Blog

Stai visualizzando: tutti i post sull'argomento "follow up"
Copertina del post Officina Chiodo Fisso: dal Carnevale e da Barcellona l’ispirazione per l’of

Officina Chiodo Fisso: dal Carnevale e da Barcellona l’ispirazione per l’officina del futuro made in Puglia!

08 Marzo 2022 ore 08:42

Emanuele Ricchi e Alessio Verdolino hanno avviato nel 2020 Officina Chiodo Fisso, una nuova idea di officina che vuole coniugare le tradizioni del loro territorio, terra di maschere, cartapesta e Carnevale, le innovazioni apprese durante la formazione in giro per l’Europa e la sconfinata passione per la natura in tutte le sue forme, da cui traggono materiali e ispirazione. 

Li abbiamo incontrati per farci raccontare cosa li ha spinti a partecipare a PIN, come è stato portare avanti l’attività dopo la vittoria del bando e come stanno gestendo il follow up a oltre un anno dall’avviamento. 

Quando si varcano le soglie di Officina Chiodo Fisso ci si sente trasportati per un attimo in un mondo magico: sulla sinistra stampanti 3D danno vita a progetti coloratissimi, sugli scaffali si accavallano pezzi di sculture di cartapesta di dimensioni enormi, in ogni dove sbucano animali in ferro a grandezza naturale, le pareti sono ricoperte di schizzi e post-it derivanti da chissà quale brainstorming. 

I due si conoscono a Putignano, città del famoso Carnevale e città natale di entrambi, durante l’estate del 2017, perché tutti e due, per ragioni diverse, si trovano a far parte dello Staff del FAU Festival, un festival cittadino dedicato alla fabbricazione e all’arte urbana. 

In quell’estate Emanuele è già attivo sul territorio con il nome di Officina Chiodo Fisso, dopo aver fatto gavetta nei Capannoni del Carnevale di Putignano, mentre Alessio ha un suo studio di Architettura a Madrid, dove si è trasferito dopo la sua formazione tra Roma e Barcellona: conoscendosi meglio, ci raccontano, hanno capito subito di avere competenze, sogni e abilità complementari. 

Si può dire che per i due sia stato un vero e proprio colpo di fulmine: nei mesi successivi Alessio lascia la Spagna e, tornato in Puglia, assieme a Emanuele realizza un’installazione interattiva per un rinomato festival della loro città: “è stato il nostro primo progetto insieme dalla fase di brainstorming alla realizzazione effettiva, in cui abbiamo potuto unire il background di artigiano di Emanuele con il mio di designer, scoprendo che quell’accoppiata  effettivamente funziona. Da lì il nostro sodalizio è continuato in maniera estremamente naturale nel corso dei mesi, durante i quali, sempre collaborando con altre realtà sul territorio, abbiamo costruito passo dopo passo quello che vedete oggi.”.

Dopo un anno di lavoro insieme però la necessità di avere uno spazio in cui poter dare vita in totale tranquillità e sicurezza alle loro idee è diventata importante e per questo, sotto consiglio di un’amica progettista, decidono di partecipare a PIN. 

“PIN è una grande opportunità, che ognuno di noi due aveva valutato anche individualmente. Bandi come questo offrono un’opportunità anche a chi non dispone di fondi propri, ma solo di idee valide e voglia di mettersi in gioco e di costruirsi una strada, testando le proprie capacità. 

Quando noi siamo partiti lavoravamo con macchinari autocostruiti, prestati o acquistati con le poche finanze di cui disponevamo e ovviamente questo per noi era un limite, in quanto difficilmente riesci a rivolgerti ad un pubblico ampio ed esigente senza le giuste attrezzature.”.

Ma il lavoro fatto negli anni, la formazione e il background variegato di entrambi li hanno aiutati: soprattutto nella fase di definizione del progetto tutti e due avevano le idee chiare sul futuro che si immaginavano e questo ha permesso loro di sfruttare al meglio le opportunità messe a disposizione dal bando. 

L’avviso PIN ci ha permesso di far evolvere un investimento che noi già avevamo avviato: abbiamo usato ogni centesimo dei 30mila euro ricevuti per spingerci sempre un passo più avanti, affittando lo spazio che oggi ci ospita e potendo coinvolgere una serie di professionisti che ci ha guidato nel nostro percorso.”. 

Alessio: “Sono tanti gli aspetti del bando PIN che riteniamo particolarmente interessanti: sicuramente il modello del Canvas PIN, che ti costringe a lavorare per obiettivi a breve, medio e lungo termine, ci ha permesso di capire come organizzare le varie fasi del lavoro ed è un modello che adesso stiamo provando ad applicare di anno in anno.”.

Emanuele: “Ma anche l’idea che il finanziamento non sia erogato tutto nello stesso momento, ti spinge a lavorare con maggiore precisione finanziaria e amministrativa, cosa che per noi è stata fondamentale per questo primo anno di attività. Grazie ai gettoni dell’accompagnamento poi, abbiamo potuto avvalerci dell’aiuto di professionalità esterne che ci hanno guidato e supportato nello sviluppo di impresa: nel nostro caso è stato fondamentale coinvolgere un ingegnere per la sicurezza che ci ha aiutato nella transizione da associazione ad azienda.”. 

Parlando con loro è impossibile non notare quanto siano fieri e convinti del percorso che hanno intrapreso come azienda e delle potenzialità del loro progetto. 

Provenendo da ambiti di formazione molto diversi, il loro è un approccio innovativo verso il processo creativo: non si pongono limiti nell’utilizzo di materiali e i progetti realizzati sono la dimostrazione della loro poliedricità, in quanto spaziano negli ambiti più diversi. 

Oltre a dedicarsi all’ideazione e realizzazione di oggetti artistici il duo di Officina Chiodo Fisso collabora con diversi festival culturali del territorio del sud-est barese, per i quali realizza installazioni site specific, e ha realizzato alcuni progetti di rigenerazione Urbana sia a Putignano che in altri paesi del circondario.

Nonostante abbiano avviato l’impresa nel pieno della pandemia sono riusciti a mantenere attivi i contatti creati durante gli anni precedenti di impegno in associazioni e di gavetta nei capannoni del Carnevale e questo ha permesso loro di continuare a lavorare, seppur in forma ridotta, anche quando il resto del mondo si è fermato. 

Quando gli chiediamo cosa hanno in cantiere quasi all’unisono ci rispondono che il più grande interrogativo di questi mesi è testare e provare a lavorare materiali più conformi alla loro idea di sostenibilità: “È dalla fine dello scorso anno che ci interroghiamo sul tema della sostenibilità dei materiali che lavoriamo e sicuramente questo sarà un tema che porteremo con noi per lungo tempo: quest’anno vogliamo testare nuovi materiali a basso impatto ambientale provando a portare nel nostro ambiente artistico e culturale prodotti innovativi ma anche una nuova consapevolezza.”. 

Ma non è tutto: come ci dicono loro stessi, infatti, sin dall’inizio hanno deciso che avrebbero mantenuto alto il grado di sperimentazione e innovazione dei progetti e per fare ciò l’unica via è partecipare a bandi regionali, nazionali ed europei. Ed è proprio così che sono nati due dei progetti che li tengono occupati ora ma anche per i prossimi mesi: il primo in collaborazione con l’APS Venti di Scambio di Conversano, si chiama “CAOS – Cittadinanza Attiva Open Source” ed è un progetto molto ambizioso che punta ad aprire a Conversano un punto Precious Plastic, ovvero un laboratorio di raccolta e trasformazione della plastica, e a concretizzare all’interno della stessa sede uno spazio in cui realizzare laboratori legati all’autoimprenditorialità, alla progettazione europea e al design sostenibile; il secondo progetto invece è in collaborazione con il comune di Capurso per la riqualificazione di un antico edificio ecclesiastico che verrà trasformato in un museo. 

Tra le attività in cantiere spiccano anche diversi laboratori avviati con progetti di PCTO con gli istituti scolastici o con le associazioni del territorio, come iMake, associazione culturale che gestisce l’ex Macello, con la quale già lo scorso anno hanno realizzato un laboratorio che spaziava tra gli ambiti del design, dell’ecosostenibilità e della progettazione condivisa e che aveva come obiettivo finale la realizzazione di arredi esterni per l’ex Macello di Putignano, di Conversano e di Corfù. Durante il laboratorio assieme ai partecipanti si sono attraversate le varie fasi della progettazione, fino alla creazione finale del prodotto in ceramica che è stato realizzato grazie alla collaborazione con Marco Rocco, celebre ceramista di Grottaglie. 

 

Tra i progetti a lungo termine un posto speciale è riservato al Carnevale: rimane infatti la voglia di continuare a partecipare al Carnevale sperimentando nuove forme di progettazione che siano in grado di coinvolgere la comunità a più livelli e nuovi modi di vivere la cartapesta, sempre con un occhio puntato alla sostenibilità. 

Tra tutti i lavori di cui si occuperanno nel 2022 ci sono progetti cominciati negli anni precedenti, durante la militanza in associazione e questa è la dimostrazione che “se riesci ad avere una visione chiara di ciò che ti interessa e di ciò che vuoi fare, prima o poi i risultati e i riconoscimenti arrivano.”

 

Copertina del post Avanzare per obiettivi e testare tutti i canali: la strategia vincente di O

Avanzare per obiettivi e testare tutti i canali: la strategia vincente di Olivante

22 Dicembre 2021 ore 11:49

Mario e Marco Morrone hanno avviato nel luglio 2019 il progetto vincitore PIN Olivante, prima piattaforma digitale in Italia specializzata sul mercato dell’olio extravergine d’oliva che permette a tutti i ristoratori di ordinare l’olio più adatto alla propria cucina direttamente dai piccoli produttori e frantoi d’Italia. Hanno affrontato il primo lockdown proprio mentre veniva lanciata la piattaforma, ma nonostante questo, grazie ad una strategia vincente, sono riusciti in modo efficace a far parlare di sé e della propria idea, raggiungendo obiettivi significativi che adesso gli permetteranno di crescere ancora e sperimentare nuove strade.

Abbiamo chiesto loro di raccontarci come l’impresa avviata con il bando PIN sta evolvendo dopo la chiusura del periodo di finanziamento e come stanno cercando di cogliere le opportunità offerte dalle principali tendenze nel settore dell’agrifood in questo momento.

 

Come state gestendo la fase di follow up? Ci sono opportunità che siete riusciti a cogliere e che vi hanno permesso di far crescere il vostro progetto?

Si, siamo partiti subito con le application per nuovi fondi e percorsi dedicati alle startup innovative come la nostra e ad agosto 2021 siamo stati selezionati da Invitalia, tra le prime 10 startup del Sud Italia, per partecipare al secondo programma di accelerazione di Bravo Innovation Hub dedicato al mondo Agrifood. Grazie a questo percorso, oltre a nuovi fondi, abbiamo ampliato enormemente il nostro network di possibili stakeholder con i quali stiamo lavorando ad importanti partnership sia istituzionali che commerciali.

 

I periodi di lockdown dovuti al diffondersi dell’emergenza sanitaria, che hanno travolto il vostro progetto e tanti altri nel pieno delle attività, quanto hanno inciso sulle vostre azioni e scelte? Come avete reagito a quei momenti di difficoltà?

Abbiamo lanciato la nostra piattaforma a dicembre 2019 e da lì a tre mesi è iniziato il primo lockdown colpendo soprattutto il mondo della ristorazione e quindi, indirettamente, anche noi. Nonostante ciò, abbiamo trovato proprio in quei mesi la nostra “killer app” spostando l’attenzione sulla grande biodiversità che esiste nel mondo dell’olio extravergine d’oliva e creando una vera e propria guida all’abbinamento per gli chef.

 

Nel vostro progetto è stato centrale l’investimento nell’ambito comunicazione: in cosa è consistito e che risultati vi ha permesso di ottenere concretamente? Che consigli dareste in tal senso ad altre imprese giovanili?

La nostra è una startup “execution driven” ovvero concentriamo le nostre grandi potenzialità maggiormente nel modello di business e meno nella tecnologia. Dopo aver fatto molti test sul nostro mvp, bisognava capire quali canali utilizzare per raggiungere i nostri target e come far sì che si fidassero di noi. Tra i vari esperimenti, quelli che ci hanno soddisfatti maggiormente sono stati Facebook e le PR: con il primo canale generiamo lead sia a pagamento che tramite contenuti targettizzati; col secondo abbiamo lavorato più ad alto livello sull’awareness e sulla reputation e abbiamo ottenuto circa 50 pubblicazioni sulle più importanti testate nazionali come Sky TG 24, Ansa, Il Sole 24 ore, Millionaire e Forbes.

Il consiglio è quello di fare esperimenti sin da subito su tutto, partendo dal problema/soluzione con pochi early adopter per poi capire attraverso quale canale riuscire a raggiungere il customer segment, testando tutti i canali senza escluderne nessuno.

 

Il vostro team si è ampliato? Ci sono collaboratori che hanno influito positivamente sull’andamento delle attività?

Siamo partiti solo in due, io e mio fratello Marco, e ad oggi abbiamo un nuovo CTO e collaborazioni stabili con agenzie e freelance principalmente in ambito commerciale e marketing, tutti coinvolti perché credono in ciò che facciamo e nella scalabilità del nostro progetto.

 

Ci sono nuove opportunità all’orizzonte che pensate di cogliere? Come vi state orientando?

Probabilmente avvieremo la ricerca di nuovi fondi con l’inizio del nuovo anno che ci consentiranno di lanciare la nuova piattaforma con il nostro “algoritmo di raccomandazione” ed espandere la rete commerciale così da imporci come leader nel mercato b2b dell’olio extravergine entro la fine del 2022.

 

Cosa vi aspettate nei prossimi mesi? Su cosa state lavorando? A quali obiettivi state puntando?

Emergenza sanitaria permettendo, ci aspettiamo di recuperare i lunghi mesi persi in questi due anni lavorando principalmente con la ristorazione per poi lanciare un servizio dedicato per il consumatore finale.

 

C’è qualcosa in particolare che, sulla base della vostra esperienza, vorreste suggerire a chi oggi si appresta ad avviare un’impresa giovanile?

Oggi gli strumenti, finanziari e formativi, per fare startup sono ovunque per cui chiunque voglia davvero fare impresa ne ha la possibilità.

Inoltre, la maggior parte dei progetti che vedo fallire hanno in comune un problema di fondo: sono soluzioni che non risolvono alcun problema. Così si perdono tante risorse, tempo incluso, per sviluppare cose che nessuno userà mai.

“Fare startup” ha regole ben precise e, a questo proposito, è importantissimo non bruciare le tappe, avanzare per obiettivi e testare ogni cosa. Solo dopo aver creato un prodotto/servizio che sia davvero in linea con i bisogni del proprio target, si può iniziare ad investire nello sviluppo e nell’acquisition.

Copertina del post Pin Bike: storia di una passione diventata successo

Pin Bike: storia di una passione diventata successo

22 Novembre 2021 ore 12:41

Ascoltare Nico Capogna di Pin Bike e il racconto di come il progetto vincitore PIN sia cresciuto e sia sempre in evoluzione, significa subito percepire la passione e l’etica che si celano in questo lavoro. Ogni conquista, ogni collaborazione attivata, ogni nuovo cliente, ogni bando vinto è il risultato di una visione mai scontata, intraprendente e molto dinamica. Questa intervista merita una dose di attenzione in più, soprattutto per i giovani imprenditori che si affacciano adesso sul mercato, perché è possibile trarne davvero ispirazione e insegnamento. E poi il team di Pin Bike è alla ricerca di un nuovo collaboratore!

 

Sono passati quasi 4 anni dall’avvio del vostro progetto e avete partecipato a numerosi bandi sia a livello nazionale che a livello internazionale. Quali tra tutti hanno rappresentato una risorsa preziosa che ha permesso alla vostra impresa di crescere?

Pin Bike (http://www.pinbike.it/) sin dalla sua nascita, e per sua natura, è un servizio che si rivolge a realtà che accedono a finanziamenti pubblici per incentivare la mobilità sostenibile, in particolare quella collegata alle tratte casa/scuola e casa/lavoro.

Di conseguenza il team si è sempre applicato nelle partecipazioni a numerosi bandi pubblici, sia direttamente collegati alla startup, sia prestando il contributo a procedure pubbliche non direttamente collegate a Pin Bike, assistendo enti pubblici e aziende nella compilazione e partecipazione a queste procedure.

Questo ha permesso un accrescimento delle competenze di project management, competenze che stanno diventando sempre più fondamentali con la crescita dell’attività. In particolare siamo orgogliosi di aver avuto accesso a un cospicuo finanziamento di Invitalia, nell’ambito della misura Brevetti+, pari a €140k, grazie a cui stiamo riscrivendo il software Pin Bike e sviluppando un nuovo device hardware.

Inoltre siamo molto lieti di annunciare che dalla primavera dell’anno prossimo Pin Bike supererà i confini nazionali. Abbiamo vinto il bando dell’EIT for Urban Mobility (l’Istituto Europeo per l’Innovazione Tecnologica, sezione dedicata alla mobilità urbana sostenibile). Il fondo permetterà l’attivazione del sistema Pin Bike (per il rilascio di incentivi economici a cittadini al bike to work e al bike to school, tramite voucher che verranno spesi esclusivamente in qualsiasi attività commerciale della città) in ben due capitali europee, Istanbul e Tallin e nella città di Braga in Portogallo.

Il bando è stato vinto in un partenariato che ha coinvolto sei nazioni europee, includendo, oltre ai Comuni che ospiteranno il progetto, due centri di ricerca universitari, il KTH di Stoccolma e il CERTH greco. Al partenariato ha partecipato anche Nextome srl, la software house di Conversano con cui adesso stiamo collaborando per la versione Pin Bike 2.0.

 

C’è molta attenzione attualmente su temi quali la mobilità sostenibile. Ci sono nuove sfide a cui adesso state lavorando?

Quando si dice “non tutti i mali vengono per nuocere”, credo che la pandemia abbia mobilitato maggiormente le coscienze dei governi verso tematiche collegate alla sostenibilità ambientale.

A parte i fondi dedicati al tema del PNRR, stiamo vedendo sempre più iniziative governative con obiettivi ben precisi. Fra queste le ultime a cui abbiamo lavorato sono due: una dedicata agli istituti scolastici e una per le imprese private.

È la prima volta, almeno da quando esiste Pin Bike che il Governo destina dei fondi ad hoc, per le aziende private e le scuole, dedicati alla smart mobility e quindi alla mobilità sostenibile.

Il bando RiGenerazione Scuola destina agli istituti italiani un fondo fino a €25.000 per attivare progetti di educazione alla sostenibilità ambientale. Per l’occasione abbiamo candidato al bando ben 28 istituti in tutta Italia. Speriamo che i risultati vengano resi pubblici il prima possibile, così da poter attivare i progetti per la primavera 2022.

Ogni scuola avrà la possibilità di dotarsi di rastrelliere per biciclette da esterni e corsi di ciclomeccanica e sicurezza stradale organizzati in collaborazione con FIAB, che è nostro partner, ma anche di attivare Pin Bike per gli studenti e lavoratori dell’Istituto, mettendo a disposizione un fondo per i premi pari a €10.000.

Per quanto riguarda le imprese invece è epocale la novità introdotta con il Decreto Sostegni BIS.
Il Decreto sancisce come obbligatoria la figura del Mobility Manager aziendale e destina un fondo (50 milioni di euro) alle imprese per attivare progetti di mobilità smart in azienda.

Il Decreto obbliga le aziende inoltre alla redazione del PSCL (Piano Spostamenti Casa Lavoro), quel documento di analisi della mobilità aziendale, programmatico, con cui si identificano le attività da compiere negli anni successivi per ottimizzare, in chiave sostenibile (cioè riducendo l’utilizzo dell’auto privata), l’afflusso quotidiano dei lavoratori.

Per l’occasione quindi abbiamo composto un team dedicato alla redazione e all’aggiornamento dei PSCL. È stato un lavoro che ci ha permesso di offrire un pacchetto di servizi ai nostri clienti più completo. Adesso andiamo a fare programmazione e analisi dei flussi e nello stesso tempo proponiamo una valida soluzione, che sta dimostrando nei contesti più svariati la sua efficacia.
Questo nuovo servizio ci ha permesso di acquisire nuovi clienti, anche molto importanti, come A2A.

 

Quali strategie state adottando per consolidare la vostra azienda e facilitarne la sostenibilità nel futuro?

Pin Bike è un sistema giovane che cresce e sta facendo parlare di sé, ma è in continua evoluzione. Abbiamo all’orizzonte diverse nuove direzioni da percorrere.

Stiamo lavorando con alcuni governi più piccoli come Cipro per collegare il sistema degli incentivi al bike to work con la fiscalità: in breve, un cittadino che possiede l’auto paga le tasse collegate al possesso, il governo può monitorare con Pin Bike se utilizza la bici per andare al lavoro al posto dell’auto e in cambio, piuttosto che una somma economica, gli offre una detrazione sulle tasse.

Stiamo inoltre costituendo un partenariato per la partecipazione a un bando Horizon dedicato alla mobilità che si aprirà ad aprile.

L’obiettivo è offrire ai committenti un sistema che copra e certifichi in maniera antifrode, tutta l’intermodalità urbana sostenibile, fra cui bici e carpooling (feature già offerte in Pin Bike) e il Trasporto pubblico locale (ci stiamo lavorando).

Heatmap per la pianificazione del traffico

 

In quali Comuni siete riusciti a portare il progetto PIN BIKE?

Il sistema tecnologico attualmente è attivo nel Comune di Bari e negli 11 Comuni del Patto della zona Ovest nell’Area Metropolitana di Torino, permettendo ai cittadini di ricevere fra i 20 e i 25 centesimi per km nelle tratte casa/scuola e casa/lavoro e fino a 4 centesimi nelle tratte generiche effettuate all’interno del perimetro urbano (per evitare il rimborso anche delle attività agonistiche in bicicletta fuori città è stato impostato un perimetro urbano al cui interno è possibile guadagnare l’incentivo).

Da luglio 2020 il sistema è attivo nella città di Pescara e nel Comune di Bergamo.

Dall’1 marzo il progetto è partito nel Liceo Formiggini di Sassuolo, configurandosi così come il primo progetto di incentivi al bike to school in Italia.

Da aprile il sistema è stato implementato per i lavoratori delle oltre 50 sedi ospedaliere della AUSL di Bologna.

Da maggio il progetto è partito nel comune di Foggia.

Le prossime attivazioni programmate sono nei Comuni di Taranto, Brindisi e Napoli.

Nel 2022 il progetto sarà implementato tramite un bando devoluto dall’EIT for Urban Mobility nei comuni di Istanbul, Tallinn e Braga.

Da Dicembre 2021 Pin Bike partirà per i cittadini del Comune di San Giorgio a Cremano.

I risultati sono tangibili e soprattutto misurabili: dall’attivazione del sistema si è raggiunta una media fino a 6 km (urbani) al giorno a persona!

L’Amministrazione comunale di Bari (il primo progetto attivato, da maggio 2019) vedendo gli importanti risultati del programma MUVT in bici, ha deciso da novembre 2020 di estendere il sistema a un numero indefinito di cittadini con un accordo triennale, rendendo la misura non più sperimentale ma sistematica. Ne approfitto per lanciare un invito ai lettori: se siete residenti nel Comune di Bari, o ci lavorate e/o studiate, potete fare richiesta per il kit Pin Bike così da ricevere gli incentivi economici offerti dal comune che verranno corrisposti direttamente sul Conto Corrente bancario comunicato al Comune. Per iscriversi basta compilare il form a questa pagina http://www.tiny.cc/MUVT

 

Quale strategia adottate per entrare in contatto con le Amministrazioni Comunali e fare sì che sposino la vostra idea?

Ci mettiamo prima di tutta tantissima passione nella presentazione del progetto, partecipiamo ad incontri tematici dove possiamo conoscere i dirigenti, tecnici e assessori collegati all’ambiente e all’urbanistica e successivamente monitoriamo tutte le iniziative pubbliche per proporre a loro la partecipazione con il programma Pin Bike.

 

C’è stato un momento dall’inizio del vostro percorso in cui avete avuto timore per il futuro? Come l’avete gestito?

Si decisamente all’inizio, dopo i primi 5 mesi circa dalla costituzione sono terminati i €30k di Pin e quindi siamo stati costretti ad attivare un finanziamento in banca.

Da quel momento ho cominciato ad avere notti insonni, mi chiedevo quando avremmo mai recuperato tutti quei soldi. Come ho risolto? Con i sonniferi! (Scherzo!) Ho cominciato a fare yoga e meditazione!
Quella fase del percorso la ricorderò credo per sempre, perché è proprio in quei mesi che c’è stato lo switch, da un progetto appassionato ma ancora giocoso, a un lavoro serio.

Credo che le competenze che si acquisiscono nel portare avanti startup tecnologiche siano inestimabili e si possono imparare solo sul campo. Questo è quello che mi sono detto anche nei periodi di “crisi”, se Pin Bike chiudesse resterebbero competenze e know how che rimarranno impresse per tutto il resto della vita, e torneranno sicuramente utili, nei più svariati campi.

Oggi Pin Bike è in espansione, stiamo cercando nuovo personale e ho invitato l’ARTI ad attivare un’iniziativa di matchmaking fra i Pin così da scambiarsi competenze e magari scoprire nuove figure. È ad esempio il caso di Vincenzo De Laurentiis, a capo anche lui di un progetto Pin, adesso collaboratore nel team a tempo pieno. Figura validissima e che sta dando un contributo importante nell’evoluzione, soprattutto all’estero, del progetto.

Abbiamo una posizione lavorativa aperta che è stata pubblicata sulla newsletter PIN in questi giorni.
Cerchiamo una figura flessibile, smart, che voglia crescere e mettersi in gioco. Sarà focalizzata sulla gestione dei processi di comunicazione, fra social, stampa, organizzazione di eventi. La conoscenza dell’inglese è fondamentale, così come una discreta digitalizzazione. Ma uno dei requisiti più importanti è avere passione per la bici urbana o per lo meno essere sensibile alle tematiche ambientali.
L’etica alla base di questo progetto è fondamentale, è quella che ti fa brillare gli occhi e ti permette di considerare questa attività non solo come un lavoro per guadagnare, ma come una mission. Questo è il momento di cambiare, non ce ne saranno altri. Pin Bike vuole accelerare questa transizione e ci crediamo così tanto che, anche se sta andando discretamente bene, continuiamo a non dormirci la notte!

Copertina del post IOM ovvero Internet Of Materials

IOM ovvero Internet Of Materials

10 Novembre 2021 ore 15:52

Materiali (e strategie) intelligenti per fare innovazione tecnologica.

Come rendere intelligenti i materiali da costruzione facendo si che siano essi stessi a comunicare un problema di staticità di un edificio? Come gestire in maniera smart un magazzino con sistema di tracciamento automatico della merce?
Spesso le imprese ad alto contenuto tecnologico hanno sempre una sorta di dualismo, da un lato l’idea (in particolare quelle vincenti) è spesso di una semplicità che contrasta con le competenze e risorse economiche necessarie a realizzarla.

Il caso del progetto IOM e dell’azienda Bricksensitive srl costituita da Giammichele Morgante e  Nicola Di Battista affronta queste sfide ad ampio raggio proponendo soluzioni che spaziano dall’industria 4.0 alle nuove Smart Cities, dallo Machine Learning all’Intelligenza Artificiale. Ma, ad oltre due anni dalla vittoria di PIN, la loro impresa può dimostrare che anche con un finanziamento iniziale contenuto è possibile avviare un processo aziendale virtuoso. La vera sfida quindi è quella di reperire ulteriori risorse economiche che permettano ad un prototipo di andare sul mercato, non prima di aver costruito collaborazioni con altre imprese e Università, ed aver allargato il proprio team.

-Da cosa è nata l’idea che avete candidato a pin? Come siete riusciti a combinare insieme competenze ed esperienze personali?

Siamo nati come gruppo di ricerca indipendendente nel 2016. Le nostra formazione e le nostre competenze erano e sono tutt’ora trasversali. L’intenzione è sempre stata quella di innovare e sentirci protagonisti nella definizione del futuro del nostro territorio: una volontà pura e una voglia di fare disinteressata da particolari dinamiche. Quando dico che è iniziato tutto “per gioco” non scherzo affatto: abbiamo intercettato alcune necessità, unito le nostre skills e dato vita a diverse idee, le quali si sono concretizzate nel progetto “IOM – Internet of Materials”.

-Scegliete una parola che, secondo voi, spiega l’essenza di BrickSensitive.

Ne scelgo 2: “Materiali intelligenti“. Il nostro focus è sul monitoraggio delle opere edili, infrastrutturali e non, pubbliche e private. Dalle nostre ricerche di settore e validazioni con diversi player, abbiamo avuto modo di constatare quanto sia stato, per lungo tempo, fermo su tecnologie e vecchi modelli decisionali, i quali hanno portato ad una serie di eventi (anche fatali) e ad una stagnazione del mercato. Noi siamo entrati in gamba tesa all’interno di questo comparto portando una visione “disruptive” ed una alternativa alle normali operazioni: la necessità di monitoraggio e tracciamento cresceva in maniera direttamente proporzionale alla necessità di sicurezza da parte delle persone, i diretti utilizzatori di queste opere.
La nostra Mission è quindi quella di “Rendere i materiali intelligenti” e di “Lasciar parlare i materiali”: chi meglio di loro può comunicarci il proprio stato!
Come lo facciamo? Inserendo sensoristica direttamente nella fase di produzione o ristrutturazione e rielaborando i dati con un particolare sistema Cloud basato su Rete Neurale Artificiale, fornendo un servizio di prevenzione e manutenzione predittiva!
Perché lo facciamo? Affinchè determinati eventi non accadano più!

Nel percorso di PIN non abbiamo avuto situazioni particolari degne di nota, complice l’elevata sensibilità sull’argomento “sicurezza e monitoraggio” da parte degli enti e della società. Per raccontare un piccolo aneddoto (aggiungerei “tristemente fatale”) che ha confermato il percorso che avevamo intrapreso, dobbiamo fare un passo indietro a circa un anno prima di PIN, nel Luglio 2018.
Come gruppo di ricerca indipendente stavamo facendo le nostre ricerche di mercato e ci stavamo interfacciando con diversi professionisti ed imprese, al fine di reperire informazioni e materiali utili alla definizione di quello che sarebbe poi diventato il progetto IOM. Quel giorno eravamo in visita da un professionista che, dopo aver ascoltato le peculiarità del nostro progetto esordì con “il monitoraggio sta diventando importante ma io mi affaccerei a queste tecnologie fra un paio di anni magari..”
Ahimè, 14 Agosto 2018, squilla il telefono: “Ehm, ragazzi, possiamo riparlarne?..”
Non sarebbe stato meglio avere un atteggiamento di “prevenzione” piuttosto che di “cura”?

-Scegliete almeno un punto di forza della vostra attività e almeno un aspetto di criticità.

Punto di forza? Scalabilità e modularità
Punto di criticità? Normative ancora poco chiare e tutt’ora in fase di definizione.

-Chi sono le persone attualmente impegnate nella vostra attività?

Il nostro Team è composto da 5 interni operativi (amministratore, ingegnere dei materiali, ingegnere civile strutturale, ingegnere elettronico e project manager) e da una serie di professionisti senior che ci seguono in altri aspetti della vita di Startup: dal metodo Lean, sino ad arrivare al supporto e gestione finanziaria. Stiamo stringendo, inoltre, accordi e partnership con Università pugliesi e non, dalle quali abbiamo riscosso particolare attenzione e sensibilità sugli argomenti trattati. Perchè? Necessita un immediato cambio di paradigma di gestione in un settore particolarmente bisognoso di innovazione.

 

-Quali saranno i prossimi passi?

Abbiamo creato e brevettato il sistema “IoM (Internet of Materials)”, un kit composto da sensori annegati e centraline di controllo che ha lo scopo di rendere intelligenti i materiali. Dopo il deposito della domanda di brevetto avvenuta ad Agosto 2020, puntiamo ad ottimizzare e terminare il processo di sviluppo della nostra tecnologia, in modo tale da poter immetterla sul mercato tra il 2022 e il 2023. Per far questo, stiamo procedendo con il reperire nuovi investimenti, con i quali ingrandire il team con nuove figure chiave e di supporto, e completare gli asset aziendali con strumentazione e macchinari necessari alla creazione del prodotto Go-to-market.