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Arredi modulari e personalizzati: il percorso di Modulab

16 Settembre 2022 ore 17:05

Modulab è una società cooperativa avviata a settembre 2021 e da allora in diverse occasioni abbiamo potuto incontrare Cristina, Gabriele e Nicola nel laboratorio di falegnameria che hanno allestito a Spazio 13. Tra macchinari e attrezzature, stampe serigrafiche, assi e pezzi di legno, nasce e si sviluppa l’idea di un giunto, realizzato con tecnologia di stampa 3D, che consente facilmente il montaggio e assemblaggio di mobili. I complementi di arredo realizzati possono essere successivamente personalizzati attraverso stampe serigrafiche. L’idea si arricchisce inoltre di un servizio di consulenza per l’arredo in grado di rispondere ad esigenze specifiche. Il team ci racconta l’evoluzione di Modulab, del prototipo di giunto e le strategie di acquisizione dei primi clienti.

Come procede il processo di prototipizzazione del giunto?

Abbiamo prototipato il giunto necessario a realizzare i complementi di arredo. Abbiamo raggiunto un livello di funzionalità ottimale. Lo sviluppo del progetto prevederebbe un upgrade sul design del prodotto e prove statiche di laboratorio. La fase successiva consisterebbe nel depositare il brevetto. Questi step richiederebbero ulteriori investimenti.

Come sono distribuiti i ruoli all’interno del team?

I ruoli nel progetto sono stati distribuiti in maniera equa, al fine di sfruttare al massimo le competenze dei singoli soci. Per avviare il progetto è stato fondamentale identificare le attitudini e le competenze di ciascuno dei membri per ottenere una diversificazione dei ruoli all’interno del team. Il bagaglio personale di ogni componente è stato implementato sfruttando i gettoni messi a disposizione dall’accompagnamento PIN. In particolare Nicola Strada si è occupato della prototipazione e della stampa dei giunti e, a seguito dell’accompagnamento con il consulente di comunicazione e strategie di marketing, ha pianificato la strategia da seguire sui social. Cristina Todisco si è occupata dell’apparato grafico, nonché della verniciatura e delle stampe serigrafiche sui mobili. A seguito dell’accompagnamento ha sviluppato competenze in gestione aziendale. Gabriele Stingi si è occupato del design dei mobili e della loro realizzazione.

Avete acquisito già dei clienti e che strategia avete adottato?

Abbiamo già acquisito dei clienti. Il processo di acquisizione si è fondato su dinamiche sociali sviluppatesi in modo organico grazie all’accompagnamento di realtà come Spazio 13 e grazie ad iniziative correlate all’avviso PIN e finalizzate a rafforzare interazione e scambio di competenze tra pari. In particolar modo abbiamo fornito un allestimento per un’azienda che gestisce BnB e un allestimento per Architettura di quartiere, progetto vincitore dell’avviso PIN, curato dall’associazione Urban Being composta da quattro architetti che si occupano di progettazione, consulenza e formazione per l’allestimento di spazi pubblici e privati, integrando realtà aumentata, green design e attivando il coinvolgimento dei cittadini. Il primo contatto è avvenuto grazie ad un incontro di networking organizzato da ARTI a Spazio 13, durante il quale i vari gruppi hanno esposto i propri progetti e lavori. A seguito delle presentazioni è iniziato un dialogo che ha poi portato ad una collaborazione lavorativa. I ragazzi di Urban Being avevano bisogno di realizzare un allestimento nello spazio del cinema Ex Post Moderno con oggetti artigianali modulari e facilmente replicabili. Questo ha portato alla realizzazione di strutture geometriche con più funzioni e assemblabili attraverso un semplice giunto.

Quanto l’essere stati accolti a Spazio 13 ha influito sullo sviluppo del vostro progetto?

La condivisione di spazi con realtà lavorative ed associative di vario tipo favorisce molti spunti e interazioni, contribuendo alla crescita del progetto. Ad esempio il graphic designer che ha sviluppato la veste grafica del progetto è una membership presso Spazio 13.

 

Come si evolveranno nei prossimi mesi i vostri progetti? Quali azioni avete in serbo per il follow up?

Gli arredi realizzati finora da Modulab sono di due tipi; arredi da interno per abitazioni e l’allestimento da esterno realizzato per Urban Being. Nella prima categoria rientrano scrivanie, guardaroba a giorno, librerie, comodini e tavolini. Le foto ad esempio mostrano una credenza modulabile composta da piani in abete, aste di pino e il giunto in resina. Per il futuro l’obiettivo è quello di sondare le necessità del mercato, in particolar modo orientando la produzione e il marketing verso le necessità di BnB e strutture ricettive, proponendo la nostra visione. In particolare vorremmo sviluppare il progetto della parete attrezzata e declinarlo in arredi smart e polifunzionali in modo di offrire a queste strutture degli strumenti realmente utili per far fronte ai più disparati bisogni.

 

 

 

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Tra Market e Fiere, i consigli di Officine Amaro per cogliere al meglio queste opportunità

01 Agosto 2022 ore 14:01

Estate non è solo sinonimo di vacanze, bagni e relax al mare o serate in giro. I mesi estivi sono spesso anche occasione per chi ha una produzione artigianale di partecipare ad eventi in cui esporre e vendere i propri lavori, incontrando quindi direttamente i propri clienti, ma anche opportunità per stabilire connessioni ad esempio con le realtà che organizzano l’evento e che potrebbero determinare ulteriori possibilità future. Incontri in cui non solo vendere ma anche fare un prezioso networking per aumentare la propria visibilità e allargare la propria rete di partner.

Nel lavoro di accompagnamento da sempre cerchiamo di facilitare lo scambio e di dare valore alle esperienze di ciascun giovane imprenditore o imprenditrice, perché quello che si impara facendo ha non solo un grande valore per chi lo fa, ma rappresenta un patrimonio di conoscenza che sarebbe un peccato non riuscire a condividere. Così per avere qualche consiglio su come gestire al meglio queste situazioni, abbiamo chiesto a Marilisa e Roberto di Officine Amaro, di condividere con noi qualche suggerimento su come gestire al meglio le fasi successive all’invito ad un mercato o un evento. Si tratta quindi di apprendimenti che derivano direttamente dalla loro esperienza sia come laboratorio sia come punto vendita dedicato a opere di legatoria e stampe realizzate con tecniche incisorie – tipografiche.

Ecco dunque cosa ci raccomandano!

“Grazie innanzitutto per questa opportunità di racconto, perché ci da l’occasione di condividere con altri giovani imprenditori le nostre esperienze. Partiamo innanzitutto dal fatto che pur essendo una realtà inaugurata da poco tempo, stiamo riscontrando dei buoni risultati in termini di diffusione del nostro marchio. Le pratiche che trattiamo sono abbastanza apprezzate e riceviamo complimenti, e inviti a partecipare ad eventi anche fuori dalla Puglia. Le proposte che riceviamo naturalmente non vengono tutte da sole, ma sono il frutto di precedenti contatti, derivano ad esempio dalla presenza a serate a tema, a eventi organizzati da altri, occasioni di networking in cui condividere il proprio approccio al proprio lavoro: è fondamentale seguire sempre in modo costante il flusso del vostro settore – mercato mirando ad un livello alto e competitivo. Quando presentiamo il nostro progetto siamo molto attenti a curare ogni dettaglio per far emergere l’identità del nostro brand nei temi e nei prodotti che realizziamo. Da non sottovalutare, almeno per i primi periodi, l’opportunità di presentare e far conoscere la propria realtà sfruttando tutti i mezzi a disposizione, addirittura una sola esperienza potrebbe aprire altri inviti o richieste!

 

Gli inviti che abbiamo ricevuto sono legati alla nostra attività culturale e produttiva legata al mondo editoriale e produzioni indipendenti. Quando riceviamo questi inviti non cercati direttamente ci viene spontaneo seguire determinati ragionamenti e accortezze: essere preparati e conoscere tutto il mondo che circonda il vostro prodotto o tipologia di mercato è il passo fondamentale per capire in che direzione è bene seguire e come è meglio comunicare il vostro progetto.
Prima di inoltrare una mail ad un’azienda per proporre una collaborazione o semplicemente per creare un legame per futuri servizi e acquisti, meglio chiamare telefonicamente di persona e presentarvi spiegando chi siete e una breve info sulla vostra realtà. In questo modo sarete ricordati perché avrete cercato un contatto diretto rispetto all’inoltro di una mail – magari fraintesa come spam.

 

 

Ecco dunque i nostri consigli:

  1. Appena arriva un messaggio o una e-mail con su scritto qualcosa di interessante condividiamo il contenuto tra di noi. La condivisione è molto importante fra colleghi! Da qui inizia il confronto fra i membri per cercare di capire che domande porre prima di rispondere alla e-mail che riguarda l’evento. Rendersi disponibile anche se la decisione non è stata ancora presa. Se il tempo passa può essere d’aiuto inviare una e-mail per confermare la ricezione dell’invito e prendere tempo per fare tutte le valutazioni del caso e poter procedere alla definizione dei dettagli.

  2. Se la decisione presa è quella di non partecipare, è fondamentale rispondere e comunicare, con la maggiore cortesia possibile, la decisione di non aderire all’ eventuale progetto. Pensiamo che sia preferibile spiegare le motivazioni e allo stesso tempo dimostrare di rimanere a disposizione per future collaborazioni.

  3. Se la risposta dovesse essere positiva, quindi si conferma la collaborazione, si avvia la parte dei quesiti da porre a chi organizza: ad esempio, come si svolgerà l’evento? E’ al chiuso o all’aperto? (questo aspetto ad esempio per noi è fondamentale considerando che 80% dei nostri prodotti è composta da carta). Quindi cercare di capire il luogo dove si terrà l’evento è fondamentale, soprattutto se si tratta di un market dove esporre i propri prodotti. Essenziale è chiedere se hanno più sedi o quale potrebbe essere il luogo fisico dove posizionare i prodotti. Porre domande specifiche è solo un punto a vostro favore per un duplice motivo: più si cerca di capire se fa al caso vostro più starete tranquilli, dall’altra parte comprenderanno sicuramente uno spiccato interesse e professionalità. Questo vi aiuterà anche a comprendere meglio la serietà dell’organizzazione e a fare meglio le valutazioni sulla partecipazione effettiva.

  4. Viaggiate leggeri! senza avere troppe valigie o borse a cui pensare, magari inviando i prodotti e le attrezzature tramite un corriere. Mettere tutto in uno scatolone facilita il viaggio e nel caso in cui vi accorgiate di aver dimenticato qualcosa, potrete sempre aggiungerla poi al vostro bagaglio. A questo proposito, potrebbe essere molto utile scrivere una lista e fare una foto al vostro scatolone con tutto il materiale dentro, anche perché la foto potrebbe servirvi per verificare che sia tutto al proprio posto.

  5. Potrebbe essere strategica la scelta del posizionamento all’interno del market o della fiera, sempre se questa opzione vi viene data dagli organizzatori. Alle volte scegliere chi poter aver accanto potrebbe rappresentare un beneficio sia per comunicare bene l’idea di business sia per parlare dei propri prodotti e della propria vision. Avere colleghi che praticano in maniera differente il macro tema della fiera può essere vantaggioso, creando una sinergia fra i vari spazi espositivi attraverso una vera e propria concorrenza costruttiva e positiva.”

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Dalla terra alla tua pelle. La storia di Ekostè

28 Luglio 2022 ore 08:29

La storia di Laura e Monica, fondatrici dell’impresa Ekostè è una sintesi di vari aspetti interessanti, che si intrecciano tra loro: come in altre storie che abbiamo raccontato anche per loro il punto di partenza è determinato da un’esigenza personale, in questo caso un’intolleranza ai componenti della maggior parte dei cosmetici sul mercato, che spinge a studiare una soluzione che offra a se stessa e poi anche ad altre persone un’alternativa. In questi anni proprio l’attenzione alle esigenze di quella che magari è una “nicchia” a cui arrivare con proposte di qualità, ha spinto molte aziende a strutturarsi per venire incontro a quella che si rivela anche un’interessante opportunità commerciale.


Nel caso di Ekostè infatti il lavoro di queste intraprendenti ragazze di San Severo si inserisce in un mercato che in Italia muove cifre davvero impressionanti. Secondo il Rapporto “Numeri, trend, valori della cosmetica” a cura del Centro Studi di Cosmetica Italia “il totale del fatturato del settore cosmetico in Italia ammonta a 10,64 miliardi di euro, con una crescita annuale rispetto al 2020/21 dell’8,8%. Una tendenza importante che è ancora più marcata del segmento connotazione naturale e sostenibile che si attesta a 1,8 miliardi di euro di fatturato, pari a una quota di mercato del 16%”. Tra l’altro il mercato italiano è, tra quelli europei, uno dei più ampi ed in evoluzione, in cui i consumatori, sempre più consapevoli e tra i quali aumentano esponenzialmente i nativi digitali, chiedono ai produttori di compiere scelte che vanno nella direzione di prodotti realizzati con un’attenzione non di facciata ai temi della sostenibilità. La prospettiva quindi è che aziende, anche piccole, che nascono in questa fase storica e che hanno nel proprio dna una vocazione green, godranno sicuramente di un forte vantaggio competitivo, riuscendo a collocare la propria proposta in maniera forte ed accattivante.

All’interno di questo interessante scenario, abbiamo scelto quindi di raccontarvi le attività di Ekostè, brand di cosmetici creati con i prodotti agricoli della Puglia e la cui compagine è attualmente formata da Laura, naturopata e aroma terapeuta che si occupa della parte strutturale degli agrocosmetici, studiandone la formulazione e la nota aromatica e olfattiva e seguendo la linea produttiva degli oli essenziali e delle materie prime, e Monica che, anche grazie alla sua formazione in campo ambientale, si occupa delle relazioni con enti e partner e di selezionare i fornitori con cui sottoscrivere accordi commerciali. La loro attività è caratterizzata da un altro aspetto particolarmente significativo, e cioè il mettere a valore delle risorse che sono già presenti sul territorio di riferimento, il Gargano, e dargli nuove possibilità di diffusione, facendone gli ingredienti principali dei loro prodotti, in un percorso che va “dalla terra alla pelle”.

Per introdurre la nostra intervista abbiamo chiesto innanzitutto loro di selezionare 5 consigli su come scegliere un cosmetico di qualità, con altrettanti aspetti a cui badare quando si sceglie cosa comprare e che possono aiutarci fare delle scelte più consapevoli e spendere meglio i nostri soldi.

Ecco dunque cosa ci hanno consigliato:

  1. Osservare il modo in cui sono scritti gli ingredienti poiché, se questi sono indicati con la loro nomenclatura botanica in latino significa che non hanno subito processi chimici nella lavorazione; i nomi in inglese indicano invece sostanze sintetizzate chimicamente.

  2. Meglio scegliere di acquistare un cosmetico biologico, il che significa scegliere un cosmetico ecologico, che rispetti l’ambiente e osservi un profilo etico in tutti i suoi aspetti: dal flacone al packaging. Tutto è realizzato con materiali biodegradabili, riciclabili ed eco-compatibili.

  3. Scegliere creme non testate sugli animali e che riportino la dicitura di “dermatologicamente testato” per una garanzia e sicurezza maggiore.

  4. Meglio un prodotto che costa di più ma di cui si può tracciare la filiera e attestare la naturalezza attraverso test e diciture.

  5. Scegliere cosmetici con eccipienti naturali perché sono più assorbibili dalla nostra pelle, in quanto tali. Dove ci sono siliconi o petrolati, oltre ad essere nocivi per la pelle, formano un film idrolipidico che non fa totalmente assorbire la crema e quindi non va in profondità.

 

 

A questo punto, dopo aver preso bene nota dei loro consigli, possiamo partire con l’intervista a Laura e Monica!
Iniziamo scegliendo una parola che, secondo voi, spiega l’essenza di Ekostè.
Ne scegliamo due: BEAUTY FOOD, è questo infatti il concetto che ci piace associare ai nostri agrocosmetici Ekostè in virtù del motto aziendale “se non lo puoi mangiare, non lo puoi spalmare”. Così come siamo sempre più attenti alle etichette del food, attenti ai cibi sani, a km0, da filiera tracciata, così dobbiamo sapere cosa c’è in quel che spalmiamo sulla nostra pelle. Attraverso i prodotti agricoli pugliesi biologici abbiamo la sicurezza e la qualità degli agrocosmetici Ekosté che sono sinonimo di benessere, qualità e bontà.

Dicevamo che la vostra idea nasce da una combinazione di competenze ed esperienze personali. come siete riuscite a combinare insieme questi due aspetti?
L’idea nasce da un sogno e, al tempo stesso, da una esigenza di Laura: gran parte delle creme cosmetiche presenti sul mercato non erano utilizzabili per lei, in quanto le causano eruzioni cutanee, prurito. La causa principale di quella che si può considerare una vera e propria intolleranza è la presenza di agenti di sintesi.
A questo abbiamo aggiunto la voglia smisurata di voler diffondere la bellezza del nostro territorio, la natura, la campagna e la bontà dei prodotti agricoli, che qui si producono e si trasformano, abbiamo pensato di creare degli agrocosmetici: trasformare i prodotti agricoli pugliesi e utilizzarli per fare delle creme da spalmare sulla pelle, per idratarla, per nutrirla, per risvegliare con le profumazioni che scegliamo accuratamente quella memoria olfattiva insita in ognuno di noi.

C’è sempre nelle esperienze di avvio di un’impresa una situazione o un elemento inaspettato capace di sorprendere. è stato così anche per voi?
C’è un evento che ha caratterizzato il percorso di Ekostè, che ha dato un contraccolpo all’impresa ma più dal punto di vista morale, affettivo ed emotivo, mi riferisco al cambiamento della compagine societaria. La collaborazione del gruppo rende i processi di problem-solving più efficienti e veloci. La possibilità di confrontare idee, ricevere feedback e diversi punti di vista fa sì che le soluzioni ai problemi, le alternative, le correzioni vengano individuate e implementate molto più velocemente, ma non sempre è facile e/o immediato trovare i membri del proprio team, non sempre è facile volersi mettere in gioco, confrontarsi, essere allineati per competenze e professionalità, essere disposti all’ascolto.

A questo punto, se vi chiedessimo di scegliere un punto di forza e un aspetto di criticità della vostra attività, quali sarebbero?
Punto di forza: siamo i primi in Puglia a parlare di AGROCOSMETICA, trasformando prodotti agricoli unicamente pugliesi, raccontando e mostrando da dove proviene il cosmetico finale che il consumatore si spalmerà sulla sua pelle attingendo da consorzi ed enti certificati biologici, creando uno storytelling emozionale ed esperienziale.
Criticità: accesso ai canali di distribuzione (qualsiasi tipologia) perchè Ekostè è ancora molto piccola come dimensione aziendale (fatturato, quantitativi prodotti ecc).

Dicevamo anche in premessa che la relazione con il proprio territorio è uno degli aspetti che più vi caratterizza. Secondo voi che tipo di impatto possono avere e stanno già avendo attività come la vostra?
Studi di settore dimostrano che la pelle parla di emozioni, quindi stress, ansia, preoccupazioni si trasformano in eruzioni cutanee, dermatiti atopiche e seborroiche, psoriasi, eczemi ecc.
Trasformare i prodotti agricoli pugliesi che hanno delle qualità nutritive eccellenti renderà i nostri agroprodotti un beauty food dal punto di vista della qualità e creme sensoriali dal punto di vista emozionale. I dati dimostrano che la cosmetica naturale è un mercato in crescita, ed in crescita è il numero dei consumatori attenti all’etichetta, che cercano nei prodotti bio e vegani, sostenibilità e affidabilità. Prodotti che raccontano una storia di sostenibilità, una storia fatta di trasparenza, attenzione al mondo della produzione sin dall’approvvigionamento. Tra l’altro, da ottobre 2021 abbiamo iniziato una collaborazione (ancora in corso) con l’ ATS Tessere Daune, intrecci di donne e storie rurali, la prima rete pugliese di imprese femminili, costituita unicamente da imprenditrici donne, del settore agroalimentare e della trasformazione dei prodotti agricoli. L’obiettivo della rete è promuovere i prodotti, il territorio di Capitanata e della Puglia, attraverso attività di animazione culturale.

E nei prossimi mesi, quali attività vi aspettano?
A settembre, parteciperemo al SANA di Bologna, il principale palcoscenico del biologico e del naturale, e lo faremo con le attività di accompagnamento messe in campo da Arti e Regione Puglia, che ci supporteranno non solo nella copertura . Ci impegneremo nel cercare e sviluppare nuove relazioni commerciali, cercando buyer interessati alla distribuzione dei nostri agrocosmetici di Puglia, ma saremo li anche per analizzare i nuovi trend di mercato, per esempio dal punto di vista del packaging. L’anno scorso abbiamo partecipato al Sana come visitatori e come auditori ai diversi workshop, eravamo li anche nel 2019, è un luogo magico e stimolante per chi opera nel campo del naturale e della cosmetica. Questa volta ci andremo sicuramente con una consapevolezza e forti delle esperienze che derivano dall’impegno quotidiano che mettiamo nel far crescere la nostra azienda.

 

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Scarti: il riciclo creativo che fa del bene

25 Luglio 2022 ore 15:30

Angelica, Giacomo e Maurizio hanno creato “Scarti” un’Associazione che si impegna ad avviare trattative e collaborazioni con enti scolastici per il recupero di tutti quegli arredi che sono recentemente divenuti obsoleti. L’obiettivo del team è quello di realizzare, grazie al materiale di recupero, cucce per cani di cui una parte sarà destinata alla vendita e la restante parte sarà donata ad enti ed associazioni in difesa degli animali. In tal modo si alimenta un circolo “virtuoso” che, attraverso il percorso creativo, parte dal recupero e arriva da un lato alla benefica restituzione di un bene alla comunità, dall’altro a soddisfare l’esigenza della sostenibilità economica.

Licia, mascotte di Scarti, nel primo prototipo di cuccia

Attualmente il team ha sede operativa negli ambienti di Spazio 13 a Bari, dove insieme ad altre aziende o liberi professionisti, condivide non solo macchinari, strumenti e materiali, ma soprattutto idee.

Siamo andati a trovarli e abbiamo toccato con mano la passione, la creatività e l’operosità con cui portano avanti i processi di ideazione e produzione che coinvolgono il loro progetto.

 

A che punto siete con l’attività di progettazione tecnica delle cucce?

Stiamo finalizzando la progettazione, siamo ad un buon punto in quanto abbiamo trovato una formula che possa rispettare il desiderio di creare un prodotto leggero e allo stesso tempo bello.

 

Il 15 luglio si è tenuta la presentazione ufficiale del progetto a Spazio 13. Come è andata?

La presentazione si è tenuta all’interno dell’evento “Spazio 13 – Una volta non c’era”, durante il quale le porte di Spazio 13 con una serie di attività si sono aperte al quartiere e alla città, in occasione della fine della stagione lavorativa.

L’evento è andato molto bene, abbiamo raggiunto 13 tesserati in una sera e ne siamo molto contenti. Per quella occasione abbiamo realizzato piccoli oggetti e introdotto una nuova idea. Abbiamo creato piccoli giochini con filo per gatti con forma di pesciolino e lucertola, ossi da mordere per cani in betulla, porta bustine per cani a forma di osso svitabili, targhette per collari circolari e esagonali sia per cane che per gatto completamente personalizzabili al momento. Infine abbiamo ragionato molto su quest’ultimo pezzo, volevamo utilizzare un banco scolastico anche per questo prodotto e la nostra idea si è realizzata grazie ad una grande quantità di cartone ondulato che abbiamo recuperato da un supermercato che lo stava gettando via. Così è nato il tiragraffi per gatti.

Per quella giornata volevamo anche fare qualcosa in più e abbiamo deciso di creare le tessere ufficiali di SCARTI e un piccolo spazio dedicato ad un pet bar per cani con free drink e biscottini per tutti i cani che ci venivano a trovare.

 

Che strategia state adottando per costruire e successivamente ampliare la rete di partner a sostegno del progetto?

Siamo stati in grado di sfruttare gli eventi che Spazio 13 ha organizzato durante l’anno, riuscendo a fare interessare molte persone al progetto. Per quanto riguarda gli istituti scolastici, ci siamo sentiti per telefono e dove possibile ci siamo presentati di persona per facilitare la comprensione delle modalità di scambio con le scuole. Al momento ci manca un solo istituto da cui effettuare il ritiro.

Con la stessa modalità ci siamo rivolti ad aziende che trattano il legno ma in questo caso abbiamo avuto più difficoltà a causa del suo crescente costo, che impedisce di donarci il materiale.

 

Spazio 13 ha accolto la vostra impresa insieme a tante altre. Con chi condividete gli spazi? Quanto questa convivenza sta favorendo lo sviluppo del vostro progetto?

Lavorare in una realtà come Spazio 13 ci ha aiutato davvero tanto, molte delle organizzazioni al suo interno hanno esperienza pregressa in gestione di una associazione o comunque nella partecipazione a bandi ed è bello portare avanti un progetto con il supporto di altre persone.

Fino ad ora abbiamo condiviso lo spazio con Studio Oak (progetto vincitore PIN Botanical Baby) e Modulab. Gli spazi sono limitati per cui molto spesso ci trasferiamo nella falegnameria del piano 0 di Spazio 13 per operare con più libertà e questo ci ha permesso di ultimare tutti i gadget che avevamo in progetto per l’evento del 15 luglio senza rallentamenti.

 

Come si evolverà nei prossimi mesi il vostro progetto? Quali azioni avete in serbo per il follow up?

Nel prossimo mese prevediamo di concludere il processo di modifica della lista dei macchinari e consecutivo acquisto degli stessi. Dopo ciò, provvederemo alla produzione delle cucce e porteremo avanti la comunicazione con le associazioni in difesa degli animali. Allo stesso tempo inizieremo a creare una strategia di pubblicazione sui social network. Infine provvederemo all’organizzazione, su ogni fronte, dei corsi che abbiamo in programma. Abbiamo in mente di proporre una collaborazione ad alcune realtà che abitano Spazio 13, per la realizzazione di corsi di artigianato e decorazione in grado di coniugare teoria e pratica. Pensiamo a corsi di due tipologie: in una tipologia sicuramente partiremo da una infarinatura generale sulla lavorazione del legno per arrivare a parlare in maniera più approfondita della lavorazione dei banchi e probabilmente di altri tipi di legno; con la seconda tipologia proveremo a progettare un oggetto e ad arrivare al prodotto finito, andando a decorare l’oggetto con tipi diversi di disegni e colori.

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