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Connettere le differenze: intervista multipla a Wonderadio

19 Ottobre 2021 ore 11:55

Annalisa, Serena e Marco di Wonderadio ci hanno raccontato la maturazione consapevole ed inclusiva del loro progetto, ma anche speranze e idee per l’immediato futuro. Il risultato è un’intervista declinata attraverso più voci e pensieri. E non poteva che essere così, visto che della voce e della pluralità di voci loro hanno fatto uno strumento di connessione e superamento di ogni barriera, un “vessillo” che ha accompagnato e sostenuto tante sfide e battaglie.

 

Come è cresciuto il progetto Wonderadio? Cosa vi ha aiutato nel processo di crescita?

Marco: Il progetto Wonderadio è cresciuto sia nelle menti che nei contenuti. Con i programmi poi abbiamo incrementato le conoscenze, abbiamo conosciuto tante persone e realtà che quasi non si possono contare. Il fare gruppo ci ha aiutato nel processo di sviluppo, abbiamo fatto delle esperienze insieme che sono state motivo di crescita.

 

Cosa ha comportato per voi e il vostro progetto il tempo del lockdown? Come avete reagito?

Marco: Da una parte vivere il lockdown con un progetto in sospeso è meno pesante perché è sempre una motivazione in più per tornare a vivere una vita normale. Anche se temporaneamente ci siamo fermati, abbiamo cercato di continuare a relazionarci tra noi e con l’esterno adattando il formato all’epoca che stavamo vivendo. Per esempio nel primo lockdown abbiamo sostituito i podcast con brevi video perché non potendo uscire non potevamo utilizzare la sede. Tutto questo ci ha tenuti comunque attivi e occupati.

Abbiamo reagito inizialmente bene, poi più passava il tempo e più si faceva sentire la voglia di ritornare ad una condizione normale. È stato pesante non potersi incontrare e non poter utilizzare la sede per le iniziative e le nostre normali attività, in fondo il condividere gli spazi e le esperienze è il cuore del nostro progetto.

Serena: Sicuramente il periodo del lockdown ci ha spiazzato e inizialmente demoralizzato. La nostra attività è basata sulla partecipazione, sul confronto, sulla vicinanza e sul contatto. Avevamo tante idee e progetti in cantiere ma da un giorno all’altro non abbiamo più potuto realizzarli. Dopo un momento iniziale di smarrimento abbiamo cercato di trovare strategie alternative per portare avanti almeno i progetti possibili come la realizzazione dei podcast dei vari programmi. I social e anche Skype ad esempio ci sono stati d’aiuto. Sfruttandoli al meglio siamo riusciti a registrare puntate in estrema sicurezza anche con speakers e regia a distanza di un bel po’ di chilometri.

C’è qualche progetto in particolare, tra quelli realizzati, che ha lasciato il segno?

Marco: Secondo me si, la cosa che mi ha fatto molto piacere è stato incontrare i ragazzi de “Il Villaggio degli eroi”, perché abbiamo passato un paio di mattinate con loro. Vedere la reazione di chi non ha mai fatto radio, il primo approccio e poi una volta che si è rotto il ghiaccio non ci si vuole più staccare. Ha lasciato il segno perché è stata una delle prime esperienze, e almeno per me è stata una sorpresa incontrare i ragazzi che ancora non conoscevo. Ricordando loro non immagino che abbiano una disabilità. Ascolto la loro voce, ma non posso vederli e non si può immaginare che abbiano una disabilità.

Annalisa: Quello che mi ha colpito dell’esperienza con “Il Villaggio degli eroi” è stato sicuramente la sezione dei ragazzi al primo approccio con la radio, l’entusiasmo, la sorpresa, il piacere della scoperta, il relazionarsi con un ambiente nuovo e con una persona nuova. È stata un’esperienza molto forte e coinvolgente emotivamente, dai loro occhi si percepivano la gratitudine, la sorpresa e l’entusiasmo per questa nuova esperienza e questo momento ci ha permesso di comprendere quanto la radio fosse un potente mezzo di aggregazione, inclusione e livellatore di differenze.

Serena: Penso che tutti i progetti, le iniziative pensate e realizzate debbano a loro modo lasciare un segno ma credo che per tutti noi il 01.12.2019 sia stata una data speciale quella del primo, e al momento unico per forza di cose, Disability Pride. È la data in cui nel nostro piccolo paese siamo riusciti a riunire tante persone, associazioni, scolaresche del territorio con l’unico intento di festeggiare la diversità, al fine di collaborare tutti insieme per abbattere ogni barriera fisica e mentale. Il Disability Pride non è però solo una data ma è una manifestazione di intenti, l’inizio di un progetto condiviso con tante realtà del territorio.

Disability Pride Terlizzi, corteo per sostenere i diritti delle persone con disabilita, manifestazione realizzata da Wonderadio in collaborazione con Mat laboratorio Urbano e Progetto Icaro

 

Il vostro gruppo di lavoro si è ampliato dall’avvio del progetto PIN?

Marco: Tantissimo, perché inizialmente eravamo una decina, poi pian piano abbiamo fatto delle conoscenze e durante il percorso le persone sono rimaste entusiaste del progetto e in alcuni casi si sono unite a noi.

Annalisa: il progetto nasce con una forte propensione all’inclusione delle persone con disabilità visiva ma con il passare del tempo si sono uniti a noi gruppi e persone molto diverse tra loro sia per interessi che per bisogni. Ad oggi contiamo più di trenta persone che collaborano costantemente con Wonderadio e podcast che trattano i temi più disparati: musica, viaggi, economia, diritti, serie per l’infanzia, intrattenimento, parità di genere.

Serena: eravamo in pochi i fondatori del progetto ma sin da subito, ancor prima della stesura del nostro progetto, c’era già un gruppo di persone che lavorava con la speranza che il progetto Wonderadio si potesse realizzare. Adesso quel gruppetto si è sicuramente ampliato con persone che hanno voglia di “connettere le differenze” ma non sempre è così semplice trovare persone che hanno voglia di “spendere” del tempo e scalfire quell’indifferenza ed egoismo che ci circonda soprattutto per determinati argomenti.

Un momento di vita associativa, riunione con gli speakers e i sostenitori di Wonderadio

 

Quanto sono cambiati e si sono evoluti l’atteggiamento e la risposta della comunità verso i temi che trattate, da quando siete nati ad oggi?

Marco: Di certo di eventi di sensibilizzazione ne abbiamo fatti tanti, da quello più grande il Disability Pride, ad Auand! dove ci siamo occupati di accessibilità e barriere architettoniche. Abbiamo notato effettivamente un cambiamento dell’approccio verso i temi della disabilità perché alcune persone hanno testato effettivamente cosa si prova ad essere nei panni di persone con disabilità.  Per il progetto Auand! abbiamo organizzato una passeggiata al buio in cui le persone normodotate venivano bendate e portate a passeggio per le strade della città.

Serena: Sicuramente qualcosa lo si inizia a vedere. È necessario però lavorare assiduamente sul territorio e non rimanere soli, fare squadra con altre realtà del territorio e creare progetti mirati a sensibilizzare la comunità, come ad esempio il progetto Auand!, conclusosi questa estate, un percorso partecipato di individuazione ed abbattimento delle barriere architettoniche ma anche culturali all’interno del territorio della nostra cittadina.  Necessario però a questo scopo il dialogo ed il confronto con le amministrazioni locali che non sempre risulta semplice.

Foto ricordo del laboratorio “School Radio” con i ragazzi e i docenti del Polo Liceale Sylos- Fiore Terlizzi

 

Su cosa state lavorando ora e quali sono i vostri futuri progetti?

Annalisa: dopo tre anni di esperienze al fianco delle persone con disabilità, e dopo molti progetti fatti con altre realtà territoriali, ci siamo resi conto di quanto sia importante combattere e battersi per l’autonomia delle persone con disabilità. I nostri progetti futuri mirano a promuovere l’autonomia delle persone con disabilità e a contribuire alla costruzione di una società più accessibile ed inclusiva. Tutti i nostri progetti hanno questi come obiettivi. Per far sì che questi obiettivi diventino sempre più vicini stiamo sperimentando progetti orientati all’inserimento lavorativo delle persone con disabilità. Ancora in itinere è il progetto “Mat Brewery, il lato sociale della birra” in cui siamo impegnati con gli amici del Mat Laboratorio Urbano, in un laboratorio di confezionamento di bottiglie di birra autoprodotte dedicato alle persone con disabilità. Per il momento è solo un prototipo che mira al passaggio di competenze verso le persone con disabilità finalizzato all’inserimento lavorativo.

 

Cosa sentite di consigliare ad altre imprese giovanili del settore sociale che adesso si stanno avviando?

Annalisa: è importantissimo fare rete, collaborare, unirsi e cooperare. Senza gli altri siamo più deboli. È fondamentale fidarsi degli altri per crescere bene e far crescere le persone che fanno parte della propria realtà.

 

C’è un appello in particolare che volete fare alla comunità giovanile?

Marco: si, per quanto possa essere complicato, ogni qualvolta che ci si trova a poter fare volontariato di farlo, perché c’è tanto bisogno di persone che diano un sostegno sia pratico che emotivo per motivare le persone con disabilita ad essere più autonome.

Annalisa: per le realtà come Wonderadio risulta difficile attrarre persone giovani che abbiano voglia di apprendere nuove competenze ma soprattutto di trasmetterle. Abbiamo ancora tanta strada da fare verso una società accessibile ed inclusiva ed abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti, se ci siete e se ci state leggendo, contattateci e proveremo insieme a connettere le differenze.

 

Copertina del post Reti internazionali, intraprendenza, adattabilità: intervista a Corpi Narra

Reti internazionali, intraprendenza, adattabilità: intervista a Corpi Narranti

24 Agosto 2021 ore 13:47

Corpi Narranti è un progetto vincitore dell’avviso PIN che ha completato le attività 3 anni fa.

In termini di competenze acquisite ed esperienze vissute hanno molto da raccontarci. Il loro percorso ha un respiro internazionale e si basa su attività costante di ricerca, produzioni video e organizzazione di eventi.

 

Quali sono i progetti su cui state lavorando e che a breve avvierete?

Stiamo realizzando un Festival di teatro danza e video danza site-specific ad Altamura dal titolo “Spazi in Movimento” che si svolgerà dal 17 settembre al 17 ottobre. Abbiamo preparato anche un breve e semplicissimo questionario (qui il link per la compilazione) per fare una ricerca sul rapporto che le persone hanno coi luoghi, ovvero sull’associazione fra un luogo della propria vita e l’emozione prevalente con cui lo si vive, o l’associazione fra l’idea del viaggio e di esplorare un luogo e il linguaggio artistico che si associa più facilmente…ci interessa raccogliere parole per costruire un vocabolario del rapporto coi luoghi che siano d’ispirazione per le narrazioni e creazioni del Festival e dei suoi contenuti.

 

 

Nel vostro percorso vi siete molto spesso misurati con bandi, a livello regionale e nazionale. Come fate ad intercettare queste opportunità?

Normalmente consultiamo le newsletters che arrivano regolarmente alle nostre mail, come la newsletter di Pin o del Distretto Puglia Creativa. Altre volte c’è un passaparola fra colleghi/e e amici/che o semplicemente segniamo e monitoriamo i bandi che sappiamo essere regolarmente programmati.

 

Secondo voi quali competenze bisogna acquisire per partecipare a bandi ed avvisi pubblici?

Bisogna certamente prepararsi da un punto di vista amministrativo/burocratico. Sono tanti i fattori da considerare in questo senso e molti di questi si imparano partecipando ai bandi stessi, ma vale la pena magari leggere bandi già scaduti e chiusi per capire come sono impostati e prepararsi per quelli nuovi. A volte certi requisiti sono acquisibili strada facendo se non si hanno già, ma serve un po’ di tempo. Inoltre bisogna prepararsi organizzativamente e avere sempre idee stimolanti con cui confrontarsi. È indispensabile anche essere flessibili e dotati di intraprendenza e immediatezza, essere cioè predisposti e pronti alla risoluzione pratica di problemi e a riadattamenti delle proprie idee iniziali perché non sempre (anzi quasi mai!) i piani vanno esattamente come li immagini in fase iniziale.

I Luoghi di te. Corpi Narranti di Angela Calia (foto di A. Indrio)

 

Vi siete mai misurati con bandi internazionali?

Non ancora, ma stiamo valutando alcune possibilità sempre sul fronte di quelle offerte a livello europeo.

 

Che strategia consigliate ad altre start up del settore turistico/creativo/culturale che vogliono aprirsi e affermarsi nel panorama internazionale? Come bisogna secondo voi agire per costruire efficaci reti di partner?

Sicuramente bisogna chiarire in maniera efficace la propria identità e i propri obiettivi e cercare partner che siano allo stesso tempo simili e diversi: simili per alcuni aspetti importanti e diversi per poter avere delle risorse da scambiarsi reciprocamente. Certamente è anche importante conoscere il più possibile i partner, magari anche frequentando le loro attività se possibile, perché una buona rete è fatta di persone che scambiano idee e azioni concrete e si misurano a livello pratico scoprendo di essere affini.

 

C’è una rete in particolare che avete creato e che si è dimostrata vincente nel tempo?

Quella con l’Accademia Teatro Dimitri _ Supsi in Svizzera, che è il nostro partner internazionale di riferimento per i rapporti creati nel tempo, e quella con il Festival dei Claustri di Altamura, che ha molte affinità con il nostro progetto e si trova nel nostro stesso territorio. Ce ne sono altre che stanno nascendo adesso e ne vedremo gli sviluppi.

Physical memories, produzione Corpi Narranti di Angela Calia (foto di N. Patella e V. Petronella)

 

Come conciliate da un punto di vista professionale la vostra indole artistica e creativa con la necessità di gestire sul piano organizzativo ed amministrativo l’azienda?

Cerchiamo di inquadrare bene le varie necessità di sviluppo del progetto, dividerci i compiti il più possibile, semplificando e puntando alla chiarezza delle varie progettualità. Allo stesso tempo è un aspetto molto difficile da gestire e speriamo nel tempo di poter crescere per avere ognuno il proprio ruolo e svolgere le proprie competenze in maniera regolare, pur prendendo sempre le decisioni in team.

 

Il vostro team dalla chiusura del progetto PIN si è ampliato? Quali nuove figure professionali avete coinvolto, che hanno secondo voi contribuito alla crescita e allo sviluppo dell’impresa?

Si è ampliato di figure saltuarie sia per l’organizzazione e la comunicazione che per alcuni aspetti artistici del progetto, ma non ancora in modo solido e costante.

Please, produzione Corpi Narranti di Angela Calia (foto di G. Cosmo)

 

State lavorando a nuovi servizi?

Stiamo lavorando e incrementando la possibilità di realizzare le nostre produzioni video e i nostri corsi di formazione non soltanto per le tematiche e i settori in cui abbiamo lavorato fino ad ora, come la cultura e il turismo, ma anche per interessati e aziende di altri settori.

S-Guardo, Corpi Narranti di Angela Calia (foto di A. Indrio)

 

Che tipo di collaborazione vi piacerebbe instaurare con altri vincitori PIN?

Certamente collaborazioni legate alla realizzazione di eventi culturali e di performance (festival, eventi, installazioni…) e collaborazioni legate alla produzione video e tutto ciò che concerne il mondo della produzione audiovisiva.

Copertina del post L’importanza delle radici e il viaggio di Raiz Italiana

L’importanza delle radici e il viaggio di Raiz Italiana

05 Agosto 2021 ore 09:31

Hanno fatto un percorso attraverso il mondo, con un’idea che ha col tempo ottenuto l’attenzione di prestigiose istituzioni nazionali e internazionali. Sono partiti nell’ottobre del 2017 con il progetto vincitore PIN “Raiz italiana”. Oggi hanno arricchito la loro offerta e si sono trasformati in un interlocutore cruciale in Italia per i viaggi delle radici. La loro storia può essere di ispirazione per le giovani imprese che hanno idee innovative e tanta voglia di mettersi in gioco. Scopriamo il loro percorso e cosa hanno in serbo per i prossimi mesi.

 

Vi occupate principalmente di organizzare itinerari delle radici. Come avete vissuto il lungo lockdown causato dalla pandemia da Covid-19 e come avete superato quel difficile momento?

Nei mesi precedenti la pandemia avevamo realizzato una missione in America Latina e, grazie al sostegno della Direzione Generale per gli Italiani all’estero e le politiche migratorie (DGIT) del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale (MAECI), avevamo organizzato una serie di eventi in Argentina, Uruguay, Brasile, Colombia e Paraguay che ci avevano dato molta visibilità sia sui social che sulla stampa nazionale di suddetti Paesi. In Argentina, in particolare, insieme a Pugliapromozione, Enit Buenos Aires, il Gobierno de la ciudad de Buenos Aires, l’associazione Puglia-Buenos Aires e altre istituzioni italiane, avevamo organizzato una serie di eventi dedicati alla Puglia che avevano visto la partecipazione anche dell’Orchestra popolare della Notte della Taranta. Inoltre, per il programma televisivo argentino “El Resto del Mundo” avevamo partecipato al viaggio delle radici della famosa attrice Emilia Attias che ci aveva permesso di far conoscere il nostro progetto al vasto pubblico latinoamericano. Per tutte queste ragioni, dal mese di novembre 2019 al mese di marzo 2020 avevamo ricevuto centinaia di richieste da parte di italodiscendenti che volevano organizzare il proprio viaggio delle radici in Italia e avevamo iniziato a programmare le diverse esperienze ma, con l’arrivo della pandemia da Covid-19, tutti i viaggi sono stati cancellati e la nostra attività si è ridotta notevolmente. Nonostante questo, gli italiani all’estero hanno continuato a scriverci perché hanno approfittato del tempo in casa per rintracciare informazioni utili alla ricerca delle proprie origini familiari. Quindi la nostra attività di supporto, anche attraverso il reperimento di documenti utili alla ricostruzione della storia degli antenati, non si è mai fermata.

Abbiamo anche realizzato una serie di incontri online chiamati “Raiz Incontra”, insieme al socio di Raiz Italiana e operatore culturale italo-argentino Maxi Manzo. A questi incontri hanno partecipato alcuni personaggi famosi, artisti, esponenti della collettività italiana tra cui Donato De Santis, cavaliere delle Repubblica Italiana, giudice nel programma MasterChef Argentina e personaggio iconico della collettività italiana di Buenos Aires che da sempre sostiene il progetto di Raiz Italiana.

Di seguito riportiamo il link al nostro blog con alcune riflessioni scritte nel periodo della pandemia: https://www.raizitaliana.it/turismo-delle-radici-e-scenari-post-covid19/?lang=it

Programma televisivo “El Resto del Mundo” – con la presentatrice e attrice Emilia Attias nel suo paese d’origine, Fontevivo in provincia di Parma.

 

Di recente avete presentato il secondo volume della “Guida alle radici italiane”: come è nata questa idea e come avete fatto a realizzarla?

Abbiamo utilizzato il periodo delle restrizioni per la pandemia anche per realizzare il secondo volume della “Guida alle Radici Italiane. Un viaggio sulle tracce dei tuoi antenati” che include le regioni Sicilia, Calabria, Molise e Lombardia.

Il primo volume era stato pubblicato a settembre 2019 e includeva le regioni Puglia, Basilicata, Abruzzo, Emilia Romagna. Questa è un’idea nata dalla collaborazione con la DGIT del MAECI nell’ambito del tavolo tecnico sul turismo delle radici, istituito nel 2018 e di cui siamo stati i fondatori insieme a suddetto ente. Il progetto è stato da loro finanziato e ha visto il coinvolgimento di ENIT – Agenzia Nazionale del Turismo e delle regioni di cui si parla nei volumi. L’idea è quella di completare la collana, per questo in autunno ci metteremo a lavoro per i prossimi volumi. I due prodotti editoriali, nelle tre versioni italiano/inglese, italiano/spagnolo, italiano/portoghese possono essere scaricati al seguente link: https://www.raizitaliana.it/guida-alle-radici-italiane-v2/?lang=it.

 

In tutto il vostro percorso quali sono stati i momenti cruciali per lo sviluppo della vostra idea e della vostra impresa?

Sicuramente l’incontro con la DGIT del MAECI, per tutte le attività elencate precedentemente, è stata fondamentale e per noi motivo di grande orgoglio. Quando abbiamo incontrato per la prima volta il Direttore Generale Luigi Maria Vigliali, erano i giorni in cui stavamo per firmare l’atto di impegno con la Regione Puglia per il progetto PIN e ancora non potevamo immaginare cosa sarebbe successo nei mesi e negli anni a venire, ma l’interesse dimostrato da parte di un rappresentante di un’istituzione nazionale ci ha dato molto entusiasmo e la possibilità di credere che la nostra idea poteva essere vincente. Una persona che ci ha guidati in questo percorso di collaborazione con in MAECI, è stato il capufficio dell’Ufficio I della stessa direzione, il consigliere Giovanni Maria De Vita, fermo sostenitore dell’importanza dei viaggi delle radici per continuare a mantenere un legame con le comunità italiane all’estero e per la valorizzazione dei nostri borghi.

 

Quale è stata l’attività che vi ha dato maggiori soddisfazioni e che vi ha permesso di rendere riconoscibile il vostro progetto nel panorama internazionale?

Le attività più importanti sono quelle già elencate, quindi la realizzazione della Guida alle radici italiane, la missione di America Latina nel 2019, la partecipazione al viaggio di Emilia Attias attraverso il programma “El Resto del Mundo”, la rassegna di incontri online chiamati “Raiz Incontra”. Inoltre, nel 2018 abbiamo partecipato al bando “Educational tour” di Pugliapromozione e abbiamo avuto la possibilità di portare in Puglia un altro famoso attore italo-argentino, Mike Amigorena le cui origini sono a Bisceglie, città in cui nacque suo nonno. Un’altra iniziativa che ci ha dato molta visibilità è stata la pubblicazione di un articolo su di noi nel quotidiano “El País”, nel mese di ottobre 2019 ed è risultato l’articolo più letto della settimana in Uruguay. Da quel giorno sono arrivate centinaia di mail da parte di uruguaiani che volevano scoprire le proprie radici. Siamo stati invitati diverse volte al programma RAI “L’Italia con voi” trasmesso in tutto il mondo per gli italiani all’estero e abbiamo avuto la possibilità di parlare del nostro progetto in diversi contesti: convegni, fiere internazionali (tra cui Bit Milano, FIT Argentina e Expo Viajes Uruguay), programmi radio e stampa. Infine, abbiamo scritto di Raiz Italiana per il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, la pubblicazione più importante e riconosciuta tra chi studia la mobilità italiana e le comunità italiane all’estero.

Educational tour a Bisceglie con l’attore Mike Amigorena

 

Che esperienza avete avuto con le istituzioni pubbliche? È stato complesso instaurare un dialogo?

Nel nostro percorso siamo stati molto fortunati perché abbiamo sempre avuto il pieno sostegno da parte delle istituzioni che vedono nel turismo delle radici un’idea innovativa per far rivivere i piccoli borghi. A partire dalla Regione Puglia, poi ENIT Buenos Aires con la sua direttrice Veronica Morello che ci ha accompagnati fin dalla nascita della nostra idea e che ci ha sempre sostenuto attraverso la promozione delle nostre attività, e ancora la DGIT del MAECI di cui abbiamo già parlato e, infine, le regioni presenti nei due volumi della guida.

Evento Buenos Aires Celebra Italia

 

Come avete ampliato la vostra rete e la vostra offerta di servizi?

Se il progetto era partito con l’idea di offrire supporto ai discendenti italiani nel loro percorso di scoperta delle origini familiari e nell’organizzazione del viaggio delle radici in Italia, oggi alla nostra mission si è aggiunta la collaborazione con le istituzioni per la creazione di un prodotto turistico delle radici nei diversi territori italiani. A questo proposito, abbiamo partecipato all’istituzione di un master sul turismo delle radici con l’Università della Calabria e, oltre a curare l’offerta formativa insieme ai docenti del comitato scientifico e al Direttore del master, il prof. Tullio Romita, ci stiamo occupando della formazione degli studenti con un modulo dal titolo “Organizzare itinerari e viaggi delle radici”.

 

Avete instaurato collaborazioni con altri vincitori PIN?

Abbiamo mantenuto una collaborazione costante con Daria Toriello e Roberto Mazzarago di ImaginApulia, soprattutto per la realizzazione dei video di Raiz Italiana inclusi nel progetto della Guida e abbiamo altri progetti che speriamo di poter portare avanti.

 

Cosa consigliereste alle start up che adesso stanno avviando la propria attività? Quali sono le qualità che non devono mancare e quali sono le strategie vincenti per sviluppare la propria impresa?

Sicuramente consigliamo di lavorare molto sul networking: con i progetti PIN, con altre imprese e istituzioni. Consigliamo anche di seguire la attività e le iniziative che mette a disposizione lo Staff di PIN e che per noi in molti casi sono state fondamentali anche per confrontarci con altre realtà.

Infine, consigliamo di credere in quello che fanno e di perseverare: il progetto PIN è come una piccola pianta che per crescere ha bisogno di tanta cura, passione e pazienza. Gli ostacoli possono esserci, ma questi permettono di crescere meglio e di avere radici più forti. Buona fortuna a tutti!

 

Copertina del post Iperurania Arts: creatività e arte alla base di un successo imprenditoriale

Iperurania Arts: creatività e arte alla base di un successo imprenditoriale

05 Luglio 2021 ore 15:57

Giulia e Federico grazie all’avviso PIN hanno lanciato il videogioco “Beyond the Sky”, trasformando un’idea in un vero e proprio prodotto culturale di successo a livello internazionale. Con Iperurania Arts più di tre anni fa si sono dati un assetto imprenditoriale e si sono lanciati alla conquista del complesso e mutevole mercato di riferimento. Tra contest, eventi di settore, formazione, nuovi progetti e la fiducia ottenuta da partner prestigiosissimi il loro percorso è tutt’altro che scontato. Seguiamo il loro viaggio e le loro riflessioni in questa intervista.

 

Quanto per l’avvio della vostra impresa è stata importante la fase di progettazione e in particolar modo la stesura del canvas?

La fase di progettazione è stata senza dubbio il momento più importante per l’avvio della nostra impresa perché ci ha consentito di chiarire sin da subito obiettivi e modalità per la realizzazione di Iperurania Arts. Sicuramente, in questo senso, la stesura del canvas è stato uno dei momenti fondamentali. Nessuno di noi, prima di questo progetto, aveva avuto esperienza, né diretta né tanto meno indiretta, di impresa o di libera professione. Per noi, quindi, il canvas è stato come una bussola che ci ha aiutato a capire come strutturare le nostre idee da un punto di vista imprenditoriale e professionale e ci ha aiutato a definire bene quale fosse la nicchia di mercato che, con i nostri prodotti e i nostri servizi, volevamo colmare.

 

Durante lo svolgimento delle attività progettuali ci sono stati eventi ed occasioni che più di altri hanno contribuito allo sviluppo del vostro follow up?

Nel corso della realizzazione del progetto abbiamo avuto modo di partecipare a diversi eventi di tutte le dimensioni, dal piccolo evento locale a fiere di calibro internazionale come Milan Games Week, Lucca Comics and Games e Casual Connect. Tra tutti questi, due occasioni in particolare, secondo noi, hanno contribuito particolarmente al nostro follow-up. Innanzitutto Neoludica, il primo evento a cui abbiamo partecipato come Iperurania Arts, tenutosi sull’isola di San Servolo a Venezia e interamente dedicato alla Game Art e ai suoi protagonisti, che ci ha consentito di entrare in contatto e di stringere rapporti professionali con altri attori quali, ad esempio, TuoMuseo, col quale abbiamo avuto modo di collaborare, pur non avendo all’epoca un prodotto completo. Il secondo è stato sicuramente Svilupparty, evento che si tiene con cadenza annuale a Bologna dedicato interamente agli sviluppatori di videogiochi indipendenti italiani, che ci ha consentito di costruire una serie di rapporti professionali e non con altri sviluppatori da tutta Italia e che ci ha dato modo di entrare in contatto con realtà come IIDEA, ovvero l’associazione di categoria dell’industria dei videogiochi in Italia.

 

Giulia e Federico con il game designer Tim Schafer

 

Il Ministero della Cultura ha di recente equiparato i videogiochi ai prodotti audiovisivi e cinematografici riconoscendoli come espressioni dell’ingegno creativo e opere di particolare valore culturale. Il vostro prodotto risponde a queste caratteristiche e perché? 

Siamo molto molto felici del lavoro di mediazione portato avanti dalle associazioni di settore, tra cui chiaramente IIDEA, e gli organi governativi che hanno condotto a questo importantissimo risultato. È un grande risultato per chi come noi, da anni cerca di evidenziare le forti potenzialità del videogioco come mezzo di espressione artistica al di là della concezione meramente ricreativa che solitamente si ha di esso.
Il nostro primo progetto, “Beyond the Sky” è stato pubblicato prima che il Ministero deliberasse in merito e pertanto, tecnicamente parlando, non rientra nei canoni stabiliti. In ogni caso, abbiamo realizzato il nostro primo videogioco tenendo ben in mente la volontà di comunicare qualcosa, di riunire simboli e metafore, proprio come per la creazione di una qualunque opera artistica. Contrariamente a quello che si potrebbe pensare comunemente, questa nostra linea di azione è stata molto apprezzata dalla critica e dal nostro pubblico. Al di fuori dell’ambiente, spesso i videogiocatori sono ancora vittima di pregiudizi, ma in realtà sono affamati di opere artistiche e anch’essi desiderano vedere riconosciuto al medium dell’opera interattiva il giusto merito.

 

Quali sono stati gli eventi internazionali che più hanno influito sul successo del vostro videogioco? Quale approccio suggerite di avere in questi contesti?

Sicuramente Casual Connect a Londra, dove il nostro videogioco “Beyond the Sky” ha ricevuto una nomination come miglior videogioco e, senza dubbio, First Playable a Pisa nella sua prima edizione e online per le successive (avvenute in piena pandemia), dove abbiamo avuto modo di prendere contatti con aziende e publisher provenienti da tutto il mondo. Una cosa che abbiamo imparato in questi anni partecipando a molti eventi nazionali e internazionali di settore, sia aperti al pubblico sia per professionisti, è che molto spesso le dimensioni dell’evento o il suo prestigio mediatico, non sono così importanti come può sembrare. Per quanto un evento possa sembrare un fallimento dal punto di vista, magari, dell’affluenza, ci possono essere sempre risvolti positivi. Ad esempio, è possibile avere più tempo per instaurare rapporti con altri professionisti che spesso si possono tradurre in collaborazioni o, ancora, può essere più semplice entrare in contatto con la stampa. Insomma, sicuramente partecipare agli eventi è molto importante e da ognuno di essi può scaturire qualcosa di buono, fosse anche solo l’esperienza di aver allestito la propria postazione o l’amicizia nata con il vicino di stand. Nel corso dell’anno, tuttavia, è probabile che il tempo e le risorse da dedicare agli eventi sia limitato, quindi è bene ragionare su quali di questi possano considerarsi più adatti agli obiettivi che ci si prefissa di realizzare. Non bisogna lasciarsi ingannare dalle dimensioni o dal prestigio dell’evento, tante volte eventi piccoli ma in linea con i propri obiettivi possono rivelarsi più proficui.

Federico con i game designers John e Brenda Romero

 

Avete stretto accordi a livello aziendale di cui andate particolarmente fieri?

Sicuramente tra quelli di cui andiamo più fieri possiamo nominare quelli stretti con le mutinazionali Microsoft, Sony e Valve, veri colossi nel settore del gaming e non solo che sicuramente non hanno bisogno di presentazioni. A livello nazionale invece siamo fieri delle nostre partnership e collaborazioni con TuoMuseo, l’azienda che per prima ha accostato i videogiochi ai musei e la Scuola Internazionale di Comics di Firenze, insieme alla quale cerchiamo di far crescere le opportunità nel settore per chi ci si affaccia ad esso.

 

Cosa conta nel primo approccio con le grandi aziende multinazionali?

Ci sono diverse cose di cui tener conto in questi casi. La prima, probabilmente la più rassicurante, è che, per quanto grandi e internazionali, le società sono comunque composte da persone e sono più che disposte ad instaurare relazioni con altre aziende, anche piccole. Ma perché questo avvenga è importante avere una certa credibilità: bisogna sicuramente saper dimostrare di essere in grado di sviluppare il proprio prodotto e di essere un soggetto credibile avendo un sito internet e una casella di posta elettronica col dominio dell’azienda, ma tale credibilità parte anche dalla scelta della forma giuridica. Spesso il primo contatto passa attraverso form e processi automatizzati che fanno una prima scrematura e tali processi non prevedono la possibilità di dialogo con determinate realtà, come singoli individui, partite iva o associazioni, ma solo con aziende. È, quindi, molto importante tenere presente questa cosa nella fase di avvio della propria attività e scegliere con consapevolezza per non doversi poi trovare a correggere in seguito.

 

Come avete risposto alla mutevolezza del vostro mercato di riferimento?

Il mercato videoludico è un mercato in enorme crescita e cambiamento costante. Ogni giorno vengono pubblicate centinaia di giochi nuovi. L’utente, il giocatore, chiaramente non può acquistarli tutti e deve dunque operare una scelta tra migliaia di videogiochi. Proprio per questo motivo, nel nostro settore, spesso, l’andamento fisiologico delle vendite di un prodotto inizia con un grosso boost iniziale che va via via attenuandosi nel corso dei mesi. Solitamente la realizzazione di un videogioco al giorno d’oggi può richiedere anche diversi anni, per questo motivo, non è insolito, soprattutto per aziende piccole, diversificare il proprio campo di azione. Nel nostro caso, ad esempio, oltre alla creazione di videogiochi nostri, abbiamo instaurato rapporti con altre società e abbiamo cominciato a creare giochi e applicazioni anche per conto di altre aziende, con la formula B2B. Un altro settore in cui ci siamo espansi molto volentieri è quello della formazione. Il nostro lavoro richiede abilità e conoscenze molto particolari e che, per quanto molto richieste, a oggi non è sempre facile trovare, così abbiamo cominciato a collaborare con scuole di formazione e scuole private come ad esempio la Scuola Internazionale di Comics di Firenze creando dei percorsi formativi dedicati al mondo della creazione di videogiochi e partecipando anche come docenti, cominciando così a formare quelli che diventeranno nostri colleghi, ma anche nostri collaboratori.

 

A cosa state lavorando adesso?

Siamo a lavoro su due nuovissimi progetti, videogiochi ovviamente, e ci stiamo preparando a sperimentare anche nuove forme di vendita. Ancora non ce la sentiamo di entrare troppo nel merito, ma possiamo assicurare che, come sempre, rispecchieranno in pieno il nostro stile e il nostro amore per l’arte, la musica e la letteratura!