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Dalla terra alla tua pelle. La storia di Ekostè

28 Luglio 2022 ore 08:29

La storia di Laura e Monica, fondatrici dell’impresa Ekostè è una sintesi di vari aspetti interessanti, che si intrecciano tra loro: come in altre storie che abbiamo raccontato anche per loro il punto di partenza è determinato da un’esigenza personale, in questo caso un’intolleranza ai componenti della maggior parte dei cosmetici sul mercato, che spinge a studiare una soluzione che offra a se stessa e poi anche ad altre persone un’alternativa. In questi anni proprio l’attenzione alle esigenze di quella che magari è una “nicchia” a cui arrivare con proposte di qualità, ha spinto molte aziende a strutturarsi per venire incontro a quella che si rivela anche un’interessante opportunità commerciale.


Nel caso di Ekostè infatti il lavoro di queste intraprendenti ragazze di San Severo si inserisce in un mercato che in Italia muove cifre davvero impressionanti. Secondo il Rapporto “Numeri, trend, valori della cosmetica” a cura del Centro Studi di Cosmetica Italia “il totale del fatturato del settore cosmetico in Italia ammonta a 10,64 miliardi di euro, con una crescita annuale rispetto al 2020/21 dell’8,8%. Una tendenza importante che è ancora più marcata del segmento connotazione naturale e sostenibile che si attesta a 1,8 miliardi di euro di fatturato, pari a una quota di mercato del 16%”. Tra l’altro il mercato italiano è, tra quelli europei, uno dei più ampi ed in evoluzione, in cui i consumatori, sempre più consapevoli e tra i quali aumentano esponenzialmente i nativi digitali, chiedono ai produttori di compiere scelte che vanno nella direzione di prodotti realizzati con un’attenzione non di facciata ai temi della sostenibilità. La prospettiva quindi è che aziende, anche piccole, che nascono in questa fase storica e che hanno nel proprio dna una vocazione green, godranno sicuramente di un forte vantaggio competitivo, riuscendo a collocare la propria proposta in maniera forte ed accattivante.

All’interno di questo interessante scenario, abbiamo scelto quindi di raccontarvi le attività di Ekostè, brand di cosmetici creati con i prodotti agricoli della Puglia e la cui compagine è attualmente formata da Laura, naturopata e aroma terapeuta che si occupa della parte strutturale degli agrocosmetici, studiandone la formulazione e la nota aromatica e olfattiva e seguendo la linea produttiva degli oli essenziali e delle materie prime, e Monica che, anche grazie alla sua formazione in campo ambientale, si occupa delle relazioni con enti e partner e di selezionare i fornitori con cui sottoscrivere accordi commerciali. La loro attività è caratterizzata da un altro aspetto particolarmente significativo, e cioè il mettere a valore delle risorse che sono già presenti sul territorio di riferimento, il Gargano, e dargli nuove possibilità di diffusione, facendone gli ingredienti principali dei loro prodotti, in un percorso che va “dalla terra alla pelle”.

Per introdurre la nostra intervista abbiamo chiesto innanzitutto loro di selezionare 5 consigli su come scegliere un cosmetico di qualità, con altrettanti aspetti a cui badare quando si sceglie cosa comprare e che possono aiutarci fare delle scelte più consapevoli e spendere meglio i nostri soldi.

Ecco dunque cosa ci hanno consigliato:

  1. Osservare il modo in cui sono scritti gli ingredienti poiché, se questi sono indicati con la loro nomenclatura botanica in latino significa che non hanno subito processi chimici nella lavorazione; i nomi in inglese indicano invece sostanze sintetizzate chimicamente.

  2. Meglio scegliere di acquistare un cosmetico biologico, il che significa scegliere un cosmetico ecologico, che rispetti l’ambiente e osservi un profilo etico in tutti i suoi aspetti: dal flacone al packaging. Tutto è realizzato con materiali biodegradabili, riciclabili ed eco-compatibili.

  3. Scegliere creme non testate sugli animali e che riportino la dicitura di “dermatologicamente testato” per una garanzia e sicurezza maggiore.

  4. Meglio un prodotto che costa di più ma di cui si può tracciare la filiera e attestare la naturalezza attraverso test e diciture.

  5. Scegliere cosmetici con eccipienti naturali perché sono più assorbibili dalla nostra pelle, in quanto tali. Dove ci sono siliconi o petrolati, oltre ad essere nocivi per la pelle, formano un film idrolipidico che non fa totalmente assorbire la crema e quindi non va in profondità.

 

 

A questo punto, dopo aver preso bene nota dei loro consigli, possiamo partire con l’intervista a Laura e Monica!
Iniziamo scegliendo una parola che, secondo voi, spiega l’essenza di Ekostè.
Ne scegliamo due: BEAUTY FOOD, è questo infatti il concetto che ci piace associare ai nostri agrocosmetici Ekostè in virtù del motto aziendale “se non lo puoi mangiare, non lo puoi spalmare”. Così come siamo sempre più attenti alle etichette del food, attenti ai cibi sani, a km0, da filiera tracciata, così dobbiamo sapere cosa c’è in quel che spalmiamo sulla nostra pelle. Attraverso i prodotti agricoli pugliesi biologici abbiamo la sicurezza e la qualità degli agrocosmetici Ekosté che sono sinonimo di benessere, qualità e bontà.

Dicevamo che la vostra idea nasce da una combinazione di competenze ed esperienze personali. come siete riuscite a combinare insieme questi due aspetti?
L’idea nasce da un sogno e, al tempo stesso, da una esigenza di Laura: gran parte delle creme cosmetiche presenti sul mercato non erano utilizzabili per lei, in quanto le causano eruzioni cutanee, prurito. La causa principale di quella che si può considerare una vera e propria intolleranza è la presenza di agenti di sintesi.
A questo abbiamo aggiunto la voglia smisurata di voler diffondere la bellezza del nostro territorio, la natura, la campagna e la bontà dei prodotti agricoli, che qui si producono e si trasformano, abbiamo pensato di creare degli agrocosmetici: trasformare i prodotti agricoli pugliesi e utilizzarli per fare delle creme da spalmare sulla pelle, per idratarla, per nutrirla, per risvegliare con le profumazioni che scegliamo accuratamente quella memoria olfattiva insita in ognuno di noi.

C’è sempre nelle esperienze di avvio di un’impresa una situazione o un elemento inaspettato capace di sorprendere. è stato così anche per voi?
C’è un evento che ha caratterizzato il percorso di Ekostè, che ha dato un contraccolpo all’impresa ma più dal punto di vista morale, affettivo ed emotivo, mi riferisco al cambiamento della compagine societaria. La collaborazione del gruppo rende i processi di problem-solving più efficienti e veloci. La possibilità di confrontare idee, ricevere feedback e diversi punti di vista fa sì che le soluzioni ai problemi, le alternative, le correzioni vengano individuate e implementate molto più velocemente, ma non sempre è facile e/o immediato trovare i membri del proprio team, non sempre è facile volersi mettere in gioco, confrontarsi, essere allineati per competenze e professionalità, essere disposti all’ascolto.

A questo punto, se vi chiedessimo di scegliere un punto di forza e un aspetto di criticità della vostra attività, quali sarebbero?
Punto di forza: siamo i primi in Puglia a parlare di AGROCOSMETICA, trasformando prodotti agricoli unicamente pugliesi, raccontando e mostrando da dove proviene il cosmetico finale che il consumatore si spalmerà sulla sua pelle attingendo da consorzi ed enti certificati biologici, creando uno storytelling emozionale ed esperienziale.
Criticità: accesso ai canali di distribuzione (qualsiasi tipologia) perchè Ekostè è ancora molto piccola come dimensione aziendale (fatturato, quantitativi prodotti ecc).

Dicevamo anche in premessa che la relazione con il proprio territorio è uno degli aspetti che più vi caratterizza. Secondo voi che tipo di impatto possono avere e stanno già avendo attività come la vostra?
Studi di settore dimostrano che la pelle parla di emozioni, quindi stress, ansia, preoccupazioni si trasformano in eruzioni cutanee, dermatiti atopiche e seborroiche, psoriasi, eczemi ecc.
Trasformare i prodotti agricoli pugliesi che hanno delle qualità nutritive eccellenti renderà i nostri agroprodotti un beauty food dal punto di vista della qualità e creme sensoriali dal punto di vista emozionale. I dati dimostrano che la cosmetica naturale è un mercato in crescita, ed in crescita è il numero dei consumatori attenti all’etichetta, che cercano nei prodotti bio e vegani, sostenibilità e affidabilità. Prodotti che raccontano una storia di sostenibilità, una storia fatta di trasparenza, attenzione al mondo della produzione sin dall’approvvigionamento. Tra l’altro, da ottobre 2021 abbiamo iniziato una collaborazione (ancora in corso) con l’ ATS Tessere Daune, intrecci di donne e storie rurali, la prima rete pugliese di imprese femminili, costituita unicamente da imprenditrici donne, del settore agroalimentare e della trasformazione dei prodotti agricoli. L’obiettivo della rete è promuovere i prodotti, il territorio di Capitanata e della Puglia, attraverso attività di animazione culturale.

E nei prossimi mesi, quali attività vi aspettano?
A settembre, parteciperemo al SANA di Bologna, il principale palcoscenico del biologico e del naturale, e lo faremo con le attività di accompagnamento messe in campo da Arti e Regione Puglia, che ci supporteranno non solo nella copertura . Ci impegneremo nel cercare e sviluppare nuove relazioni commerciali, cercando buyer interessati alla distribuzione dei nostri agrocosmetici di Puglia, ma saremo li anche per analizzare i nuovi trend di mercato, per esempio dal punto di vista del packaging. L’anno scorso abbiamo partecipato al Sana come visitatori e come auditori ai diversi workshop, eravamo li anche nel 2019, è un luogo magico e stimolante per chi opera nel campo del naturale e della cosmetica. Questa volta ci andremo sicuramente con una consapevolezza e forti delle esperienze che derivano dall’impegno quotidiano che mettiamo nel far crescere la nostra azienda.

 

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Scarti: il riciclo creativo che fa del bene

25 Luglio 2022 ore 15:30

Angelica, Giacomo e Maurizio hanno creato “Scarti” un’Associazione che si impegna ad avviare trattative e collaborazioni con enti scolastici per il recupero di tutti quegli arredi che sono recentemente divenuti obsoleti. L’obiettivo del team è quello di realizzare, grazie al materiale di recupero, cucce per cani di cui una parte sarà destinata alla vendita e la restante parte sarà donata ad enti ed associazioni in difesa degli animali. In tal modo si alimenta un circolo “virtuoso” che, attraverso il percorso creativo, parte dal recupero e arriva da un lato alla benefica restituzione di un bene alla comunità, dall’altro a soddisfare l’esigenza della sostenibilità economica.

Licia, mascotte di Scarti, nel primo prototipo di cuccia

Attualmente il team ha sede operativa negli ambienti di Spazio 13 a Bari, dove insieme ad altre aziende o liberi professionisti, condivide non solo macchinari, strumenti e materiali, ma soprattutto idee.

Siamo andati a trovarli e abbiamo toccato con mano la passione, la creatività e l’operosità con cui portano avanti i processi di ideazione e produzione che coinvolgono il loro progetto.

 

A che punto siete con l’attività di progettazione tecnica delle cucce?

Stiamo finalizzando la progettazione, siamo ad un buon punto in quanto abbiamo trovato una formula che possa rispettare il desiderio di creare un prodotto leggero e allo stesso tempo bello.

 

Il 15 luglio si è tenuta la presentazione ufficiale del progetto a Spazio 13. Come è andata?

La presentazione si è tenuta all’interno dell’evento “Spazio 13 – Una volta non c’era”, durante il quale le porte di Spazio 13 con una serie di attività si sono aperte al quartiere e alla città, in occasione della fine della stagione lavorativa.

L’evento è andato molto bene, abbiamo raggiunto 13 tesserati in una sera e ne siamo molto contenti. Per quella occasione abbiamo realizzato piccoli oggetti e introdotto una nuova idea. Abbiamo creato piccoli giochini con filo per gatti con forma di pesciolino e lucertola, ossi da mordere per cani in betulla, porta bustine per cani a forma di osso svitabili, targhette per collari circolari e esagonali sia per cane che per gatto completamente personalizzabili al momento. Infine abbiamo ragionato molto su quest’ultimo pezzo, volevamo utilizzare un banco scolastico anche per questo prodotto e la nostra idea si è realizzata grazie ad una grande quantità di cartone ondulato che abbiamo recuperato da un supermercato che lo stava gettando via. Così è nato il tiragraffi per gatti.

Per quella giornata volevamo anche fare qualcosa in più e abbiamo deciso di creare le tessere ufficiali di SCARTI e un piccolo spazio dedicato ad un pet bar per cani con free drink e biscottini per tutti i cani che ci venivano a trovare.

 

Che strategia state adottando per costruire e successivamente ampliare la rete di partner a sostegno del progetto?

Siamo stati in grado di sfruttare gli eventi che Spazio 13 ha organizzato durante l’anno, riuscendo a fare interessare molte persone al progetto. Per quanto riguarda gli istituti scolastici, ci siamo sentiti per telefono e dove possibile ci siamo presentati di persona per facilitare la comprensione delle modalità di scambio con le scuole. Al momento ci manca un solo istituto da cui effettuare il ritiro.

Con la stessa modalità ci siamo rivolti ad aziende che trattano il legno ma in questo caso abbiamo avuto più difficoltà a causa del suo crescente costo, che impedisce di donarci il materiale.

 

Spazio 13 ha accolto la vostra impresa insieme a tante altre. Con chi condividete gli spazi? Quanto questa convivenza sta favorendo lo sviluppo del vostro progetto?

Lavorare in una realtà come Spazio 13 ci ha aiutato davvero tanto, molte delle organizzazioni al suo interno hanno esperienza pregressa in gestione di una associazione o comunque nella partecipazione a bandi ed è bello portare avanti un progetto con il supporto di altre persone.

Fino ad ora abbiamo condiviso lo spazio con Studio Oak (progetto vincitore PIN Botanical Baby) e Modulab. Gli spazi sono limitati per cui molto spesso ci trasferiamo nella falegnameria del piano 0 di Spazio 13 per operare con più libertà e questo ci ha permesso di ultimare tutti i gadget che avevamo in progetto per l’evento del 15 luglio senza rallentamenti.

 

Come si evolverà nei prossimi mesi il vostro progetto? Quali azioni avete in serbo per il follow up?

Nel prossimo mese prevediamo di concludere il processo di modifica della lista dei macchinari e consecutivo acquisto degli stessi. Dopo ciò, provvederemo alla produzione delle cucce e porteremo avanti la comunicazione con le associazioni in difesa degli animali. Allo stesso tempo inizieremo a creare una strategia di pubblicazione sui social network. Infine provvederemo all’organizzazione, su ogni fronte, dei corsi che abbiamo in programma. Abbiamo in mente di proporre una collaborazione ad alcune realtà che abitano Spazio 13, per la realizzazione di corsi di artigianato e decorazione in grado di coniugare teoria e pratica. Pensiamo a corsi di due tipologie: in una tipologia sicuramente partiremo da una infarinatura generale sulla lavorazione del legno per arrivare a parlare in maniera più approfondita della lavorazione dei banchi e probabilmente di altri tipi di legno; con la seconda tipologia proveremo a progettare un oggetto e ad arrivare al prodotto finito, andando a decorare l’oggetto con tipi diversi di disegni e colori.

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Copertina del post We Make Future!

We Make Future!

11 Luglio 2022 ore 08:03

Tre giorni che sembrano lunghi almeno il doppio: si può condensare con queste parole l’esperienza che un nutrito gruppo di giovani imprenditori e imprenditrici hanno vissuto alla Fiera di Rimini durante il Web Marketing Festival 2022.
Una kermesse che negli anni si è affermata come il principale evento in Italia per approcciare non solo il mondo della comunicazione e del marketing digitale, ma come occasione per scoprire trend ed esperienze di innovazione sociale e culturale, attraverso occasioni di networking e soprattutto di formazione.


Centinaia fra relatori, esperti, testimonial hanno affollato le decine di stage e animato talk tecnici e incontri di approfondimento, spaziando tra digitalizzazione, sostenibilità, educazione e Formazione, Ricerca, Inclusione e Accessibilità, Health, Legalità, Occupazione e Imprenditorialità. A tenere insieme questa ampia varietà di argomenti e occasioni, lo scambio di conoscenze e l’apprendimento di nuove competenze, scommettendo sulla possibilità di stimolare la capacità, innanzitutto di chi fa impresa, di impattare positivamente sullo scenario nazionale.


Un festival che chiama a raccolta imprenditori, start-up, organizzazioni del Terzo settore, studenti, aziende, istituzioni pubbliche e che vuole essere un vero e proprio acceleratore della crescita del nostro Paese tanto che nel proprio manifesto recita così:

Crediamo profondamente nell’impegno imprenditoriale come mezzo per il cambiamento, così come viviamo internet e l’innovazione digitale come strumenti di costruzione del futuro e di crescita sostenibile

 

E così anche la composizione del gruppo che, come staff ARTI, abbiamo accompagnato a Rimini rifletteva la varietà di argomenti e settori che il We Make Future Festival permette di approcciare: dall’ambito moda e dell’inclusione con Different State, Atelier Verderame e Le Moire, all’ambito della food innovation e della comunicazione con Vegan Places, Maraki, Leaf e Dishboard, Mr. Sciocco, Geosmè, all’innovazione sociale e inclusione di Wooisic.
A loro abbiamo chiesto di raccontarci direttamente questa esperienza.

Lo facciamo partendo proprio da un aspetto che ci ha colpiti di più durante la tre giorni in fiera: la grandissima disponibilità ad essere un gruppo che i partecipanti hanno dimostrato costantemente. Una capacità quasi innata di fare squadra e che si è concretizzata sia nella condivisione degli apprendimenti sul campo in tempo reale, con lo scambio di contatti appena presi o il suggerimento di incontri da seguire insieme, sia nella disponibilità a ragionare insieme su possibili sviluppi futuri per le proprie iniziative imprenditoriali una volta tornati a casa.

Ecco come raccontano questo aspetto così importante alcuni dei protagonisti:
Selena – Atelier Verderame: È stato molto importante il confronto e la condivisione di determinati argomenti/eventi/interventi. Insieme siamo riusciti a supportarci e a fare luce su alcuni punti che non erano chiari tramite il confronto diretto e a volte immediato. Inoltre l’importanza di rapportarsi con dei caratteri differenti del proprio aiuta a comprendere e/o a considerare degli aspetti, visioni che molto probabilmente non avremmo preso in considerazione.

Tore – Different State: La cosa che più mi ha sorpreso è stata la facilità di gruppo coeso che si è creata tra noi giovani imprenditori. Sarà per la territorialità e il calore pugliese, sarà perché siamo giovani e desiderosi di conoscenze, ma questo gruppo ha creato diverse
amicizie. Ognuno dei vari rappresentanti delle start up mi ha insegnato qualcosa non solo lavorativamente parlando ma anche a livello umano.

Sonia – Le Morie: la vicinanza agli altri del gruppo è stata davvero fondamentale, in quanto, nonostante il già di per sé alto livello della fiera in questione, questi 3 giorni hanno subito un boost notevole in seguito all’interazione con gli altri giovani imprenditori: scambi di consigli, racconti delle proprie esperienze, la condivisione di problemi simili, hanno reso altissimo il morale, la grinta e il desiderio di perseguire fieri i propri obiettivi.
Questo è molto importante in quanto nel percorso gli ostacoli sono stati finora innumerevoli e sapere che non si è soli, aiuta a saltarli più facilmente. Ci siamo mossi come se fossimo amici da tanti anni invece che persone appena conosciute che perseguono fini simili. La stessa esperienza vissuta da soli, con un diverso livello emotivo ed interattivo, avrebbe avuto un impatto totalmente diverso.

Questa condivisione non avviene solo con gli altri partecipanti, ma può avere un riverbero interessante anche all’interno del proprio gruppo di lavoro. Lo racconta bene Tommaso di Leaf che ha partecipato alla tre giorni insieme al suo socio, Michele: Secondo me uno dei risultati più belli e concreti che si possono subito ritrovare a valle della nostra esperienza è un rinforzato team building. Era la prima volta, di fatto, che io e Michele ci siamo trovati “in trasferta” per parlare a sconosciuti della nostra idea ed è stato piacevole riscontrare come si riesce a farlo in naturalezza. In secondo luogo, ma non meno importante, abbiamo avuto un riscontro effettivo sull’idea che abbiamo presentato con una conseguente prima validazione (molto importante). Abbiamo inoltre preso contatti importanti con persone che possono concretamente supportare il nostro progetto e stretto nuovi legami con persone che ci hanno insegnato tanto (da molti punti di vista: business, social, design, …)

E a proposito di apprendimenti, abbiamo chiesto di raccontarci quali erano le aspettative rispetto all’evento e quali invece sono state le sorprese, gli incontri significativi e i primi risultati raccolti.

E per chi si occupa ad esempio di marketing, Selena ci racconta di uno degli incontri che ha seguito: Ho trovato interessante più di un incontro, ma in particolar modo “In Brand Veritas. Strategie e linguaggi di branding a misura di Gen Z” di Daniele Chieffi e Nicolò Cappelletti. Nell’incontro si parlava delle caratteristiche del consumatore della Generazione Z e a quali brand è interessato. tra le cose che mi sono appuntata una mi ha colpito particolarmente la necessità di autenticità dei brand. Più un brand è autentico e riesce a trasmettere e mantenere i propri valori, più ha possibilità di attirare e trattenere questa generazione che desidera essere partecipe di ciò che accade dietro a un marchio, conoscerne i retroscena e familiarizzare con il brand.

Andrea – Maraki: Durante il WMF sono riuscito ad entrare in contatto e prendere un appuntamento call con 4 realtà legate al mondo del Diglital PR e Grapich, per cercare di ampliare i servizi offerti ai clienti all’interno della mia azienda. Inoltre a livello di formazione ho conosciuto le potenzialità del podcast, e mi sono prefissato di approfittare di questo nuovo modo di fare
comunicazione che è ancora poco utilizzato e quindi appetibile.

Sonia – Le Moire: Oltre all’aumento delle visualizzazioni ho ricevuto consigli su come migliorare il sito, cosa che stiamo facendo (ci siamo messe all’opera appena sono rientrata), nell’attesa di poterlo comunque rendere uno shop online. Per il resto le esperienze vissute sul campo anche dai colleghi pin, sono state illuminanti. Ti riporto l’esempio di Tore, di Different State. Ha donato una felpa del suo brand, al cantante Irama durante un suo concerto! Io spero tantissimo che questo gli conceda la visibilità che merita, è stata una mossa geniale che mi ha ispirato un sacco di idee.

Tore – Different State: Il primo incontro significativo è avvenuto il primo giorno di fiera grazie a Tommaso di Leaf, che mi ha presentato Gianmarco Losito, un suo amico d’infanzia e giovane imprenditore di un brand di abbigliamento che conoscevo solo tramite social. (quanto è piccolo il mondo!) Vederlo dal vivo è stato emozionante. Un ragazzo che stimo molto perché in poco tempo, grazie alla sua simpatia e capacità di intrattenimento sui social ha portato il suo brand a livelli alti. Ci siamo scambiati i numeri telefonici e sono sicuro che saprà darmi qualche consiglio soprattutto rispetto ai fornitori particolari con cui collabora. Il secondo incontro è avvenuto il secondo giorno di fiera dopo uno speech che aveva come ospite Benedetta Deluca, un influencer e attivista della diversity&Inclusion e body positive, un tema che appoggia perfettamente la vision del nostro brand Different State. Quale occasione migliore per regalarle una nostra maglia? Ragazza super disponibile e di una gentilezza unica, al tal punto di scattare lei stessa un selfie ricordo, con tanto di messaggio e risposta sui social. Si è resa disponibile per una collaborazione in futuro. Chissà!!

 

Fabrizio – Wooisic: Un incontro molto motivante e ben condotto è stato “The future is now.. e il project management serve a cogliere l’attimo” di Giancarlo Orsini. Il relatore ha posto l’attenzione sui megatrend che nei prossimi anni impatteranno sul mondo anche a causa di un processo di innovazione tecnologica che sta investendo ogni campo. Ha analizzato le crisi (covid, guerra e monetaria) in ottica di opportunità per determinati modelli di business che attraverso il project management modificheranno l’ordine delle cose e messo l’accento sulle opportunità digitali e imprenditoriali per i bambini e gli adolescenti.
Questo e altri incontri hanno aggiunto nuove competenze di marketing utili a sostenere
le imprese sociali nella ricerca di nuovi fondi privati ed erogazioni.

Valeria – Mr. Sciocco: Gli incontri più interessanti sono stati quelli con alcuni speaker di nostra conoscenza, famosi nel settore del marketing perché già seguiti da noi in altre occasioni. Alcuni docenti e altri anche influencer: famosi perché molto forti nel settore della formazione (i primi) o perché molto seguiti sui social (i secondi). In entrambi i casi abbiamo avuto modo di scambiare qualche parola con loro e regalare un campione del nostro nuovo prodotto.

Chiudiamo questo racconto, con una selezione di 10 consigli frutto dell’esperienza in fiera ed elaborati direttamente da chi ha vissuto questa esperienza sul campo:

  1. Munitevi di più materiale possibile del vostro brand, cartaceo e fisico se vendete ad esempio un prodotto, e cercate di regalarlo a gente molto influente.
  2. Recuperate più contatti possibili per future collaborazioni.
  3. Sfruttate e godetevi tutto il tempo a disposizione durante l’evento senza perdere la minima occasione, organizzando le giornate nel dettaglio.
  4. Presentatevi a qualsiasi investitore o rappresentante di stand chiedendogli più informazioni possibili. Siate chiari, parlate in modo onesto, siate aperti all’ascolto e alle critiche.
  5. Studiate con attenzione il programma e gli speech di maggiore interesse in modo da non disperdere energie durante le giornate di formazione.
  6. Preparatevi allenandovi con pitch di diversa durata per le occasioni di networking e gli incontri con potenziali investitori o partner.
  7. Osate e cercate di inventarvi qualcosa che sia fuori dal comune per rimanere impressi nella mente di chi si incontra. Non perdetevi i momenti di contatto con le altre startup: isolarsi non porta a nulla, i rapporti umani sono parte della crescita di ogni persona e anche di ogni azienda.
  8. Cercate di giocare di squadra. A volte è possibile fare squadra tra persone con business totalmente diversi, anche se apparentemente sembra impossibile.
  9. Ascoltare, non prendete nulla per scontato, ogni punto di vista (anche quello che potreste reputare meno importante o che non c’entra col vostro settore) può portarvi a spunti molto interessanti.
  10. Create relazioni, anche se siete timidi pensate che lo state facendo per il futuro della vostra azienda e non c’è nulla di più importante delle relazioni. E infine, PARLATE! Anche se siete timidi, andate in giro, conoscente gente, fate sapere al mondo che esistete e conoscete il mondo che vi circonda!