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Maraki FoodLab: il cibo è buona storia!

13 Maggio 2022 ore 09:54

Chi li segue attraverso i loro account social, sa bene che Valentina e Andrea Pietrocola, sorella e fratello e soci in affari, sono sempre impegnatissimi, tra creazione di contenuti digitali, viaggi, incontri di lavoro e relazioni con aziende e testimonial del variegato mondo dell’agroalimentare italiano. A fronte di questa varietà di impegni però c’è una costante, ed è la classica domanda: “Ma quindi, esattamente, voi che lavoro fate?“,
di solito è Andrea a rispondere:
– Non sono uno chef/cuoco
– Non sono in pasticcere
– Non sono un ristoratore
SONO un imprenditore e mi occupo di comunicazione per le aziende agro-alimentari.

Più chiaro di così non si può!

 

Abbiamo deciso di farci raccontare di più direttamente da loro, e l’occasione è stata l’inaugurazione di Maraki FoodLab, uno spazio a Foggia al cui allestimento hanno dedicato molte settimane di lavoro, fondamentale per aggiungere quel tocco di professionalità alle proposte di Maraki. Andrea e Valentina hanno quindi utilizzato l’occasione di un bando come PIN come strumento per dare forza e struttura ad attività che erano partite già da tempo.

Partiamo quindi dalla fine: Ci raccontate cos’è un foodlab? Che tipo di attività vengono realizzate e cosa, nello specifico, caratterizza il Foodlab targato Maraki?

Il Foodlab è uno spazio in cui il cibo e la comunicazione sono protagonisti a 360 gradi, il tutto in una dimensione domestica: infatti Maraki è un appartamento che nasce al 5 piano in pieno centro a Foggia. Al suo interno si ha la possibilità di scoprire il food utilizzando tutti e 5 i sensi e in maniera trasversale, sia come consumatore che come azienda. Sono in programmazione corsi di cucina base, corsi di food photography, presentazioni di libri di cucina e corsi di food marketing applicato alle aziende o ai creator. Inoltre c’è la possibilità di gustare cene realizzate da grandi Chef partecipando alle nostre MasterLab: laboratori di cucina in cui i 12 partecipanti hanno la possibilità di osservare e carpire i segreti di 6 chef di fama nazionale che prepareranno per loro un menù da 4 portate. L’idea è quella di dar a Foggia la possibilità di gustare un piatto stellato come se fossimo a Roma, Modena o Milano. È inoltre possibile prenotare il foodlab per serate Home restaurant condividendo il tavolo con altri commensali. Per le aziende invece il foodlab è uno spazio a disposizione in città per incontrare buyer, far riunioni private o permettere ai loro clienti di aver un punto “dispensa” nel cuore della città a pochi passi dal centro: ciò sarà possibile diventando partner del lab. Infine, il foodlab sarà anche set di una trasmissione televisiva condotta da lacucinadelfuorisede e luogo in cui creeremo i contenuti digitali per le aziende di food & beverage di cui curiamo la comunicazione

Ci raccontate come siete arrivati a questo risultato?

Crediamo in questo progetto dal 2016! Prima con la Cucina del Fuorisede e le nostre ricette con low budget da far in poco tempo e poi con i nostri primi eventi , che riscuotendo subito successo (Athenaeum tour e Le Social Dinner), ci hanno permesso di pensare in grande e di ideare un luogo in cui far convergere tutte le nostre conoscenze e connessioni, sempre unite dal fil rouge del cibo.
Andrea è laureando in architettura, gli manca solo la laurea: sua infatti è la progettazione degli interni del foodlab e l’ideazione di uno spazio dinamico in stile industrial chic. Lui è la mente creativa e edonistica di tutti i progetti. Determinato, volitivo e tenace è davvero difficile dirgli di NO, specie quando realizza i brief da presentare ai clienti.
Poi c’è Valentina laureata in lettere prima e in comunicazione e marketing poi, con la passione per la scrittura e dalla forte emotività per tutto ciò che riguarda il rapporto fra cibo e memoria: ha infatti conseguito anche un Master in Nutrizione Culinaria e ad oggi insegna alla Facoltà di Agraria Storia dell’alimentazione e del Cibo!
Le nostre forze razionali ed emotive si sono ben amalgamate, forse anche mescolate da sangue fraterno! Così abbiamo iniziato sin da subito a proporci alle prime aziende di food per realizzare loro dapprima ricette, poi calendari e infine eventi e progetti costruiti ad hoc in base alle esigenze del prodotto. E’ stato un passaggio veloce, ma naturale e l’aver frequentato per diversi anni fiere, corsi e associazioni di blogger e creator digitali ci ha permesso di allargare la nostra rete di conoscenze e di aumentare le nostre competenze tecniche in materia.

Il fatto di aver aperto a Foggia il vostro foodlab aggiunge qualcosa in più al progetto? Può rappresentare una sfida ulteriore il confronto con il vostro territorio?

Il fatto di aver aperto il foodlab a Foggia ha in sé punti di forza e di debolezza. Sì, abbiamo fatto un’analisi swot prima di capire quanto fosse giusto o sbagliato aprire a Foggia! Diciamo che Foggia è una città che sa darti tanto, ma anche toglierti tanto. La nostra sfida infatti sarà proprio quella di farci amare dalla città con costanza, così da far conoscere al meglio la bellezza e l’utilità del nostro progetto, che fra l’altro punta anche a voler far conoscere Foggia, le sue tradizioni e la sua storia, a livello nazionale.
Inoltre proprio la novità del foodlab è un qualcosa che difficilmente avrebbe attecchito nelle grandi città in cui si è visto ormai di tutto. Ecco perché l’aver deciso di aprire il Foodlab qui ha come motivazione, anche il voler sorprendere la città con qualcosa di nuovo, creativo e a disposizione di tutti. E poi è il luogo da cui siamo partiti, e sebbene fuori sede e con gli occhi da viaggiatori del mondo, sarà sempre il posto in cui vorremo e vogliamo tornare.

Come immaginate si evolverà la vostra azienda?

Credo che un po’ come successo per le nostre esperienze precedenti la nostra azienda troverà di volta in volta stimoli nuovi per andar avanti. Come infatti hai potuto vedere dalla prima domanda, noi non amiamo definirci in un’unica parola. Maraki foodlab non è solo home restaurant, non è solo corsi, non è solo MasterLab, non è solo sede di contenuti digitali per la Cucina del fuori sede, non è solo Dispensa per le Aziende Partners. Quindi l’augurio che faccio alla mia azienda è di esser sempre una fucina di idee creative e mai banali anno dopo anno.

Che cosa consigliereste a chi ha un’idea e vuole provare a dargli concretezza, lanciandosi in una propria impresa?

Il consiglio principale è di darsi tempo! Far impresa implica studio, passione, curiosità, ma anche attesa. Spesso sento di persone che decidono di mollare di punto in bianco perché non vedono risultati. In una impresa i risultati si raggiungono a medio lungo termine quindi bisogna crederci e bisogna aspettare. Logicamente questo discorso vale per idee di business e aziende che hanno un business plan sostenibile. In caso contrario il consiglio è di rivedere il business plan e gli obiettivi prefissati così che possano esser “smart”, magari l’errore è tutto lì! In una azienda gli obiettivi non sono sogni!

E per concludere, sempre per dare qualche ulteriore informazione a chi vuole intraprendere un percorso di auto-impresa, mi raccontate un errore che avete fatto e che vi ha insegnato qualcosa di utile e una situazione che invece vi ha sorpreso positivamente nel vostro percorso?

Penso che l’errore che abbiamo fatto insieme sia stato nella realizzazione del nostro primo evento Social Dinner o meglio nel non aver saputo gestir al meglio l’organizzazione del tutto. L’inesperienza ha infatti fatto notare tutte le lacune dell’evento e la lunghezza dell’evento stesso, che nel corso della serata aveva perso mordente.
Dopo la serata pensavamo che qualcosa nel format non andasse bene, quindi ci siamo presi del tempo per pensare cosa eliminare e cosa creare di nuovo per far funzionare un format che mettesse in comune il social eating, le aziende e gli addetti alla comunicazione.
Abbiamo annotato su un foglio tutte le criticità della prima social dinner e abbiamo messo su carta nuove idee: il risultato? Un format di successo che è arrivato persino al TG2!
Anche in questo caso, nonostante a parlare sia io, Valentina, credo che la situazione che più ci ha sorpreso positivamente nel corso di questi anni sia stato l’uscita del nostro blog e della nostra idea di ricette amarcord per i fuorisede sul settimanale 7 del Corriere della Sera.
L’antefatto è che da sempre il mio papà acquistava questo giornale, che in casa mia era quindi come una sorta di istituzione da sfogliare nel tempo libero. La vita poi ha voluto che il Corriere mandasse un suo fotografo e una sua giornalista per far a me e ad Andrea una intervista nella nostra cucina di casa. Credo che quel giorno e il giorno in cui ho visto le nostre facce e il nostro progetto stampato su carta, sul Corriere della Sera, siano stati 2 dei giorni più belli della vita professionale mia e di Andrea.

 

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BTM Taranto: non solo B2B ma anche nuove connessioni, energia positiva e ispirazione!

09 Maggio 2022 ore 13:00

I progetti del settore turistico sono tornati finalmente a vivere occasioni di crescita imprenditoriale e a misurarsi con eventi fieristici in presenza. Dal 6 all’8 aprile nove start up (Alveare da Favola, Brio s.r.l.s., Duomondo, Habari – nessuno è straniero, ImaginApulia, ISA, PLACEnPEOPLE, Trawellit, Vianda.it) sono state protagoniste alla BTM di Taranto tra B2B, partecipazione ai workshop in programma, visite ad imprese presenti in propri stand e alle diverse aree tematiche espositive, incontri istituzionali.

Il racconto di questa esperienza si avvia alle 9,30 del 6 aprile: la sala espositiva è ancora silenziosa, c’è chi sta completando gli ultimi ritocchi nell’allestimento del proprio stand, chi finalmente ha terminato e si concede una pausa caffè, chi dà un’ultima occhiata alla propria agenda. Con le imprese coinvolte abbiamo percorso il corridoio che ci separava dall’area start up in religioso silenzio, come chi, dopo aver tanto lavorato e pensato ad un progetto, vuole godersi appieno il momento della “rivelazione”, quello in cui tutto ciò che finora è stato solo disegnato nella testa si trasforma in realtà. Ed ecco lo spazio per i vincitori PIN partecipanti manifestarsi in tutta la sua colorata energia: una parete valorizzata dai nomi delle giovani imprese, arricchiti dalla descrizione e dal logo, distribuiti nei tre ambiti “Ospitalità”, “Servizi” e il nuovo “Prodotti per il turismo”, che, in un’ottica di ampliamento e inclusione ha dato spazio, sull’onda degli ultimi trend, a forme creative e artigianali in grado di raccontare la destinazione Puglia. Così l’area start up, ubicata nello stand di Pugliapromozione, pensata e realizzata proprio grazie alla collaborazione con l’agenzia regionale del turismo, si è popolata dei suoi protagonisti, pronti a viversi tre giorni dedicati al turismo, dopo due anni di forzato stop causato dalla pandemia da Covid-19.

La parola d’ordine di questa esperienza è stata soprattutto “rete”: con gli altri professionisti presenti, ma soprattutto tra gli stessi PIN partecipanti, che in più momenti si sono ritrovati a condividere lo spazio dello stand, trasformatosi in “punto di aggregazione importante per le giovani start-up pugliesi” (Daria e Roberto, Imaginapulia), cogliendo l’occasione per conoscersi meglio, per “creare connessioni” (Vito e Martina, Duomondo) e confrontarsi su strategie e difficoltà del mercato. Al termine dell’esperienza è stato riconosciuto anche l’aspetto formativo della presenza in fiera, perché ha consentito di mettere alla prova le proprie “capacità di interazione e dialogo” (Daniela, Isa Artigiane) e di “migliorare nella presentazione dell’azienda” (Sara e Piergiorgio, Vianda.it). In questi tre giorni, riassumono Marta e Nicola di Brio, “si sono attivate e quindi generate nuove energie, collaborazioni e intersezioni utili per il prosieguo delle nostre (e altrui) attività”.

Il dialogo si è poi arricchito del confronto continuo con lo staff di Pugliapromozione e, durante il pomeriggio del secondo giorno di BTM, con gli assessori regionali Alessandro Delli Noci e Gianfranco Lopane, che durante una proficua sosta presso lo stand hanno voluto conoscere tutte le start up presenti e ascoltare dalla voce dei referenti riflessioni e suggerimenti, instaurando un interessante scambio di idee e visioni sul futuro.

Tra le tante attività svolte anche la partecipazione dei progetti degli ambiti “Ospitalità” e “Servizi” all’area B2B si è rilevata molto utile, in quanto questa esperienza, che ha permesso l’interazione con numerosi buyer nazionali e internazionali, ha consentito di “prendere coscienza del ‘sentiment’ degli operatori professionisti e prendere più consapevolezza delle nostre potenzialità” (Bianca ed Enza, Trawellit), di “sviluppare nuove idee di business” (Martina e Vito, Duomondo) e, per chi non aveva mai affrontato occasioni di B2B di questo tipo, lavorare sulla “capacità di esprimere informazioni essenziali in breve tempo” (Vicky, Alveare da Favola).

Il 7 aprile, dalle 16,00 alle 17,00 presso la Sala Conferenze si è inoltre tenuto, grazie alla collaborazione con Pugliapromozione, il panel dal titolo “Startup turistiche alla conquista del mercato e di clienti strategici: tre casi studio tra le imprese avviate nell’ambito dell’avviso PIN Pugliesi Innovativi” che ha permesso di ascoltare le esperienze di ImaginApulia, Sagelio e Raiz Italiana in merito alle strategie adottate per acquisire i primi clienti. Greta Sbrana di Sagelio ha ripercorso, anche attraverso i numeri, lo sviluppo imprenditoriale del progetto e ha condiviso le modalità di acquisizione di uno dei primi clienti, il Canne Bianche Lifestyle Hotel, rappresentato da Gianvito Mangano, che ha agito strategicamente da traino per quelli successivi.

Daria Toriello e Roberto Mazzarago di Imaginapulia hanno raccontato le più significative attività svolte, anche con l’ausilio di video e immagini, e rimarcato l’importanza del fare rete “dal basso” in quanto proprio all’interno della comunità PIN hanno acquisito il loro primo cliente, Raiz Italiana, in occasione della partecipazione a Buy Puglia del 2018 (all’interno delle azioni di Accompagnamento PIN). Grazie a questo primo cliente hanno potuto poi entrare in rapporto con il Ministero degli Affari Esteri. Quest’ultimo è stato invece il primo cliente di Raiz Italiana, come ha raccontato Marina Gabrieli. Dalle successive parole del Consigliere d’Ambasciata Giovanni Maria De Vita della Direzione Generale per gli Italiani all’Estero, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, è emerso il lato più sensibile e attento dell’istituzione, non palazzo chiuso in sé stesso, ma struttura aperta alle nuove proposte, al confronto anche con realtà imprenditoriali giovani e predisposta al supporto di progetti innovativi come Raiz Italiana.

Al termine del panel col pubblico presente si è subito instaurato un dialogo e un confronto serrato che ha generato un momento di networking ricco di spunti condivisi e di scambi di idee, proseguito poi presso l’area start up.

Il team di Raiz Italiana con lo staff PIN e il Consigliere d’Ambasciata Giovanni Maria De Vita

Ascoltare da alcuni dei partecipanti a BTM in modo diretto le impressioni su questi tre giorni ci aiuta a comprendere l’efficacia della partecipazione a contesti fieristici e di networking settoriale. Dovendo riassumere l’esperienza vissuta in una parola emergono: “Proattiva” (Trawellit), “Ricca” (Duomondo), “Generativa” (Brio), “Educante” (Alveare da Favola), “Irrinunciabile” (PlacenPeople), “Energizzante” (Habari), “Confronto” (Isa Artigiane), “Ripartenza” (ImaginApulia), “Networking” (Vianda.it).

Il team di Trawellit in particolare ha vissuto questa esperienza molto positivamente, con una grande voglia di tornare in fiera: “Ci siamo lanciate a capofitto nelle relazioni ed è stata molto piacevole anche l’atmosfera creatasi con gli altri PIN”. A conclusione dei tre giorni Brio porta a casa “emozioni positive e ottimismo: un buon segnale prima di concentrarci appieno sulla stagione imminente”. ImaginApulia sottolinea invece che la partecipazione alla fiera è sempre “un modo per confrontarsi con sé stessi, affinare le tecniche di vendita e la propria capacità di relazione con il pubblico”. Per Sara e Piergiorgio di Vianda.it è stato significativo tornare a casa guadagnando un approccio positivo al cambiamento imposto dalla pandemia: “avevamo bisogno di segnali che facessero ben sperare in una ripresa e abbiamo potuto constatare che tanti operatori si dicono fiduciosi e sono aperti nel trovare degli aspetti positivi in questo grande cambiamento che ha comportato il Coronavirus”.

Tutti terminano quindi l’esperienza con un bagaglio di nuove competenze e conoscenze, contatti, relazioni, idee e spunti per la propria attività. Alcuni progetti PIN stanno lavorando per concretizzare collaborazioni tra loro, altri stanno ricontattando in questi giorni i buyer incontrati, nella speranza che si traducano in accordi stabili, altri ancora sono già a lavoro per la stipula di nuovi contratti e partnership. Infine qualcuno, come Dario di PlacenPeople, racconta con soddisfazione che gli incontri con i nuovi partner in fiera si sono già tradotti in primi acquisti.

Forza ragazzi, che questa sia solo la prima tappa di una stagione piena di nuove soddisfazioni!

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Ascolto, ispirazione e contaminazione d’idee: il Networking territoriale ad Altamura

02 Maggio 2022 ore 20:23

Già per strada verso Altamura riflettevamo sulla grande varietà dei progetti vincitori in questo territorio e nelle città limitrofe. Dal 2017, una quarantina dei 530 progetti finanziati ha avviato la propria attività qui e le neo-imprese, costituite in forma profit e non-profit, abbracciano tutti i temi innovativi della misura PIN operando in molti settori: dall’arte, la cultura e la danza alla moda sostenibile, dal turismo e la promozione del territorio all’inclusione sociale, dall’agroalimentare all’architettura e al design.

Nonostante il numero ridotto dei partecipanti – l’evento al chiuso ha ancora richiesto la limitazione dei posti per poter assicurare l’applicazione delle norme sanitarie – l’incontro ad Altamura ha visto riunirsi vincitori PIN ormai consolidati (Wondair, Alteriamoci), avviati da qualche anno e in fase di crescita, neo-vincitori del 2021 (Fly On, Ubuntu, Officine Zeta, Archimed, Quadra) in piena attività di realizzazione del proprio progetto finanziato, giovani imprenditori della zona che hanno avviato la propria attività in autonomia e Elena, 22 anni, con un sincero interesse per i percorsi imprenditoriali degli altri partecipanti e la testa piena di idee per un suo possibile futuro da imprenditrice.

Fra la gioia di vedere dal vivo facce viste quasi esclusivamente sugli schermi e l’orgoglio di ascoltare i percorsi di successo delle giovani imprese PIN presenti, la presenza di Elena e degli altri giovani è stato un piccolo highlight per noi. Assistere all’incontro fra vincitori PIN è sempre emozionante. Partecipare ad un dialogo fra giovani di un territorio, indipendente dal legame che offre la vincita di una misura o l’operatività in un settore di riferimento, è stato davvero stimolante. L’ascolto dell’altr*, la testimonianza di chi si è mess* in gioco e la curiosità di chi vuole partire hanno creato un clima d’ispirazione e contaminazione in questo piccolo gruppo che ci ha confermato che la strada dell’aprirsi è giusta ed importante.

L’incontro organizzato presso l’Ex Conservatorio Santa Croce ha permesso ai partecipanti di conoscere questo luogo da poco riattivato nell’ambito della misura Luoghi Comuni. Ringraziamo il Centro Culturale Crocevia Stand by per l’ospitalità e ci auguriamo che possano presto far vivere l’Ex Conservatorio a pieno e continuare a stimolare il dialogo e l’incontro fra giovani del territorio.

Non avete ancora avuto la possibilità di partecipare ad un incontro di networking territoriale? Continuate a seguirci e a monitorare la sezione Eventi su questo sito. Siamo già al lavoro per un nuovo appuntamento per la fine di maggio, aperto a tutti!

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Evviva la Sartoria militante! In visita da StigmaLab

23 Marzo 2022 ore 17:51

Ci sono posti in cui senti subito che c’è un’atmosfera particolarmente interessante. Di solito sono luoghi in cui è facile incontrarsi e confrontarsi, in cui liberamente viene facile ragionare insieme su questioni che appassionano.
La passione – ecco se dovessimo scegliere una parola per iniziare a raccontare una delle ultime visite che abbiamo realizzato come Staff sceglieremmo proprio questa, passione. Perché ascoltando Francesca, Mariagrazia, Fausta e Giada che ci raccontano di come è nata questa loro piccola ma ambiziosa impresa, capiamo subito che non hanno scelto certo la neutralità rispetto alle tematiche che affrontano nella propria quotidianità. E che proprio da questo impegno sono partite per costruire la propria impresa.


Ma in concreto, di cosa si occupano?
Volendo trovare una sintesi che racconti che cos’è Stigma lab, crediamo che una definizione possibile sia quella di “laboratorio di sartoria militante” in cui, attraverso la creazione di capi di abbigliamento, toppe, e oggetti artistici si prova a svecchiare categorie legate al genere e alla sessualità. Felpe, t-shirt, borse, ma anche serigrafie, quadri e foto e altri oggetti d’arte danno forma a messaggi concreti, diretti e di lotta agli stereotipi e alle classificazioni. Stigma lab è la concretizzazione di un percorso che le sue promotrici hanno iniziato da tempo, scegliendo di avere un ruolo attivo nella propria città. Ciascuna porta con sè quindi questo bagaglio di competenze che includono non solo quelle legate alla sartoria, ma alla creazione di eventi culturali, ai linguaggi artistici, alle sperimentazioni tecniche, contribuendo a rendere gli spazi dello store un posto non solo deputato alla vendita ma anche, e soprattutto, ad essere territorio di incontro/scontro e proposta culturale.

Con PIN, Stigma lab è diventato infatti non solo un marchio di moda ma anche un luogo fisico in cui poter condividere un approccio artistico, in cui sentirsi libere e liberi di sperimentare, in cui creare connessioni con altre realtà del territorio. Perché la vera battaglia culturale la si fa allargando il campo, stringendo alleanze, facendo diventare patrimonio comune il proprio impegno e la propria militanza.

Probabilmente questo che viviamo non è più tempo di rinchiudersi all’interno di steccati ideologici, di costruire barriere difensive per proteggersi, ma ad emergere è la necessità di aprire e aprirsi e, anche attraverso la moda, contaminare la comunità. Francesca e le altre lo fanno con un sorriso schietto, con la consapevolezza che si tratta di un percorso complicato, che ci sono ancora molti sacrifici da fare, e che aprire uno spazio significa anche imparare a destreggiarsi tra bollette, tasse, permessi, rapporti di vicinato, e tante altre incombenze. Il timore di non riuscire fa parte del gioco, e se si riesce ad accettarlo diventa una componente importante, uno stimolo a fare meglio il proprio percorso e a non sprecare un’occasione preziosa. La consapevolezza è di avere accettato una sfida complessa, perché quello che c’è da fare è anche strutturare un’azienda che dia supporto a questo impegno.


Oltre che sulle proprie capacità un elemento su cui poter contare, e che sembra non mancare, è la rete dei propri contatti già strutturati e la capacità/necessità di connetterli tra loro. E la rete intorno a Stigma lab rappresenta un vero punto di forza e una marcia in più: durante la visita abbiamo avuto l’occasione di poter incontrare Selena di Atelier Verderame e Doriana e Anna di Intrecci di Puglia, che hanno già avviato una collaborazione. La stessa Fausta, al nostro arrivo, era impegnata con la personalizzazione dei grembiuli per un’altra impresa PIN appena avviata, il Bistrot Biboù di Giulia e Sofia.


Che la comunità PIN fosse già particolarmente attenta e impegnata sul fronte del contrasto alle disparità di genere e alla lotta agli stereotipi d’altra parte lo avevamo potuto constatare già durante un incontro di networking organizzato a febbraio 2022 e dedicato proprio ai temi della diversità e dell’inclusione. Un’occasione partecipata in cui le diverse realtà imprenditoriali avevano potuto condividere strategie, opportunità ma anche criticità che stanno emergendo dal loro lavoro di sensibilizzazione.

Se poi dovessimo aggiungere un’altra parola all’impressione che abbiamo avuto andando da StigmaLab, penseremmo a “respirare”, inteso come necessità di allargare gli orizzonti, di includere senza omologare, di dare aria e cittadinanza a tutte e tutti. Il respiro che accompagna la sensazione di entrare in un mondo libero, un mondo che può e deve essere più leggero. Di quella leggerezza che provoca salutari starnuti e che Calvino descrive così poeticamente nel’incipit del suo Marcovaldo: “Il vento, venendo in città da lontano, le porta doni inconsueti, di cui s’accorgono poche anime sensibili, come i raffreddati del fieno, che starnutano per pollini di fiori d’altre terre”

E se, arrivati a questo punto, la domanda continua ad essere: ma è possibile provare ad abbattere gli stereotipi e le consuetudini con una toppa cucita sulla felpa o con una t-shirt indecorosa?
La risposta, almeno per noi e per le ragazze di Stigma lab, è, decisamente, .