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Pin Bike: storia di una passione diventata successo

22 Novembre 2021 ore 12:41

Ascoltare Nico Capogna di Pin Bike e il racconto di come il progetto vincitore PIN sia cresciuto e sia sempre in evoluzione, significa subito percepire la passione e l’etica che si celano in questo lavoro. Ogni conquista, ogni collaborazione attivata, ogni nuovo cliente, ogni bando vinto è il risultato di una visione mai scontata, intraprendente e molto dinamica. Questa intervista merita una dose di attenzione in più, soprattutto per i giovani imprenditori che si affacciano adesso sul mercato, perché è possibile trarne davvero ispirazione e insegnamento. E poi il team di Pin Bike è alla ricerca di un nuovo collaboratore!

 

Sono passati quasi 4 anni dall’avvio del vostro progetto e avete partecipato a numerosi bandi sia a livello nazionale che a livello internazionale. Quali tra tutti hanno rappresentato una risorsa preziosa che ha permesso alla vostra impresa di crescere?

Pin Bike (http://www.pinbike.it/) sin dalla sua nascita, e per sua natura, è un servizio che si rivolge a realtà che accedono a finanziamenti pubblici per incentivare la mobilità sostenibile, in particolare quella collegata alle tratte casa/scuola e casa/lavoro.

Di conseguenza il team si è sempre applicato nelle partecipazioni a numerosi bandi pubblici, sia direttamente collegati alla startup, sia prestando il contributo a procedure pubbliche non direttamente collegate a Pin Bike, assistendo enti pubblici e aziende nella compilazione e partecipazione a queste procedure.

Questo ha permesso un accrescimento delle competenze di project management, competenze che stanno diventando sempre più fondamentali con la crescita dell’attività. In particolare siamo orgogliosi di aver avuto accesso a un cospicuo finanziamento di Invitalia, nell’ambito della misura Brevetti+, pari a €140k, grazie a cui stiamo riscrivendo il software Pin Bike e sviluppando un nuovo device hardware.

Inoltre siamo molto lieti di annunciare che dalla primavera dell’anno prossimo Pin Bike supererà i confini nazionali. Abbiamo vinto il bando dell’EIT for Urban Mobility (l’Istituto Europeo per l’Innovazione Tecnologica, sezione dedicata alla mobilità urbana sostenibile). Il fondo permetterà l’attivazione del sistema Pin Bike (per il rilascio di incentivi economici a cittadini al bike to work e al bike to school, tramite voucher che verranno spesi esclusivamente in qualsiasi attività commerciale della città) in ben due capitali europee, Istanbul e Tallin e nella città di Braga in Portogallo.

Il bando è stato vinto in un partenariato che ha coinvolto sei nazioni europee, includendo, oltre ai Comuni che ospiteranno il progetto, due centri di ricerca universitari, il KTH di Stoccolma e il CERTH greco. Al partenariato ha partecipato anche Nextome srl, la software house di Conversano con cui adesso stiamo collaborando per la versione Pin Bike 2.0.

 

C’è molta attenzione attualmente su temi quali la mobilità sostenibile. Ci sono nuove sfide a cui adesso state lavorando?

Quando si dice “non tutti i mali vengono per nuocere”, credo che la pandemia abbia mobilitato maggiormente le coscienze dei governi verso tematiche collegate alla sostenibilità ambientale.

A parte i fondi dedicati al tema del PNRR, stiamo vedendo sempre più iniziative governative con obiettivi ben precisi. Fra queste le ultime a cui abbiamo lavorato sono due: una dedicata agli istituti scolastici e una per le imprese private.

È la prima volta, almeno da quando esiste Pin Bike che il Governo destina dei fondi ad hoc, per le aziende private e le scuole, dedicati alla smart mobility e quindi alla mobilità sostenibile.

Il bando RiGenerazione Scuola destina agli istituti italiani un fondo fino a €25.000 per attivare progetti di educazione alla sostenibilità ambientale. Per l’occasione abbiamo candidato al bando ben 28 istituti in tutta Italia. Speriamo che i risultati vengano resi pubblici il prima possibile, così da poter attivare i progetti per la primavera 2022.

Ogni scuola avrà la possibilità di dotarsi di rastrelliere per biciclette da esterni e corsi di ciclomeccanica e sicurezza stradale organizzati in collaborazione con FIAB, che è nostro partner, ma anche di attivare Pin Bike per gli studenti e lavoratori dell’Istituto, mettendo a disposizione un fondo per i premi pari a €10.000.

Per quanto riguarda le imprese invece è epocale la novità introdotta con il Decreto Sostegni BIS.
Il Decreto sancisce come obbligatoria la figura del Mobility Manager aziendale e destina un fondo (50 milioni di euro) alle imprese per attivare progetti di mobilità smart in azienda.

Il Decreto obbliga le aziende inoltre alla redazione del PSCL (Piano Spostamenti Casa Lavoro), quel documento di analisi della mobilità aziendale, programmatico, con cui si identificano le attività da compiere negli anni successivi per ottimizzare, in chiave sostenibile (cioè riducendo l’utilizzo dell’auto privata), l’afflusso quotidiano dei lavoratori.

Per l’occasione quindi abbiamo composto un team dedicato alla redazione e all’aggiornamento dei PSCL. È stato un lavoro che ci ha permesso di offrire un pacchetto di servizi ai nostri clienti più completo. Adesso andiamo a fare programmazione e analisi dei flussi e nello stesso tempo proponiamo una valida soluzione, che sta dimostrando nei contesti più svariati la sua efficacia.
Questo nuovo servizio ci ha permesso di acquisire nuovi clienti, anche molto importanti, come A2A.

 

Quali strategie state adottando per consolidare la vostra azienda e facilitarne la sostenibilità nel futuro?

Pin Bike è un sistema giovane che cresce e sta facendo parlare di sé, ma è in continua evoluzione. Abbiamo all’orizzonte diverse nuove direzioni da percorrere.

Stiamo lavorando con alcuni governi più piccoli come Cipro per collegare il sistema degli incentivi al bike to work con la fiscalità: in breve, un cittadino che possiede l’auto paga le tasse collegate al possesso, il governo può monitorare con Pin Bike se utilizza la bici per andare al lavoro al posto dell’auto e in cambio, piuttosto che una somma economica, gli offre una detrazione sulle tasse.

Stiamo inoltre costituendo un partenariato per la partecipazione a un bando Horizon dedicato alla mobilità che si aprirà ad aprile.

L’obiettivo è offrire ai committenti un sistema che copra e certifichi in maniera antifrode, tutta l’intermodalità urbana sostenibile, fra cui bici e carpooling (feature già offerte in Pin Bike) e il Trasporto pubblico locale (ci stiamo lavorando).

Heatmap per la pianificazione del traffico

 

In quali Comuni siete riusciti a portare il progetto PIN BIKE?

Il sistema tecnologico attualmente è attivo nel Comune di Bari e negli 11 Comuni del Patto della zona Ovest nell’Area Metropolitana di Torino, permettendo ai cittadini di ricevere fra i 20 e i 25 centesimi per km nelle tratte casa/scuola e casa/lavoro e fino a 4 centesimi nelle tratte generiche effettuate all’interno del perimetro urbano (per evitare il rimborso anche delle attività agonistiche in bicicletta fuori città è stato impostato un perimetro urbano al cui interno è possibile guadagnare l’incentivo).

Da luglio 2020 il sistema è attivo nella città di Pescara e nel Comune di Bergamo.

Dall’1 marzo il progetto è partito nel Liceo Formiggini di Sassuolo, configurandosi così come il primo progetto di incentivi al bike to school in Italia.

Da aprile il sistema è stato implementato per i lavoratori delle oltre 50 sedi ospedaliere della AUSL di Bologna.

Da maggio il progetto è partito nel comune di Foggia.

Le prossime attivazioni programmate sono nei Comuni di Taranto, Brindisi e Napoli.

Nel 2022 il progetto sarà implementato tramite un bando devoluto dall’EIT for Urban Mobility nei comuni di Istanbul, Tallinn e Braga.

Da Dicembre 2021 Pin Bike partirà per i cittadini del Comune di San Giorgio a Cremano.

I risultati sono tangibili e soprattutto misurabili: dall’attivazione del sistema si è raggiunta una media fino a 6 km (urbani) al giorno a persona!

L’Amministrazione comunale di Bari (il primo progetto attivato, da maggio 2019) vedendo gli importanti risultati del programma MUVT in bici, ha deciso da novembre 2020 di estendere il sistema a un numero indefinito di cittadini con un accordo triennale, rendendo la misura non più sperimentale ma sistematica. Ne approfitto per lanciare un invito ai lettori: se siete residenti nel Comune di Bari, o ci lavorate e/o studiate, potete fare richiesta per il kit Pin Bike così da ricevere gli incentivi economici offerti dal comune che verranno corrisposti direttamente sul Conto Corrente bancario comunicato al Comune. Per iscriversi basta compilare il form a questa pagina http://www.tiny.cc/MUVT

 

Quale strategia adottate per entrare in contatto con le Amministrazioni Comunali e fare sì che sposino la vostra idea?

Ci mettiamo prima di tutta tantissima passione nella presentazione del progetto, partecipiamo ad incontri tematici dove possiamo conoscere i dirigenti, tecnici e assessori collegati all’ambiente e all’urbanistica e successivamente monitoriamo tutte le iniziative pubbliche per proporre a loro la partecipazione con il programma Pin Bike.

 

C’è stato un momento dall’inizio del vostro percorso in cui avete avuto timore per il futuro? Come l’avete gestito?

Si decisamente all’inizio, dopo i primi 5 mesi circa dalla costituzione sono terminati i €30k di Pin e quindi siamo stati costretti ad attivare un finanziamento in banca.

Da quel momento ho cominciato ad avere notti insonni, mi chiedevo quando avremmo mai recuperato tutti quei soldi. Come ho risolto? Con i sonniferi! (Scherzo!) Ho cominciato a fare yoga e meditazione!
Quella fase del percorso la ricorderò credo per sempre, perché è proprio in quei mesi che c’è stato lo switch, da un progetto appassionato ma ancora giocoso, a un lavoro serio.

Credo che le competenze che si acquisiscono nel portare avanti startup tecnologiche siano inestimabili e si possono imparare solo sul campo. Questo è quello che mi sono detto anche nei periodi di “crisi”, se Pin Bike chiudesse resterebbero competenze e know how che rimarranno impresse per tutto il resto della vita, e torneranno sicuramente utili, nei più svariati campi.

Oggi Pin Bike è in espansione, stiamo cercando nuovo personale e ho invitato l’ARTI ad attivare un’iniziativa di matchmaking fra i Pin così da scambiarsi competenze e magari scoprire nuove figure. È ad esempio il caso di Vincenzo De Laurentiis, a capo anche lui di un progetto Pin, adesso collaboratore nel team a tempo pieno. Figura validissima e che sta dando un contributo importante nell’evoluzione, soprattutto all’estero, del progetto.

Abbiamo una posizione lavorativa aperta che è stata pubblicata sulla newsletter PIN in questi giorni.
Cerchiamo una figura flessibile, smart, che voglia crescere e mettersi in gioco. Sarà focalizzata sulla gestione dei processi di comunicazione, fra social, stampa, organizzazione di eventi. La conoscenza dell’inglese è fondamentale, così come una discreta digitalizzazione. Ma uno dei requisiti più importanti è avere passione per la bici urbana o per lo meno essere sensibile alle tematiche ambientali.
L’etica alla base di questo progetto è fondamentale, è quella che ti fa brillare gli occhi e ti permette di considerare questa attività non solo come un lavoro per guadagnare, ma come una mission. Questo è il momento di cambiare, non ce ne saranno altri. Pin Bike vuole accelerare questa transizione e ci crediamo così tanto che, anche se sta andando discretamente bene, continuiamo a non dormirci la notte!

Copertina del post Connettere le differenze: intervista multipla a Wonderadio

Connettere le differenze: intervista multipla a Wonderadio

19 Ottobre 2021 ore 11:55

Annalisa, Serena e Marco di Wonderadio ci hanno raccontato la maturazione consapevole ed inclusiva del loro progetto, ma anche speranze e idee per l’immediato futuro. Il risultato è un’intervista declinata attraverso più voci e pensieri. E non poteva che essere così, visto che della voce e della pluralità di voci loro hanno fatto uno strumento di connessione e superamento di ogni barriera, un “vessillo” che ha accompagnato e sostenuto tante sfide e battaglie.

 

Come è cresciuto il progetto Wonderadio? Cosa vi ha aiutato nel processo di crescita?

Marco: Il progetto Wonderadio è cresciuto sia nelle menti che nei contenuti. Con i programmi poi abbiamo incrementato le conoscenze, abbiamo conosciuto tante persone e realtà che quasi non si possono contare. Il fare gruppo ci ha aiutato nel processo di sviluppo, abbiamo fatto delle esperienze insieme che sono state motivo di crescita.

 

Cosa ha comportato per voi e il vostro progetto il tempo del lockdown? Come avete reagito?

Marco: Da una parte vivere il lockdown con un progetto in sospeso è meno pesante perché è sempre una motivazione in più per tornare a vivere una vita normale. Anche se temporaneamente ci siamo fermati, abbiamo cercato di continuare a relazionarci tra noi e con l’esterno adattando il formato all’epoca che stavamo vivendo. Per esempio nel primo lockdown abbiamo sostituito i podcast con brevi video perché non potendo uscire non potevamo utilizzare la sede. Tutto questo ci ha tenuti comunque attivi e occupati.

Abbiamo reagito inizialmente bene, poi più passava il tempo e più si faceva sentire la voglia di ritornare ad una condizione normale. È stato pesante non potersi incontrare e non poter utilizzare la sede per le iniziative e le nostre normali attività, in fondo il condividere gli spazi e le esperienze è il cuore del nostro progetto.

Serena: Sicuramente il periodo del lockdown ci ha spiazzato e inizialmente demoralizzato. La nostra attività è basata sulla partecipazione, sul confronto, sulla vicinanza e sul contatto. Avevamo tante idee e progetti in cantiere ma da un giorno all’altro non abbiamo più potuto realizzarli. Dopo un momento iniziale di smarrimento abbiamo cercato di trovare strategie alternative per portare avanti almeno i progetti possibili come la realizzazione dei podcast dei vari programmi. I social e anche Skype ad esempio ci sono stati d’aiuto. Sfruttandoli al meglio siamo riusciti a registrare puntate in estrema sicurezza anche con speakers e regia a distanza di un bel po’ di chilometri.

C’è qualche progetto in particolare, tra quelli realizzati, che ha lasciato il segno?

Marco: Secondo me si, la cosa che mi ha fatto molto piacere è stato incontrare i ragazzi de “Il Villaggio degli eroi”, perché abbiamo passato un paio di mattinate con loro. Vedere la reazione di chi non ha mai fatto radio, il primo approccio e poi una volta che si è rotto il ghiaccio non ci si vuole più staccare. Ha lasciato il segno perché è stata una delle prime esperienze, e almeno per me è stata una sorpresa incontrare i ragazzi che ancora non conoscevo. Ricordando loro non immagino che abbiano una disabilità. Ascolto la loro voce, ma non posso vederli e non si può immaginare che abbiano una disabilità.

Annalisa: Quello che mi ha colpito dell’esperienza con “Il Villaggio degli eroi” è stato sicuramente la sezione dei ragazzi al primo approccio con la radio, l’entusiasmo, la sorpresa, il piacere della scoperta, il relazionarsi con un ambiente nuovo e con una persona nuova. È stata un’esperienza molto forte e coinvolgente emotivamente, dai loro occhi si percepivano la gratitudine, la sorpresa e l’entusiasmo per questa nuova esperienza e questo momento ci ha permesso di comprendere quanto la radio fosse un potente mezzo di aggregazione, inclusione e livellatore di differenze.

Serena: Penso che tutti i progetti, le iniziative pensate e realizzate debbano a loro modo lasciare un segno ma credo che per tutti noi il 01.12.2019 sia stata una data speciale quella del primo, e al momento unico per forza di cose, Disability Pride. È la data in cui nel nostro piccolo paese siamo riusciti a riunire tante persone, associazioni, scolaresche del territorio con l’unico intento di festeggiare la diversità, al fine di collaborare tutti insieme per abbattere ogni barriera fisica e mentale. Il Disability Pride non è però solo una data ma è una manifestazione di intenti, l’inizio di un progetto condiviso con tante realtà del territorio.

Disability Pride Terlizzi, corteo per sostenere i diritti delle persone con disabilita, manifestazione realizzata da Wonderadio in collaborazione con Mat laboratorio Urbano e Progetto Icaro

 

Il vostro gruppo di lavoro si è ampliato dall’avvio del progetto PIN?

Marco: Tantissimo, perché inizialmente eravamo una decina, poi pian piano abbiamo fatto delle conoscenze e durante il percorso le persone sono rimaste entusiaste del progetto e in alcuni casi si sono unite a noi.

Annalisa: il progetto nasce con una forte propensione all’inclusione delle persone con disabilità visiva ma con il passare del tempo si sono uniti a noi gruppi e persone molto diverse tra loro sia per interessi che per bisogni. Ad oggi contiamo più di trenta persone che collaborano costantemente con Wonderadio e podcast che trattano i temi più disparati: musica, viaggi, economia, diritti, serie per l’infanzia, intrattenimento, parità di genere.

Serena: eravamo in pochi i fondatori del progetto ma sin da subito, ancor prima della stesura del nostro progetto, c’era già un gruppo di persone che lavorava con la speranza che il progetto Wonderadio si potesse realizzare. Adesso quel gruppetto si è sicuramente ampliato con persone che hanno voglia di “connettere le differenze” ma non sempre è così semplice trovare persone che hanno voglia di “spendere” del tempo e scalfire quell’indifferenza ed egoismo che ci circonda soprattutto per determinati argomenti.

Un momento di vita associativa, riunione con gli speakers e i sostenitori di Wonderadio

 

Quanto sono cambiati e si sono evoluti l’atteggiamento e la risposta della comunità verso i temi che trattate, da quando siete nati ad oggi?

Marco: Di certo di eventi di sensibilizzazione ne abbiamo fatti tanti, da quello più grande il Disability Pride, ad Auand! dove ci siamo occupati di accessibilità e barriere architettoniche. Abbiamo notato effettivamente un cambiamento dell’approccio verso i temi della disabilità perché alcune persone hanno testato effettivamente cosa si prova ad essere nei panni di persone con disabilità.  Per il progetto Auand! abbiamo organizzato una passeggiata al buio in cui le persone normodotate venivano bendate e portate a passeggio per le strade della città.

Serena: Sicuramente qualcosa lo si inizia a vedere. È necessario però lavorare assiduamente sul territorio e non rimanere soli, fare squadra con altre realtà del territorio e creare progetti mirati a sensibilizzare la comunità, come ad esempio il progetto Auand!, conclusosi questa estate, un percorso partecipato di individuazione ed abbattimento delle barriere architettoniche ma anche culturali all’interno del territorio della nostra cittadina.  Necessario però a questo scopo il dialogo ed il confronto con le amministrazioni locali che non sempre risulta semplice.

Foto ricordo del laboratorio “School Radio” con i ragazzi e i docenti del Polo Liceale Sylos- Fiore Terlizzi

 

Su cosa state lavorando ora e quali sono i vostri futuri progetti?

Annalisa: dopo tre anni di esperienze al fianco delle persone con disabilità, e dopo molti progetti fatti con altre realtà territoriali, ci siamo resi conto di quanto sia importante combattere e battersi per l’autonomia delle persone con disabilità. I nostri progetti futuri mirano a promuovere l’autonomia delle persone con disabilità e a contribuire alla costruzione di una società più accessibile ed inclusiva. Tutti i nostri progetti hanno questi come obiettivi. Per far sì che questi obiettivi diventino sempre più vicini stiamo sperimentando progetti orientati all’inserimento lavorativo delle persone con disabilità. Ancora in itinere è il progetto “Mat Brewery, il lato sociale della birra” in cui siamo impegnati con gli amici del Mat Laboratorio Urbano, in un laboratorio di confezionamento di bottiglie di birra autoprodotte dedicato alle persone con disabilità. Per il momento è solo un prototipo che mira al passaggio di competenze verso le persone con disabilità finalizzato all’inserimento lavorativo.

 

Cosa sentite di consigliare ad altre imprese giovanili del settore sociale che adesso si stanno avviando?

Annalisa: è importantissimo fare rete, collaborare, unirsi e cooperare. Senza gli altri siamo più deboli. È fondamentale fidarsi degli altri per crescere bene e far crescere le persone che fanno parte della propria realtà.

 

C’è un appello in particolare che volete fare alla comunità giovanile?

Marco: si, per quanto possa essere complicato, ogni qualvolta che ci si trova a poter fare volontariato di farlo, perché c’è tanto bisogno di persone che diano un sostegno sia pratico che emotivo per motivare le persone con disabilita ad essere più autonome.

Annalisa: per le realtà come Wonderadio risulta difficile attrarre persone giovani che abbiano voglia di apprendere nuove competenze ma soprattutto di trasmetterle. Abbiamo ancora tanta strada da fare verso una società accessibile ed inclusiva ed abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti, se ci siete e se ci state leggendo, contattateci e proveremo insieme a connettere le differenze.

 

Copertina del post Reti internazionali, intraprendenza, adattabilità: intervista a Corpi Narra

Reti internazionali, intraprendenza, adattabilità: intervista a Corpi Narranti

24 Agosto 2021 ore 13:47

Corpi Narranti è un progetto vincitore dell’avviso PIN che ha completato le attività 3 anni fa.

In termini di competenze acquisite ed esperienze vissute hanno molto da raccontarci. Il loro percorso ha un respiro internazionale e si basa su attività costante di ricerca, produzioni video e organizzazione di eventi.

 

Quali sono i progetti su cui state lavorando e che a breve avvierete?

Stiamo realizzando un Festival di teatro danza e video danza site-specific ad Altamura dal titolo “Spazi in Movimento” che si svolgerà dal 17 settembre al 17 ottobre. Abbiamo preparato anche un breve e semplicissimo questionario (qui il link per la compilazione) per fare una ricerca sul rapporto che le persone hanno coi luoghi, ovvero sull’associazione fra un luogo della propria vita e l’emozione prevalente con cui lo si vive, o l’associazione fra l’idea del viaggio e di esplorare un luogo e il linguaggio artistico che si associa più facilmente…ci interessa raccogliere parole per costruire un vocabolario del rapporto coi luoghi che siano d’ispirazione per le narrazioni e creazioni del Festival e dei suoi contenuti.

 

 

Nel vostro percorso vi siete molto spesso misurati con bandi, a livello regionale e nazionale. Come fate ad intercettare queste opportunità?

Normalmente consultiamo le newsletters che arrivano regolarmente alle nostre mail, come la newsletter di Pin o del Distretto Puglia Creativa. Altre volte c’è un passaparola fra colleghi/e e amici/che o semplicemente segniamo e monitoriamo i bandi che sappiamo essere regolarmente programmati.

 

Secondo voi quali competenze bisogna acquisire per partecipare a bandi ed avvisi pubblici?

Bisogna certamente prepararsi da un punto di vista amministrativo/burocratico. Sono tanti i fattori da considerare in questo senso e molti di questi si imparano partecipando ai bandi stessi, ma vale la pena magari leggere bandi già scaduti e chiusi per capire come sono impostati e prepararsi per quelli nuovi. A volte certi requisiti sono acquisibili strada facendo se non si hanno già, ma serve un po’ di tempo. Inoltre bisogna prepararsi organizzativamente e avere sempre idee stimolanti con cui confrontarsi. È indispensabile anche essere flessibili e dotati di intraprendenza e immediatezza, essere cioè predisposti e pronti alla risoluzione pratica di problemi e a riadattamenti delle proprie idee iniziali perché non sempre (anzi quasi mai!) i piani vanno esattamente come li immagini in fase iniziale.

I Luoghi di te. Corpi Narranti di Angela Calia (foto di A. Indrio)

 

Vi siete mai misurati con bandi internazionali?

Non ancora, ma stiamo valutando alcune possibilità sempre sul fronte di quelle offerte a livello europeo.

 

Che strategia consigliate ad altre start up del settore turistico/creativo/culturale che vogliono aprirsi e affermarsi nel panorama internazionale? Come bisogna secondo voi agire per costruire efficaci reti di partner?

Sicuramente bisogna chiarire in maniera efficace la propria identità e i propri obiettivi e cercare partner che siano allo stesso tempo simili e diversi: simili per alcuni aspetti importanti e diversi per poter avere delle risorse da scambiarsi reciprocamente. Certamente è anche importante conoscere il più possibile i partner, magari anche frequentando le loro attività se possibile, perché una buona rete è fatta di persone che scambiano idee e azioni concrete e si misurano a livello pratico scoprendo di essere affini.

 

C’è una rete in particolare che avete creato e che si è dimostrata vincente nel tempo?

Quella con l’Accademia Teatro Dimitri _ Supsi in Svizzera, che è il nostro partner internazionale di riferimento per i rapporti creati nel tempo, e quella con il Festival dei Claustri di Altamura, che ha molte affinità con il nostro progetto e si trova nel nostro stesso territorio. Ce ne sono altre che stanno nascendo adesso e ne vedremo gli sviluppi.

Physical memories, produzione Corpi Narranti di Angela Calia (foto di N. Patella e V. Petronella)

 

Come conciliate da un punto di vista professionale la vostra indole artistica e creativa con la necessità di gestire sul piano organizzativo ed amministrativo l’azienda?

Cerchiamo di inquadrare bene le varie necessità di sviluppo del progetto, dividerci i compiti il più possibile, semplificando e puntando alla chiarezza delle varie progettualità. Allo stesso tempo è un aspetto molto difficile da gestire e speriamo nel tempo di poter crescere per avere ognuno il proprio ruolo e svolgere le proprie competenze in maniera regolare, pur prendendo sempre le decisioni in team.

 

Il vostro team dalla chiusura del progetto PIN si è ampliato? Quali nuove figure professionali avete coinvolto, che hanno secondo voi contribuito alla crescita e allo sviluppo dell’impresa?

Si è ampliato di figure saltuarie sia per l’organizzazione e la comunicazione che per alcuni aspetti artistici del progetto, ma non ancora in modo solido e costante.

Please, produzione Corpi Narranti di Angela Calia (foto di G. Cosmo)

 

State lavorando a nuovi servizi?

Stiamo lavorando e incrementando la possibilità di realizzare le nostre produzioni video e i nostri corsi di formazione non soltanto per le tematiche e i settori in cui abbiamo lavorato fino ad ora, come la cultura e il turismo, ma anche per interessati e aziende di altri settori.

S-Guardo, Corpi Narranti di Angela Calia (foto di A. Indrio)

 

Che tipo di collaborazione vi piacerebbe instaurare con altri vincitori PIN?

Certamente collaborazioni legate alla realizzazione di eventi culturali e di performance (festival, eventi, installazioni…) e collaborazioni legate alla produzione video e tutto ciò che concerne il mondo della produzione audiovisiva.

Copertina del post L’importanza delle radici e il viaggio di Raiz Italiana

L’importanza delle radici e il viaggio di Raiz Italiana

05 Agosto 2021 ore 09:31

Hanno fatto un percorso attraverso il mondo, con un’idea che ha col tempo ottenuto l’attenzione di prestigiose istituzioni nazionali e internazionali. Sono partiti nell’ottobre del 2017 con il progetto vincitore PIN “Raiz italiana”. Oggi hanno arricchito la loro offerta e si sono trasformati in un interlocutore cruciale in Italia per i viaggi delle radici. La loro storia può essere di ispirazione per le giovani imprese che hanno idee innovative e tanta voglia di mettersi in gioco. Scopriamo il loro percorso e cosa hanno in serbo per i prossimi mesi.

 

Vi occupate principalmente di organizzare itinerari delle radici. Come avete vissuto il lungo lockdown causato dalla pandemia da Covid-19 e come avete superato quel difficile momento?

Nei mesi precedenti la pandemia avevamo realizzato una missione in America Latina e, grazie al sostegno della Direzione Generale per gli Italiani all’estero e le politiche migratorie (DGIT) del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale (MAECI), avevamo organizzato una serie di eventi in Argentina, Uruguay, Brasile, Colombia e Paraguay che ci avevano dato molta visibilità sia sui social che sulla stampa nazionale di suddetti Paesi. In Argentina, in particolare, insieme a Pugliapromozione, Enit Buenos Aires, il Gobierno de la ciudad de Buenos Aires, l’associazione Puglia-Buenos Aires e altre istituzioni italiane, avevamo organizzato una serie di eventi dedicati alla Puglia che avevano visto la partecipazione anche dell’Orchestra popolare della Notte della Taranta. Inoltre, per il programma televisivo argentino “El Resto del Mundo” avevamo partecipato al viaggio delle radici della famosa attrice Emilia Attias che ci aveva permesso di far conoscere il nostro progetto al vasto pubblico latinoamericano. Per tutte queste ragioni, dal mese di novembre 2019 al mese di marzo 2020 avevamo ricevuto centinaia di richieste da parte di italodiscendenti che volevano organizzare il proprio viaggio delle radici in Italia e avevamo iniziato a programmare le diverse esperienze ma, con l’arrivo della pandemia da Covid-19, tutti i viaggi sono stati cancellati e la nostra attività si è ridotta notevolmente. Nonostante questo, gli italiani all’estero hanno continuato a scriverci perché hanno approfittato del tempo in casa per rintracciare informazioni utili alla ricerca delle proprie origini familiari. Quindi la nostra attività di supporto, anche attraverso il reperimento di documenti utili alla ricostruzione della storia degli antenati, non si è mai fermata.

Abbiamo anche realizzato una serie di incontri online chiamati “Raiz Incontra”, insieme al socio di Raiz Italiana e operatore culturale italo-argentino Maxi Manzo. A questi incontri hanno partecipato alcuni personaggi famosi, artisti, esponenti della collettività italiana tra cui Donato De Santis, cavaliere delle Repubblica Italiana, giudice nel programma MasterChef Argentina e personaggio iconico della collettività italiana di Buenos Aires che da sempre sostiene il progetto di Raiz Italiana.

Di seguito riportiamo il link al nostro blog con alcune riflessioni scritte nel periodo della pandemia: https://www.raizitaliana.it/turismo-delle-radici-e-scenari-post-covid19/?lang=it

Programma televisivo “El Resto del Mundo” – con la presentatrice e attrice Emilia Attias nel suo paese d’origine, Fontevivo in provincia di Parma.

 

Di recente avete presentato il secondo volume della “Guida alle radici italiane”: come è nata questa idea e come avete fatto a realizzarla?

Abbiamo utilizzato il periodo delle restrizioni per la pandemia anche per realizzare il secondo volume della “Guida alle Radici Italiane. Un viaggio sulle tracce dei tuoi antenati” che include le regioni Sicilia, Calabria, Molise e Lombardia.

Il primo volume era stato pubblicato a settembre 2019 e includeva le regioni Puglia, Basilicata, Abruzzo, Emilia Romagna. Questa è un’idea nata dalla collaborazione con la DGIT del MAECI nell’ambito del tavolo tecnico sul turismo delle radici, istituito nel 2018 e di cui siamo stati i fondatori insieme a suddetto ente. Il progetto è stato da loro finanziato e ha visto il coinvolgimento di ENIT – Agenzia Nazionale del Turismo e delle regioni di cui si parla nei volumi. L’idea è quella di completare la collana, per questo in autunno ci metteremo a lavoro per i prossimi volumi. I due prodotti editoriali, nelle tre versioni italiano/inglese, italiano/spagnolo, italiano/portoghese possono essere scaricati al seguente link: https://www.raizitaliana.it/guida-alle-radici-italiane-v2/?lang=it.

 

In tutto il vostro percorso quali sono stati i momenti cruciali per lo sviluppo della vostra idea e della vostra impresa?

Sicuramente l’incontro con la DGIT del MAECI, per tutte le attività elencate precedentemente, è stata fondamentale e per noi motivo di grande orgoglio. Quando abbiamo incontrato per la prima volta il Direttore Generale Luigi Maria Vigliali, erano i giorni in cui stavamo per firmare l’atto di impegno con la Regione Puglia per il progetto PIN e ancora non potevamo immaginare cosa sarebbe successo nei mesi e negli anni a venire, ma l’interesse dimostrato da parte di un rappresentante di un’istituzione nazionale ci ha dato molto entusiasmo e la possibilità di credere che la nostra idea poteva essere vincente. Una persona che ci ha guidati in questo percorso di collaborazione con in MAECI, è stato il capufficio dell’Ufficio I della stessa direzione, il consigliere Giovanni Maria De Vita, fermo sostenitore dell’importanza dei viaggi delle radici per continuare a mantenere un legame con le comunità italiane all’estero e per la valorizzazione dei nostri borghi.

 

Quale è stata l’attività che vi ha dato maggiori soddisfazioni e che vi ha permesso di rendere riconoscibile il vostro progetto nel panorama internazionale?

Le attività più importanti sono quelle già elencate, quindi la realizzazione della Guida alle radici italiane, la missione di America Latina nel 2019, la partecipazione al viaggio di Emilia Attias attraverso il programma “El Resto del Mundo”, la rassegna di incontri online chiamati “Raiz Incontra”. Inoltre, nel 2018 abbiamo partecipato al bando “Educational tour” di Pugliapromozione e abbiamo avuto la possibilità di portare in Puglia un altro famoso attore italo-argentino, Mike Amigorena le cui origini sono a Bisceglie, città in cui nacque suo nonno. Un’altra iniziativa che ci ha dato molta visibilità è stata la pubblicazione di un articolo su di noi nel quotidiano “El País”, nel mese di ottobre 2019 ed è risultato l’articolo più letto della settimana in Uruguay. Da quel giorno sono arrivate centinaia di mail da parte di uruguaiani che volevano scoprire le proprie radici. Siamo stati invitati diverse volte al programma RAI “L’Italia con voi” trasmesso in tutto il mondo per gli italiani all’estero e abbiamo avuto la possibilità di parlare del nostro progetto in diversi contesti: convegni, fiere internazionali (tra cui Bit Milano, FIT Argentina e Expo Viajes Uruguay), programmi radio e stampa. Infine, abbiamo scritto di Raiz Italiana per il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, la pubblicazione più importante e riconosciuta tra chi studia la mobilità italiana e le comunità italiane all’estero.

Educational tour a Bisceglie con l’attore Mike Amigorena

 

Che esperienza avete avuto con le istituzioni pubbliche? È stato complesso instaurare un dialogo?

Nel nostro percorso siamo stati molto fortunati perché abbiamo sempre avuto il pieno sostegno da parte delle istituzioni che vedono nel turismo delle radici un’idea innovativa per far rivivere i piccoli borghi. A partire dalla Regione Puglia, poi ENIT Buenos Aires con la sua direttrice Veronica Morello che ci ha accompagnati fin dalla nascita della nostra idea e che ci ha sempre sostenuto attraverso la promozione delle nostre attività, e ancora la DGIT del MAECI di cui abbiamo già parlato e, infine, le regioni presenti nei due volumi della guida.

Evento Buenos Aires Celebra Italia

 

Come avete ampliato la vostra rete e la vostra offerta di servizi?

Se il progetto era partito con l’idea di offrire supporto ai discendenti italiani nel loro percorso di scoperta delle origini familiari e nell’organizzazione del viaggio delle radici in Italia, oggi alla nostra mission si è aggiunta la collaborazione con le istituzioni per la creazione di un prodotto turistico delle radici nei diversi territori italiani. A questo proposito, abbiamo partecipato all’istituzione di un master sul turismo delle radici con l’Università della Calabria e, oltre a curare l’offerta formativa insieme ai docenti del comitato scientifico e al Direttore del master, il prof. Tullio Romita, ci stiamo occupando della formazione degli studenti con un modulo dal titolo “Organizzare itinerari e viaggi delle radici”.

 

Avete instaurato collaborazioni con altri vincitori PIN?

Abbiamo mantenuto una collaborazione costante con Daria Toriello e Roberto Mazzarago di ImaginApulia, soprattutto per la realizzazione dei video di Raiz Italiana inclusi nel progetto della Guida e abbiamo altri progetti che speriamo di poter portare avanti.

 

Cosa consigliereste alle start up che adesso stanno avviando la propria attività? Quali sono le qualità che non devono mancare e quali sono le strategie vincenti per sviluppare la propria impresa?

Sicuramente consigliamo di lavorare molto sul networking: con i progetti PIN, con altre imprese e istituzioni. Consigliamo anche di seguire la attività e le iniziative che mette a disposizione lo Staff di PIN e che per noi in molti casi sono state fondamentali anche per confrontarci con altre realtà.

Infine, consigliamo di credere in quello che fanno e di perseverare: il progetto PIN è come una piccola pianta che per crescere ha bisogno di tanta cura, passione e pazienza. Gli ostacoli possono esserci, ma questi permettono di crescere meglio e di avere radici più forti. Buona fortuna a tutti!