sfida principale per un’impresa come questa resta, in fondo, proprio quella di riuscire a dare valore alle differenze tra i piccoli negozi online e i colossi dell’e-commerce, piuttosto che sulla rincorsa a sconti e capacità logistiche irraggiungibili, Laura ha capito che a fare la differenza è la capacità di creare una relazione tra persone, tra chi vende e chi acquista. E vendere libri, in questo senso, aiuta a costruire legami, anche attraverso un pacchetto consegnato da un corriere.