Blog

Stai visualizzando: tutti i post sull'argomento "In visita da..."
Copertina del post Homa: in visita al laboratorio in cui la storia si trasforma in opere d’art

Homa: in visita al laboratorio in cui la storia si trasforma in opere d’artigianato

13 Giugno 2022 ore 10:11

Si può rendere viva la storia con la creatività e l’artigianato? Se si conoscono meglio Annika, Cosimo, Massimo e si dà uno sguardo a ciò che sono capaci di fare la risposta è: certamente sì!

Il loro ordinatissimo laboratorio è una fucina di idee e creazioni manuali tutte orgogliosamente made in Puglia. O più precisamente made in Oria, patria della rievocazione storica con il Torneo dei Rioni, che ogni anno si svolge nel mese di agosto e che ha costituito per i tre l’occasione per “fare esperienza” con la storia e il terreno comune in cui coltivare la propria passione per poi trasformarla in un’idea imprenditoriale, vincitrice del bando PIN. Oggi Homa – History Factory è un’impresa avviata da quasi un anno con una propria bottega in via Senatore Martini 56 e un sito web molto interessante.

Siamo andati a trovarli e li abbiamo travolti di domande perché non è così comune intercettare un’officina creativa e produttiva in cui la storia e la ricerca storica si trasformano in oggetti unici. Le loro creazioni sono frutto di un attento studio sul passato, sugli usi e costumi, sulle tradizioni cavalleresche, ma anche di una specifica ricerca sulle diverse tipologie di tessuti in grado di richiamare quelle adoperate in epoca medievale. Come ci spiegano, nella loro raccolta ci sono broccati e stoffe molto particolari provenienti dall’estero, ad esempio alcune acquistate tempo fa dalla Russia. E poi gli spazi sono abitati da cartamodelli, bozzetti e disegni, strumenti e macchinari tipici del mestiere artigianale.

Il punto di forza della loro impresa è non solo nella capacità di offrire prodotti personalizzati e “cuciti” sulle specifiche richieste dei clienti, ma anche nella vincente combinazione dei membri del team, che se hanno in comune la precedente esperienza nel mondo della rievocazione storica, hanno allo stesso tempo compiti e capacità artigianali complementari. Annika si occupa della creazione sartoriale degli abiti storici e sta di recente portando avanti una sperimentazione di stampa su tessuto. Cosimo è l’esperto artigiano del legno: dal suo lavoro prendono vita bicchieri, coppe, ciotole, bauli in faggio, ulivo, arancio, okumè. Massimo si dedica alla lavorazione e creazione di pezzi in metallo o pelle (tra cui corazze, elmi, spade, cinture) ma anche del ripristino o della riparazione di quelle già esistenti. Alcune creazioni sono frutto della combinazione delle diverse manualità: gli scudi ad esempio, di cui ci mostrano un esempio ancora in lavorazione, che possiedono un’anima in legno lavorata da Cosimo, ma sono rivestiti in cuoio e poi dipinti grazie all’intervento di Massimo.

Grazie alle loro spiegazioni abbiamo la possibilità di scoprire le peculiarità di ogni essenza in legno, che una volta lavorata e forgiata, dona un’estetica (fatta di venature e sfumature) unica, rendendo irriproducibile un determinato oggetto, ma anche di toccare con mano gli esperimenti realizzati con i tasselli in metallo, per la creazione di armature.

Ci raccontano della clientela, in continua crescita, costituita da associazioni o gruppi storici, dediti alla rievocazione, Pro Loco anche di altre regioni italiane, e singoli appassionati per i quali progettano e realizzano abiti o armature su misura, e che li contattano anche dall’estero.

Ciò che ci tengono a sottolineare è che ogni progetto è un pezzo unico ed autentico, studiato insieme al cliente, rigorosamente su misura, con specifiche scelte riguardanti ogni dettaglio come il materiale, i colori, la cucitura e tutto ciò che compone il prodotto.

E se può sembrare “di nicchia” il mercato di riferimento a cui si rivolgono, in realtà le potenzialità e le possibili applicazioni anche nel contemporaneo di lavorazioni artigianali ispirate alla storia ci appaiono infinite. E quello che in fondo gli auguriamo è di restare un presidio autentico di creatività con uno sguardo attento verso le nostre radici storiche, ma proiettato nel futuro prossimo. Se anche voi volete lasciarvi coinvolgere dalla storia,  non vi resta che andare a trovarli e scoprire le loro creazioni!

Copertina del post Evviva la Sartoria militante! In visita da StigmaLab

Evviva la Sartoria militante! In visita da StigmaLab

23 Marzo 2022 ore 17:51

Ci sono posti in cui senti subito che c’è un’atmosfera particolarmente interessante. Di solito sono luoghi in cui è facile incontrarsi e confrontarsi, in cui liberamente viene facile ragionare insieme su questioni che appassionano.
La passione – ecco se dovessimo scegliere una parola per iniziare a raccontare una delle ultime visite che abbiamo realizzato come Staff sceglieremmo proprio questa, passione. Perché ascoltando Francesca, Mariagrazia, Fausta e Giada che ci raccontano di come è nata questa loro piccola ma ambiziosa impresa, capiamo subito che non hanno scelto certo la neutralità rispetto alle tematiche che affrontano nella propria quotidianità. E che proprio da questo impegno sono partite per costruire la propria impresa.


Ma in concreto, di cosa si occupano?
Volendo trovare una sintesi che racconti che cos’è Stigma lab, crediamo che una definizione possibile sia quella di “laboratorio di sartoria militante” in cui, attraverso la creazione di capi di abbigliamento, toppe, e oggetti artistici si prova a svecchiare categorie legate al genere e alla sessualità. Felpe, t-shirt, borse, ma anche serigrafie, quadri e foto e altri oggetti d’arte danno forma a messaggi concreti, diretti e di lotta agli stereotipi e alle classificazioni. Stigma lab è la concretizzazione di un percorso che le sue promotrici hanno iniziato da tempo, scegliendo di avere un ruolo attivo nella propria città. Ciascuna porta con sè quindi questo bagaglio di competenze che includono non solo quelle legate alla sartoria, ma alla creazione di eventi culturali, ai linguaggi artistici, alle sperimentazioni tecniche, contribuendo a rendere gli spazi dello store un posto non solo deputato alla vendita ma anche, e soprattutto, ad essere territorio di incontro/scontro e proposta culturale.

Con PIN, Stigma lab è diventato infatti non solo un marchio di moda ma anche un luogo fisico in cui poter condividere un approccio artistico, in cui sentirsi libere e liberi di sperimentare, in cui creare connessioni con altre realtà del territorio. Perché la vera battaglia culturale la si fa allargando il campo, stringendo alleanze, facendo diventare patrimonio comune il proprio impegno e la propria militanza.

Probabilmente questo che viviamo non è più tempo di rinchiudersi all’interno di steccati ideologici, di costruire barriere difensive per proteggersi, ma ad emergere è la necessità di aprire e aprirsi e, anche attraverso la moda, contaminare la comunità. Francesca e le altre lo fanno con un sorriso schietto, con la consapevolezza che si tratta di un percorso complicato, che ci sono ancora molti sacrifici da fare, e che aprire uno spazio significa anche imparare a destreggiarsi tra bollette, tasse, permessi, rapporti di vicinato, e tante altre incombenze. Il timore di non riuscire fa parte del gioco, e se si riesce ad accettarlo diventa una componente importante, uno stimolo a fare meglio il proprio percorso e a non sprecare un’occasione preziosa. La consapevolezza è di avere accettato una sfida complessa, perché quello che c’è da fare è anche strutturare un’azienda che dia supporto a questo impegno.


Oltre che sulle proprie capacità un elemento su cui poter contare, e che sembra non mancare, è la rete dei propri contatti già strutturati e la capacità/necessità di connetterli tra loro. E la rete intorno a Stigma lab rappresenta un vero punto di forza e una marcia in più: durante la visita abbiamo avuto l’occasione di poter incontrare Selena di Atelier Verderame e Doriana e Anna di Intrecci di Puglia, che hanno già avviato una collaborazione. La stessa Fausta, al nostro arrivo, era impegnata con la personalizzazione dei grembiuli per un’altra impresa PIN appena avviata, il Bistrot Biboù di Giulia e Sofia.


Che la comunità PIN fosse già particolarmente attenta e impegnata sul fronte del contrasto alle disparità di genere e alla lotta agli stereotipi d’altra parte lo avevamo potuto constatare già durante un incontro di networking organizzato a febbraio 2022 e dedicato proprio ai temi della diversità e dell’inclusione. Un’occasione partecipata in cui le diverse realtà imprenditoriali avevano potuto condividere strategie, opportunità ma anche criticità che stanno emergendo dal loro lavoro di sensibilizzazione.

Se poi dovessimo aggiungere un’altra parola all’impressione che abbiamo avuto andando da StigmaLab, penseremmo a “respirare”, inteso come necessità di allargare gli orizzonti, di includere senza omologare, di dare aria e cittadinanza a tutte e tutti. Il respiro che accompagna la sensazione di entrare in un mondo libero, un mondo che può e deve essere più leggero. Di quella leggerezza che provoca salutari starnuti e che Calvino descrive così poeticamente nel’incipit del suo Marcovaldo: “Il vento, venendo in città da lontano, le porta doni inconsueti, di cui s’accorgono poche anime sensibili, come i raffreddati del fieno, che starnutano per pollini di fiori d’altre terre”

E se, arrivati a questo punto, la domanda continua ad essere: ma è possibile provare ad abbattere gli stereotipi e le consuetudini con una toppa cucita sulla felpa o con una t-shirt indecorosa?
La risposta, almeno per noi e per le ragazze di Stigma lab, è, decisamente, .

Copertina del post In visita da… Una coda per due, esempio vincente di impresa sociale

In visita da… Una coda per due, esempio vincente di impresa sociale

03 Febbraio 2022 ore 13:16

Visitare il Parco di Ulisse ci ha permesso di scoprire dal vivo come il contributo dell’avviso PIN abbia potuto dare avvio ad un progetto in continua evoluzione. Anna e Barbara di Una coda per due, progetto partito nel 2018 e concluso ad agosto 2019, hanno superato diverse sfide e tante battaglie ma oggi questo sogno è realtà aperta a tutti, vivace polo di incontro e di accoglienza, in cui i protagonisti sono gli animali, la natura e tutti i valori ad essi collegati. A conclusione della visita abbiamo salutato il Parco pensando che ogni città avrebbe diritto ad un’oasi di tranquillità come questa. Dalle parole delle fondatrici si evince come il crederci, fino in fondo, possa poi portare a costruire bellezza. E se volete anche voi viverlo non vi resta che leggere questo articolo e poi andarci di persona!

Il Parco di Ulisse è oggi uno spazio dinamico e polifunzionale nato grazie alla tenacia e alle competenze vostre e di chi vi ha affiancato in questi anni. Come siete arrivati a questo punto? Come si è evoluto il progetto?

Il Parco di Ulisse originariamente era incentrato sulle attività cinofile e sugli Interventi Assistiti con gli animali. Infatti il nostro progetto “Una coda per due”, risultato tra i primi vincitori del bando PIN, aveva previsto la creazione di un Centro di pet therapy e centro cinofilo che valorizzassero la relazione uomo-animale-ambiente. Poi, in corso d’opera la nostra équipe multidisciplinare si è arricchita di nuove professionalità con prevalente esperienza nel campo educativo e rieducativo. Successivamente, l’essere diventati genitori ci ha permesso di sentire maggiormente i bisogni delle famiglie e della comunità educante ed è così che abbiamo voluto riservare una porzione del parco interamente ai bambini, con l’esclusiva area di “outdoor education”.

Questo è avvenuto prima dell’inizio della pandemia che ha reso ancora più preponderante il bisogno di riconquistare spazi all’aperto, di uscire “fuori” ed anche di riconquistare quel legame autentico ed innato con la natura. In ciò, probabilmente, abbiamo anticipato i tempi, perché laddove chiudevano scuole ed istituti, noi concedevamo a terzi i nostri spazi aperti, offrendo oltre ad un servizio specialistico, anche un setting unico e sicuro che è quello rurale. Il nostro punto di forza è stato, oltre la perseveranza e l’innovatività della nostra idea progettuale, anche il know how della nostra squadra variegata che oggi conta più di 20 professionisti. Ognuno di noi ha potuto metterci del suo ed ora il Parco è un centro multiservizi unico per il sud Italia che a breve si appresta anche ad ottenere il riconoscimento come Centro di Terapia Assistita con gli Animali, il primo della nostra regione, oltre ad essere centro tirocini per gli IAA a livello nazionale. Si sono concretizzati partenariati e collaborazioni con enti pubblici vari come scuole, comuni, Asl e a breve anche con alcune università, al fine di poter approfondire la ricerca nel nostro core business che sono gli Interventi Assistiti con gli Animali e l’educazione non formale.

Cosa c’è di voi e della vostra vita in questo spazio? 

Il Parco è stato progettato guardando il mondo con gli occhi di un bambino, ma con una particolare attenzione alla sostenibilità. Il concept, ideato dall’arch. Mariagrazia Giardinelli, di origini pugliesi, ricercatrice dell’università di Firenze, nasce dalla riproduzione in pianta della sagoma del cane, ripreso dal nostro logo, che avvolge le principali aree funzionali in geometrie curve con l’utilizzo di materiali naturali e della vegetazione locale, per consentire all’utente di fare esperienza percettiva e sensoriale totalizzante.

Abbiamo portato nel nostro fazzoletto di terra alcune cose belle che ci avevano entusiasmato durante i nostri viaggi come ad esempio la cupola geodetica, vista in alta quota sulle Dolomiti e che ad oggi è una delle strutture più sicure e ecosostenibili al mondo. I giochi che corredano l’area di “outdoor education” provengono dall’Inghilterra, dalla Polonia e dalla Finlandia e si ispirano ai primi asili del bosco scandinavi. Il nostro percorso sensoriale si è ispirato ai grandi parchi del nord Europa ma è composto da materie naturali a km 0 che vengono sostituiti periodicamente in base alle stagioni. La tenda stretch che offre ristoro durante la calura estiva proviene dal Sud Africa e si sposa perfettamente con i colori della nostra terra. Sono stati utilizzati materiali locali, come il tufo ed il legno, rinnovabili e riciclabili secondo l’approccio LCA (Life Cycle Assessment) e le piante e i fiori sono stati scelti con oculatezza, per sposarsi con il paesaggio costellato da ulivi secolari e dalla macchia mediterranea.

Quali difficoltà avete dovuto affrontare e come le avete superate?

Le difficoltà maggiori sono state di tipo burocratico. La nostra è un’attività assolutamente nuova per il nostro territorio ed oltre a non esserci un regolamento comunale inerente le attività cinofile, a livello regionale all’epoca mancava una regolamentazione che fissasse delle regole sugli interventi assistiti con gli animali e sui centri che erogano tali servizi. Anche a livello di inquadramento camerale non sono mancati problemi, perché tutt’ora manca un codice Ateco specifico per questa attività. Ma siamo riusciti a sciogliere tutti i vari “nodi” attraverso il nostro costante aggiornamento, la nostra determinazione ed avvalendoci di consulenti esperti. Possiamo affermare che a livello regionale e nel sud Italia siamo dei pionieri in questo settore e siamo onorati di aver contribuito alla stesura dell’attuale regolamento attuativo regionale in materia di IAA.

Avete candidato diversi progetti a bandi pubblici dopo aver vinto PIN. Cosa vi hanno permesso di realizzare?

L’essere risultati tra i primi vincitori del bando PIN, nel settore dell’innovazione sociale, ci ha permesso di concretizzare la prima parte del nostro progetto con la creazione del centro di pet therapy e di parte dell’area cinofila. L’iniziativa è stata per noi quel “la” che ci ha infuso la giusta dose di ottimismo per continuare a credere nei nostri sogni e poter concretizzare la restante parte del progetto.

Successivamente abbiamo partecipato a vari bandi nazionali, regionali e locali collocandoci tra gli idonei e vincendo l’Avviso pubblico per la realizzazione di interventi di animazione sociale negli istituti detentivi, grazie al quale abbiamo potuto avviare un progetto pilota di educazione assistita con gli animali rivolto agli internati della REMS di Carovigno in collaborazione con il CSM dell’ALS BR; in qualità di partner abbiamo vinto il Bando della Regione Puglia per la realizzazione di Impianti sportivi soggetti privati.

Grazie a quest’ultimo bando stiamo ampliando il nostro parco e durante questo nuovo anno inaugureremo un’area ludico-motoria per i più piccoli ed un’area sportiva inclusiva, entrambe “outdoor”, entrambe già approvate dal CONI che ha anche riconosciuto la nostra area sportiva attrezzata.

Nel 2021 siamo risultati vincitori del bando regionale indetto dalla Sezione Relazioni Internazionali con l’organizzazione del V^ edizione del Festival della Cooperazione Internazionale e, in qualità di partner, del bando della regione Puglia – Dipartimento Promozione della salute e del benessere animale – Sport per tutti, per l’avvio di sport inclusivo per varie fasce deboli. Grazie a dei bandi comunali, la Coda di Ulisse ha rivolto i suoi avviati campus estivi mattutini e pomeridiani a minori provenienti da nuclei vulnerabili e/o con disabilità certificata e sta continuando a realizzare laboratori educativi, artistici e ludico-ricreativi completamente gratuiti a minori del Comune di Massafra.

Il nostro progetto, per la sua portata innovativa, sarà presentato all’evento ARCH22 – the 5th Architecture Research Care and Health conference di Amsterdam, ove sarà valorizzato come esempio virtuoso e sarà analizzato il contributo che il centro apporta all’attrattività del territorio attraverso l’eliminazione del degrado, della sporcizia e dell’isolamento delle periferie.

Come si evolveranno ulteriormente il parco e il progetto nei prossimi mesi?

Come accennato prima, nel 2022, il nostro Centro di Pet therapy riconosciuto dalla Regione Puglia si appresta a diventare Centro di Terapia Assistita con gli Animali, previa nulla osta Asl. È un passo importante che qualificherà ancora meglio il lavoro che svolgiamo nell’ambito riabilitativo e che meglio identificherà il nostro Centro, che aveva già i prerequisiti igienico-strutturali e d’équipe per ottenere tale attestazione. Il Parco di Ulisse, oltre ad ospitare gli Interventi Assistiti con gli Animali, è sede di svolgimento di altre co-terapie e co-laboratori, come arte-terapia, musico-terapia, orto-terapia e teatro sociale, avvalendoci dei nostri esperti od in partenariato con professionisti e/o altri enti del settore.

È diventato un punto di riferimento per le strutture socio-sanitarie e le scuole del nostro territorio che ospitiamo per la realizzazione di varie attività. Il nostro Centro di Pet therapy, ufficialmente rientrerà tra i centri di formazione e tirocini della rete nazionale WE ANIMAL e stiamo lavorando per instaurare ulteriori collaborazioni con enti di ricerca ed Università. Strutturalmente, il Parco di Ulisse ad oggi è esteso su oltre 3.000 mq, di cui 2.000 di verde e si arricchirà dell’area sportiva inclusiva composta da zona fitness “outdoor” con attrezzi per persone con disabilità e l’esclusiva area equilibrio ed adventure per bambini e ragazzi, per una estensione di altre 3.000 mq. Abbiamo già altre idee che però custodiamo gelosamente per semplice scaramanzia e contiamo di estendere il parco di oltre 1 ettaro.

Quest’area sportiva andrà ad arricchire l’esistente ed avvalora ancora di più il concetto di parco multiservizi per un approccio integrato della “One Heath”, ovvero “Salute Unica”, dell’uomo, degli animali e dell’ambiente.

Ci sono delle persone in particolare nel vostro team il cui contributo è stato decisivo per lo sviluppo del progetto?

Il progetto ambizioso de La coda di Ulisse è il risultato di un grande lavoro di squadra. Siamo partite in due, io come veterinario esperto in Interventi Assistiti con gli Animali, appassionata di tematiche sociali e di educazione biocentrica e Barbara Leoni, biologa, educatore cinofilo e coadiutore cane per gli IAA. Sono poi saliti a bordo educatori professionali, psicologi, altri coadiutori animali, tutti esperti in IAA ma il progetto ha subito una sostanziale trasformazione grazie al coinvolgimento dell’avv. Tommaso Marazia, europrogettista che ci ha dato la possibilità di allargare i nostri orizzonti, di Venere Rotelli, animatrice sociale con esperienza ventennale che ha curato la comunicazione e molti dei laboratori per giovani ed adulti ed Anna Sisto, pedagogista esperta in IAA che ci ha fornito numerosi spunti nell’ambito educativo e rieducativo. La squadra si è arricchita, poi, di altre variegate professionalità di caratura che hanno reso possibile l’ampliamento dei nostri servizi rivolti a tutti, grandi, piccini ed animali.

Che cosa consigliereste ad altri vincitori PIN che intendono realizzare spazi finalizzati ad accogliere attività e servizi legati a temi sociali?

La nostra esperienza ci porta a consigliare agli altri vincitori PIN in primis di avvalersi dei consulenti giusti, in secundis di instaurare partenariati con enti locali, pubblici e privati al fine di poter sia ottenere in concessione e/o condividere spazi idonei, sia per rafforzare e completare le competenze messe in campo per l’attuazione del progetto. La nostra sede operativa rimane una nostra scelta personale ed opportunità che abbiamo voluto implementare, ma esistono svariate altre possibilità che renderebbero più agevole l’avvio di un’attività nel sociale. Mi sento di aggiungere che lavorare nel sociale, probabilmente, non da immediati riscontri perché, vendere un servizio “ultra specialistico” prevede una fase di attenta informazione ed anche di sensibilizzazione dei propri stakeholders. Rimane fondamentale il contatto diretto a più livelli, sia con i rappresentanti delle istituzioni che con le famiglie, perché non è possibile trasferire alcune nozioni e i propri valori solo attraverso sterili documenti o attraverso i canali social o il sito istituzionale. Chi come noi lavora nel sociale, mettendo al centro la relazione autentica, deve prevedere sempre la possibilità di incontri conoscitivi ed open day che possano aiutare a conoscere l’offerta di servizi.

Copertina del post In visita da… Cocula, la prima polpetteria artigianale nel centro sto

In visita da… Cocula, la prima polpetteria artigianale nel centro storico di Lecce

25 Novembre 2021 ore 18:12

Esistono luoghi con un’atmosfera speciale, che fin dal momento in cui ci si mette piede si dimostrano luoghi capaci di accogliere e far sentire quasi a casa. Sono luoghi capaci di raccontarsi attraverso i colori, gli odori, la luce, le persone che li vivono – e i sorrisi di chi gli ha dato vita.

La storia di Marilù e Giovanna inizia il 1° maggio 2020 ed è una storia che a loro piace e che a noi sembra l’incipit perfetto per conoscere le protagoniste e il loro progetto. Perché inizia con un’idea che, come tutto il loro percorso, fanno nascere insieme. Quel giorno, sul terrazzino di un palazzo del centro di Lecce, mentre le due amiche-coinquiline si interrogano sul proprio futuro, hanno un’intuizione: e se il futuro fosse da ricercare nel passato? E perchè non nel proprio passato, quello più intimo e familiare, nei ricordi dei pranzi in famiglia, nei ricordi delle mani delle nonne che con abilità e tante idee trasformavano un piatto semplice e autentico della tradizione salentina in qualcosa di speciale ogni volta.
E così, al grido quasi epico di “Polpette! Cucineremo polpette!”, siglano quel momento speciale che avrebbe cambiato la loro vita professionale.

Se volete condividere poi, un altro momento speciale potete visitare il profilo Facebook di Cocula e godervi il breve video del momento in cui Marilù e Giovanna hanno scoperto di essere vincitrici PIN. Chi lo vede si rende conto che le parole “è cambiata la nostra vita” non sono esagerate. L’idea è nata in pieno lockdown mentre entrambe erano in cassa integrazione e le riflessioni fatte insieme sul terrazzino quel 1° maggio 2020 partivano dal voler trovare un risvolto positivo della pandemia.

Azione, invece di attesa. E così che è nata la candidatura di quell’idea al bando PIN, la vittoria e, a distanza di neanche 12 mesi, la nascita della loro azienda la M.M.P.G. Srls e l’avvio delle attività. Cocula, la prima polpetteria artigianale nel centro storico di Lecce (Via Matteotti angolo Via Saponea) ha aperto a luglio di quest’anno.

La nostra visita, in un venerdì di fine estate, ci ha offerto l’opportunità di vivere Cocula durante l’operatività. Durante le due ore di apertura all’ora di pranzo, Giovanna e Marilù erano in continuo movimento per seguire gli avventori della polpetteria, da quelli capitati lì per caso, attirati dall’idea innovativa della polpetteria, ai clienti fissi, da chi attendeva davanti all’ingresso ancora prima dell’apertura a chi, con passo veloce entrava solo poco prima della chiusura per chiedere il solito cuoppo. Ad ogni ordine preso in carico poi, le nostre sanno aggiungere sempre un sorriso e la capacità di farvi sentire accolti.

Cocula è un locale piccolo e ha al suo interno solo alcune sedute per il consumo al banco. Le amiche, ora imprenditrici, lavorano molto con i servizi Take Away e Delivery e in questo contesto, il viavai veloce di clienti e rider potrebbe risultare in un’atmosfera frenetica o da “fast food”. Ma Cocula riesce ad essere l’opposto. Nei pochi mesi passati dall’inaugurazione, il locale di Marilù e Giovanna è diventato un riferimento per il vicinato, riuscendo a fidelizzare diversi clienti che ormai fanno tappa fissa lì. E così l’attesa per un cuoppo o un panino diventa un modo per passare del tempo in compagnia di una comunità vivace e accogliente che ormai si è creata intorno alle ragazze e al loro locale.

Abbiamo capito velocemente che ci sono numerosi motivi per tornare da Cocula, fra cui contiamo anche il menù in continuo aggiornamento. La creatività con la quale Marilù e Giovanna estendono e rinnovano il loro menù sembra a volte esponenziale e ogni visita offre al cliente l’opportunità di assaggiare polpette nuove.

Sin dall’inaugurazione e l’avvio dell’attività con piatti più conosciuti come la classica polpetta al sugo o la polpetta al polpo, le ragazze hanno subito introdotto anche una grande varietà di polpette seguendo idee e ricette proprie nate dalla loro creatività. E non si fermano qui! Dall’inizio dell’autunno puntano sempre di più alla contaminazione culinaria internazionale per arricchire il menù e l’esperienza dei propri clienti. Fra eventi a tema e l’introduzione di sapori di altre culture portano la polpetta e i propri clienti fuori dalla tradizione italiana e creano un ponte verso il mondo.

Da un terrazzino nel centro di Lecce al mondo. La storia di Giovanna e Marilù è una storia di amicizia, coraggio e tanta creatività e continueremo a seguirla con grande interesse.