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Tra Market e Fiere, i consigli di Officine Amaro per cogliere al meglio queste opportunità

01 Agosto 2022 ore 14:01

Estate non è solo sinonimo di vacanze, bagni e relax al mare o serate in giro. I mesi estivi sono spesso anche occasione per chi ha una produzione artigianale di partecipare ad eventi in cui esporre e vendere i propri lavori, incontrando quindi direttamente i propri clienti, ma anche opportunità per stabilire connessioni ad esempio con le realtà che organizzano l’evento e che potrebbero determinare ulteriori possibilità future. Incontri in cui non solo vendere ma anche fare un prezioso networking per aumentare la propria visibilità e allargare la propria rete di partner.

Nel lavoro di accompagnamento da sempre cerchiamo di facilitare lo scambio e di dare valore alle esperienze di ciascun giovane imprenditore o imprenditrice, perché quello che si impara facendo ha non solo un grande valore per chi lo fa, ma rappresenta un patrimonio di conoscenza che sarebbe un peccato non riuscire a condividere. Così per avere qualche consiglio su come gestire al meglio queste situazioni, abbiamo chiesto a Marilisa e Roberto di Officine Amaro, di condividere con noi qualche suggerimento su come gestire al meglio le fasi successive all’invito ad un mercato o un evento. Si tratta quindi di apprendimenti che derivano direttamente dalla loro esperienza sia come laboratorio sia come punto vendita dedicato a opere di legatoria e stampe realizzate con tecniche incisorie – tipografiche.

Ecco dunque cosa ci raccomandano!

“Grazie innanzitutto per questa opportunità di racconto, perché ci da l’occasione di condividere con altri giovani imprenditori le nostre esperienze. Partiamo innanzitutto dal fatto che pur essendo una realtà inaugurata da poco tempo, stiamo riscontrando dei buoni risultati in termini di diffusione del nostro marchio. Le pratiche che trattiamo sono abbastanza apprezzate e riceviamo complimenti, e inviti a partecipare ad eventi anche fuori dalla Puglia. Le proposte che riceviamo naturalmente non vengono tutte da sole, ma sono il frutto di precedenti contatti, derivano ad esempio dalla presenza a serate a tema, a eventi organizzati da altri, occasioni di networking in cui condividere il proprio approccio al proprio lavoro: è fondamentale seguire sempre in modo costante il flusso del vostro settore – mercato mirando ad un livello alto e competitivo. Quando presentiamo il nostro progetto siamo molto attenti a curare ogni dettaglio per far emergere l’identità del nostro brand nei temi e nei prodotti che realizziamo. Da non sottovalutare, almeno per i primi periodi, l’opportunità di presentare e far conoscere la propria realtà sfruttando tutti i mezzi a disposizione, addirittura una sola esperienza potrebbe aprire altri inviti o richieste!

 

Gli inviti che abbiamo ricevuto sono legati alla nostra attività culturale e produttiva legata al mondo editoriale e produzioni indipendenti. Quando riceviamo questi inviti non cercati direttamente ci viene spontaneo seguire determinati ragionamenti e accortezze: essere preparati e conoscere tutto il mondo che circonda il vostro prodotto o tipologia di mercato è il passo fondamentale per capire in che direzione è bene seguire e come è meglio comunicare il vostro progetto.
Prima di inoltrare una mail ad un’azienda per proporre una collaborazione o semplicemente per creare un legame per futuri servizi e acquisti, meglio chiamare telefonicamente di persona e presentarvi spiegando chi siete e una breve info sulla vostra realtà. In questo modo sarete ricordati perché avrete cercato un contatto diretto rispetto all’inoltro di una mail – magari fraintesa come spam.

 

 

Ecco dunque i nostri consigli:

  1. Appena arriva un messaggio o una e-mail con su scritto qualcosa di interessante condividiamo il contenuto tra di noi. La condivisione è molto importante fra colleghi! Da qui inizia il confronto fra i membri per cercare di capire che domande porre prima di rispondere alla e-mail che riguarda l’evento. Rendersi disponibile anche se la decisione non è stata ancora presa. Se il tempo passa può essere d’aiuto inviare una e-mail per confermare la ricezione dell’invito e prendere tempo per fare tutte le valutazioni del caso e poter procedere alla definizione dei dettagli.

  2. Se la decisione presa è quella di non partecipare, è fondamentale rispondere e comunicare, con la maggiore cortesia possibile, la decisione di non aderire all’ eventuale progetto. Pensiamo che sia preferibile spiegare le motivazioni e allo stesso tempo dimostrare di rimanere a disposizione per future collaborazioni.

  3. Se la risposta dovesse essere positiva, quindi si conferma la collaborazione, si avvia la parte dei quesiti da porre a chi organizza: ad esempio, come si svolgerà l’evento? E’ al chiuso o all’aperto? (questo aspetto ad esempio per noi è fondamentale considerando che 80% dei nostri prodotti è composta da carta). Quindi cercare di capire il luogo dove si terrà l’evento è fondamentale, soprattutto se si tratta di un market dove esporre i propri prodotti. Essenziale è chiedere se hanno più sedi o quale potrebbe essere il luogo fisico dove posizionare i prodotti. Porre domande specifiche è solo un punto a vostro favore per un duplice motivo: più si cerca di capire se fa al caso vostro più starete tranquilli, dall’altra parte comprenderanno sicuramente uno spiccato interesse e professionalità. Questo vi aiuterà anche a comprendere meglio la serietà dell’organizzazione e a fare meglio le valutazioni sulla partecipazione effettiva.

  4. Viaggiate leggeri! senza avere troppe valigie o borse a cui pensare, magari inviando i prodotti e le attrezzature tramite un corriere. Mettere tutto in uno scatolone facilita il viaggio e nel caso in cui vi accorgiate di aver dimenticato qualcosa, potrete sempre aggiungerla poi al vostro bagaglio. A questo proposito, potrebbe essere molto utile scrivere una lista e fare una foto al vostro scatolone con tutto il materiale dentro, anche perché la foto potrebbe servirvi per verificare che sia tutto al proprio posto.

  5. Potrebbe essere strategica la scelta del posizionamento all’interno del market o della fiera, sempre se questa opzione vi viene data dagli organizzatori. Alle volte scegliere chi poter aver accanto potrebbe rappresentare un beneficio sia per comunicare bene l’idea di business sia per parlare dei propri prodotti e della propria vision. Avere colleghi che praticano in maniera differente il macro tema della fiera può essere vantaggioso, creando una sinergia fra i vari spazi espositivi attraverso una vera e propria concorrenza costruttiva e positiva.”

Copertina del post Dalla terra alla tua pelle. La storia di Ekostè

Dalla terra alla tua pelle. La storia di Ekostè

28 Luglio 2022 ore 08:29

La storia di Laura e Monica, fondatrici dell’impresa Ekostè è una sintesi di vari aspetti interessanti, che si intrecciano tra loro: come in altre storie che abbiamo raccontato anche per loro il punto di partenza è determinato da un’esigenza personale, in questo caso un’intolleranza ai componenti della maggior parte dei cosmetici sul mercato, che spinge a studiare una soluzione che offra a se stessa e poi anche ad altre persone un’alternativa. In questi anni proprio l’attenzione alle esigenze di quella che magari è una “nicchia” a cui arrivare con proposte di qualità, ha spinto molte aziende a strutturarsi per venire incontro a quella che si rivela anche un’interessante opportunità commerciale.


Nel caso di Ekostè infatti il lavoro di queste intraprendenti ragazze di San Severo si inserisce in un mercato che in Italia muove cifre davvero impressionanti. Secondo il Rapporto “Numeri, trend, valori della cosmetica” a cura del Centro Studi di Cosmetica Italia “il totale del fatturato del settore cosmetico in Italia ammonta a 10,64 miliardi di euro, con una crescita annuale rispetto al 2020/21 dell’8,8%. Una tendenza importante che è ancora più marcata del segmento connotazione naturale e sostenibile che si attesta a 1,8 miliardi di euro di fatturato, pari a una quota di mercato del 16%”. Tra l’altro il mercato italiano è, tra quelli europei, uno dei più ampi ed in evoluzione, in cui i consumatori, sempre più consapevoli e tra i quali aumentano esponenzialmente i nativi digitali, chiedono ai produttori di compiere scelte che vanno nella direzione di prodotti realizzati con un’attenzione non di facciata ai temi della sostenibilità. La prospettiva quindi è che aziende, anche piccole, che nascono in questa fase storica e che hanno nel proprio dna una vocazione green, godranno sicuramente di un forte vantaggio competitivo, riuscendo a collocare la propria proposta in maniera forte ed accattivante.

All’interno di questo interessante scenario, abbiamo scelto quindi di raccontarvi le attività di Ekostè, brand di cosmetici creati con i prodotti agricoli della Puglia e la cui compagine è attualmente formata da Laura, naturopata e aroma terapeuta che si occupa della parte strutturale degli agrocosmetici, studiandone la formulazione e la nota aromatica e olfattiva e seguendo la linea produttiva degli oli essenziali e delle materie prime, e Monica che, anche grazie alla sua formazione in campo ambientale, si occupa delle relazioni con enti e partner e di selezionare i fornitori con cui sottoscrivere accordi commerciali. La loro attività è caratterizzata da un altro aspetto particolarmente significativo, e cioè il mettere a valore delle risorse che sono già presenti sul territorio di riferimento, il Gargano, e dargli nuove possibilità di diffusione, facendone gli ingredienti principali dei loro prodotti, in un percorso che va “dalla terra alla pelle”.

Per introdurre la nostra intervista abbiamo chiesto innanzitutto loro di selezionare 5 consigli su come scegliere un cosmetico di qualità, con altrettanti aspetti a cui badare quando si sceglie cosa comprare e che possono aiutarci fare delle scelte più consapevoli e spendere meglio i nostri soldi.

Ecco dunque cosa ci hanno consigliato:

  1. Osservare il modo in cui sono scritti gli ingredienti poiché, se questi sono indicati con la loro nomenclatura botanica in latino significa che non hanno subito processi chimici nella lavorazione; i nomi in inglese indicano invece sostanze sintetizzate chimicamente.

  2. Meglio scegliere di acquistare un cosmetico biologico, il che significa scegliere un cosmetico ecologico, che rispetti l’ambiente e osservi un profilo etico in tutti i suoi aspetti: dal flacone al packaging. Tutto è realizzato con materiali biodegradabili, riciclabili ed eco-compatibili.

  3. Scegliere creme non testate sugli animali e che riportino la dicitura di “dermatologicamente testato” per una garanzia e sicurezza maggiore.

  4. Meglio un prodotto che costa di più ma di cui si può tracciare la filiera e attestare la naturalezza attraverso test e diciture.

  5. Scegliere cosmetici con eccipienti naturali perché sono più assorbibili dalla nostra pelle, in quanto tali. Dove ci sono siliconi o petrolati, oltre ad essere nocivi per la pelle, formano un film idrolipidico che non fa totalmente assorbire la crema e quindi non va in profondità.

 

 

A questo punto, dopo aver preso bene nota dei loro consigli, possiamo partire con l’intervista a Laura e Monica!
Iniziamo scegliendo una parola che, secondo voi, spiega l’essenza di Ekostè.
Ne scegliamo due: BEAUTY FOOD, è questo infatti il concetto che ci piace associare ai nostri agrocosmetici Ekostè in virtù del motto aziendale “se non lo puoi mangiare, non lo puoi spalmare”. Così come siamo sempre più attenti alle etichette del food, attenti ai cibi sani, a km0, da filiera tracciata, così dobbiamo sapere cosa c’è in quel che spalmiamo sulla nostra pelle. Attraverso i prodotti agricoli pugliesi biologici abbiamo la sicurezza e la qualità degli agrocosmetici Ekosté che sono sinonimo di benessere, qualità e bontà.

Dicevamo che la vostra idea nasce da una combinazione di competenze ed esperienze personali. come siete riuscite a combinare insieme questi due aspetti?
L’idea nasce da un sogno e, al tempo stesso, da una esigenza di Laura: gran parte delle creme cosmetiche presenti sul mercato non erano utilizzabili per lei, in quanto le causano eruzioni cutanee, prurito. La causa principale di quella che si può considerare una vera e propria intolleranza è la presenza di agenti di sintesi.
A questo abbiamo aggiunto la voglia smisurata di voler diffondere la bellezza del nostro territorio, la natura, la campagna e la bontà dei prodotti agricoli, che qui si producono e si trasformano, abbiamo pensato di creare degli agrocosmetici: trasformare i prodotti agricoli pugliesi e utilizzarli per fare delle creme da spalmare sulla pelle, per idratarla, per nutrirla, per risvegliare con le profumazioni che scegliamo accuratamente quella memoria olfattiva insita in ognuno di noi.

C’è sempre nelle esperienze di avvio di un’impresa una situazione o un elemento inaspettato capace di sorprendere. è stato così anche per voi?
C’è un evento che ha caratterizzato il percorso di Ekostè, che ha dato un contraccolpo all’impresa ma più dal punto di vista morale, affettivo ed emotivo, mi riferisco al cambiamento della compagine societaria. La collaborazione del gruppo rende i processi di problem-solving più efficienti e veloci. La possibilità di confrontare idee, ricevere feedback e diversi punti di vista fa sì che le soluzioni ai problemi, le alternative, le correzioni vengano individuate e implementate molto più velocemente, ma non sempre è facile e/o immediato trovare i membri del proprio team, non sempre è facile volersi mettere in gioco, confrontarsi, essere allineati per competenze e professionalità, essere disposti all’ascolto.

A questo punto, se vi chiedessimo di scegliere un punto di forza e un aspetto di criticità della vostra attività, quali sarebbero?
Punto di forza: siamo i primi in Puglia a parlare di AGROCOSMETICA, trasformando prodotti agricoli unicamente pugliesi, raccontando e mostrando da dove proviene il cosmetico finale che il consumatore si spalmerà sulla sua pelle attingendo da consorzi ed enti certificati biologici, creando uno storytelling emozionale ed esperienziale.
Criticità: accesso ai canali di distribuzione (qualsiasi tipologia) perchè Ekostè è ancora molto piccola come dimensione aziendale (fatturato, quantitativi prodotti ecc).

Dicevamo anche in premessa che la relazione con il proprio territorio è uno degli aspetti che più vi caratterizza. Secondo voi che tipo di impatto possono avere e stanno già avendo attività come la vostra?
Studi di settore dimostrano che la pelle parla di emozioni, quindi stress, ansia, preoccupazioni si trasformano in eruzioni cutanee, dermatiti atopiche e seborroiche, psoriasi, eczemi ecc.
Trasformare i prodotti agricoli pugliesi che hanno delle qualità nutritive eccellenti renderà i nostri agroprodotti un beauty food dal punto di vista della qualità e creme sensoriali dal punto di vista emozionale. I dati dimostrano che la cosmetica naturale è un mercato in crescita, ed in crescita è il numero dei consumatori attenti all’etichetta, che cercano nei prodotti bio e vegani, sostenibilità e affidabilità. Prodotti che raccontano una storia di sostenibilità, una storia fatta di trasparenza, attenzione al mondo della produzione sin dall’approvvigionamento. Tra l’altro, da ottobre 2021 abbiamo iniziato una collaborazione (ancora in corso) con l’ ATS Tessere Daune, intrecci di donne e storie rurali, la prima rete pugliese di imprese femminili, costituita unicamente da imprenditrici donne, del settore agroalimentare e della trasformazione dei prodotti agricoli. L’obiettivo della rete è promuovere i prodotti, il territorio di Capitanata e della Puglia, attraverso attività di animazione culturale.

E nei prossimi mesi, quali attività vi aspettano?
A settembre, parteciperemo al SANA di Bologna, il principale palcoscenico del biologico e del naturale, e lo faremo con le attività di accompagnamento messe in campo da Arti e Regione Puglia, che ci supporteranno non solo nella copertura . Ci impegneremo nel cercare e sviluppare nuove relazioni commerciali, cercando buyer interessati alla distribuzione dei nostri agrocosmetici di Puglia, ma saremo li anche per analizzare i nuovi trend di mercato, per esempio dal punto di vista del packaging. L’anno scorso abbiamo partecipato al Sana come visitatori e come auditori ai diversi workshop, eravamo li anche nel 2019, è un luogo magico e stimolante per chi opera nel campo del naturale e della cosmetica. Questa volta ci andremo sicuramente con una consapevolezza e forti delle esperienze che derivano dall’impegno quotidiano che mettiamo nel far crescere la nostra azienda.

 

Copertina del post Networking in progress: l’ultimo incontro di Networking Territoriale

Networking in progress: l’ultimo incontro di Networking Territoriale a Gallipoli!

03 Marzo 2022 ore 10:34

Martedì 22 febbraio si è svolto un nuovo incontro di Networking Territoriale organizzato dallo Staff PIN a Gallipoli! 

L’incontro è stato ospitato da MudE – Museo delle Esperienze, un bellissimo contenitore culturale dedicato all’arte e al teatro per bambini di tutte le età, che dispone di ampi spazi anche all’aperto, che visto il mal tempo non è stato possibile sfruttare a pieno. 

All’incontro erano presenti Officine Amaro, Passo passo, Mellor’s Studio, LatoBi, Ecomostre, Gis_Hub, Agrinitaly, Macaria, Vianda.it, Salute in Cloud, RENAI, Geosmè, Rematch & reVintage, Pop Up e Boho 21 e come sempre l’evento è stato pieno di importanti spunti di riflessione sia per i vincitori PIN che per lo Staff. 

Dopo un primo momento di presentazione da parte dello Staff è stato il turno dei vincitori PIN presenti: presentarsi e farsi conoscere all’interno della comunità rimane uno dei modi più semplici per stringere collaborazioni e amicizie promettenti e gli incontri di Networking creano sempre la giusta atmosfera!

È stata particolarmente interessante la discussione nata a seguito di una delle testimonianze riguardo le difficoltà incontrate nella gestione di una società che opera nel settore del teatro, dell’arte e della cultura. Difficoltà percepita da diversi vincitori, che però dallo scambio di soluzioni e consigli hanno arricchito il proprio bagaglio di esperienze. 

L’ultima parte dell’incontro è stata dedicata alle libere connessioni: considerata la grande partecipazione, molti dei progetti presenti operavano nello stesso settore e avevano quindi interesse a conoscersi meglio e a confrontare le esperienze. 

Il prossimo incontro di Networking è in programma per la fine di marzo: continuate a seguirci per scoprire la data! 

Copertina del post Alveare da Favola ovvero Fare spazio alla bellezza

Alveare da Favola ovvero Fare spazio alla bellezza

23 Febbraio 2022 ore 08:00

 

C’è un posto che ha un’atmosfera magica sulla Murgia tra Cassano delle Murge e Acquaviva delle Fonti.

Lontano, ma neanche troppo, dal contesto urbano Vicky Gravinese e Vito Disanto hanno dato vita ad un’impresa tutta dedicata al benessere, integrando l’apicoltura con il prendersi cura del proprio corpo. In questi anni abbiamo assistito ad una crescita interessante del settore legato all’apicoltura con esperienze ad esempio di inserimento di queste attività in contesti urbani, legati a progetti di monitoraggio ambientale o di educazione. Tra i vincitori PIN infatti non mancano anche altre esperienze interessanti che hanno come elemento centrale le api e il loro affascinante mondo, come ad esempio il gruppo di Facelia o di Apiario didattico

Per rendere idea della dimensione anche economica del settore, basti citare questi dati forniti dalla FAI-Federazione Apicoltori Italiani: In Italia ci sono 56.665 proprietari di alveari, con 1.835.776 colonie (1.579.776 alveari e 256.000 sciami, 2 milioni di api regine e 80 miliardi di api operaie). Questi numeri impressionanti, soprattutto per chi non è direttamente coinvolto nel settore, ci collocano al quarto posto in Europa con un valore ecosistemico di 150 miliardi di euro.
Numeri che rendono bene anche il livello di professionalità raggiunto dagli operatori di settore e che rendono concreta la possibilità di differenziare le attività, allargando ad esempio la sfera d’azione alla combinazione tra apicoltura e turismo esperienziale.

 

Proprio in questo ambito specifico punta a giocare un ruolo Alveare da Favola, azienda che approccia il mondo delle api a tutto tondo, diventando un presidio di biodiversità ed esempio virtuoso di convivenza tra dimensione produttiva e di tutela del territorio e dell’ambiente naturale. All’interno del suggestivo apiario olistico, una struttura in legno completamente ecosostenibile alla cui pareti sono incorporate delle arnie, si possono svolgere tutte le attività connesse alla cosiddetta Api-terapia. In particolare attraverso il beehumming (ronzio) e il bee-aromatherapy (inalazione dell’aria dell’arnia). In particolare il beehumming è l’attività di ascolto del suono dato dalle api che si trovano sul favo. Diverso dal ronzio delle api in volo, è un suono continuo e più tenue, coinvolgente e che rientra tra quei suoni naturali riconosciuti per la loro particolare frequenza e in grado di provocare un effetto di rilassamento sul cervello umano.

La proposta di Alveare da favola, oltre alla produzione di miele, comprende la possibilità di visita in apiario, offrendo davvero un’occasione per osservare da vicino l’attività incessante delle api: si resta incantati dalla sorprendente capacità organizzativa di un alveare così pieno di vita, dalla scoperta di modalità raffinatissime e complesse di comunicazione che hanno questi meravigliosi esseri.
Siamo quindi andati a trovare Vicky e Vito nella loro sede, attratti dalla possibilità di visitare la struttura che hanno costruito e di farci raccontare direttamente da loro come è nata l’azienda e quali saranno i prossimi passi, una volta chiuso il periodo finanziato da PIN.

 

Partiamo dal principio, come è nata la vostra idea d’impresa?
Partivamo entrambi da una conoscenza approfondita del mondo apistico, dovuta ad anni di collaborazioni ed esperienze nel settore. Conoscenza che si è rinforzata proprio dal connubio delle due parti: Vito sul fronte della produzione e Vicky dal lato del prodotto (ricerca e comunicazione) e dei servizi che le api possono offrire (educazione, turismo, benessere).
L’idea è nata come una scintilla. Non era stata programmata affatto in precedenza. L’abbiamo candidata quasi per gioco a un premio del Parco Nazionale dell’Alta Murgia; e abbiamo vinto. In quelle settimane, parlandone semplicemente qualche ora davanti a un caffè, abbiamo iniziato a sentire la pressione e il fermento di un’idea che poteva diventare un progetto fattibile. Si è così svelata la necessità di trovare una strada. E la nostra strada è stata PIN.
L’incoraggiamento derivava da attività e laboratori sulle api a contatto con il pubblico, che già facevamo in collaborazione con varie associazioni. I feedback di gratitudine ricevuti dalla gente che “aveva capito di più” delle api e del miele sono stati molto importanti.
Sapevamo di avere tra le mani un argomento forte. Soprattutto avevamo intuito che la crescita esponenziale dell’interesse poteva anche diventare un’arma a doppio taglio. Se avessimo voluto sopravvivere, saremmo dovuti diventare di più.

Un aspetto che quasi sempre rende interessanti i progetti vincitori di PIN e le aziende che nascono, sta nella capacità di combinare competenze ed esperienze personali. Voi come siete riusciti a farlo?
La combinazione dei due elementi è stata del tutto spontanea, senza particolari sforzi. Probabilmente dobbiamo entrambi ringraziare i lunghi anni di volontariato e attivismo in diversi ambiti: principalmente, Vito nella Protezione Civile e Vicky in Legambiente.
L’attività in campo è una scuola per la vita, soprattutto se hai affrontato organizzazioni di eventi importanti e di corsi, se hai avuto contatti con le istituzioni e anche con i cittadini, se hai dovuto parlare in pubblico in occasioni di festa e, meglio ancora, in situazioni di scontro. Probabilmente la prima competenza entrata in funzione per farci credere in questo progetto è quella che viene chiamata visione prospettica. È difficile da trasmettere perché è come un sogno. Anche se provi a raccontare quello che hai visto nella dimensione onirica, nessuno riuscirà a provare le stesse sensazioni. Per fortuna esiste.

Scegliete una parola che, secondo voi, spiega l’essenza di Alveare da Favola e perché?
Olistico. È la dimensione delle esperienze che proponiamo.
È il messaggio che proviamo ogni volta a lasciare nel cuore di chi incontriamo. Il nome del brand non è per nulla casuale. Alveare da Favola è un luogo dove si respira la magia delle api. È un espediente narrativo per trasmettere dei valori. Chiunque può vivere una piccola Favola, personale e segreta, facendo un’esperienza olistica.
Le api permettono di creare collegamenti con tutte le forme di arte, con tutti i sensi con cui percepiamo il mondo, con quasi tutte le materie scolastiche, con tantissimi temi di attualità e soprattutto con la grande questione del nostro secolo: la tutela ambientale.
Alveare da Favola propone le api, i loro linguaggi, le loro suggestioni e le emozioni che suscitano anche come strumento di crescita e di miglioramento dello “stare al mondo”.

Ci raccontate una situazione particolare che avete affrontato in questi anni?
L’aneddoto è negativo. Alcune persone avevano provato a demotivarci con estrema superficialità davanti alle prime difficoltà normative. Quando si presenta un progetto nuovo che non ha già una “categoria commerciale” definita chiaramente, alcuni tecnici reagiscono con chiusura dimostrando la loro impreparazione. Questo atteggiamento per i giovani imprenditori può essere deleterio. Ma ne approfitto per dire a tutti i sognatori che leggono queste pagine che, davanti a questi impedimenti, ci si ingegna maggiormente e continuando a cercare verrà fuori qualcuno che sarà in grado e onorato di darvi una mano.
La nostra forza è la volontà di esplorare l’intersezione con altre discipline, in collaborazione con altri professionisti che condividono i nostri valori. Alveare da Favola esiste per proporre diverse modalità di conoscenza delle nostre “insette” meravigliose. C’è l’api-terapia, i massaggi con i prodotti dell’alveare, la visita con le tute in apiario, la cucina con il miele, le passeggiate botaniche e i laboratori di api-cosmesi.
La criticità è dovuta soprattutto alle condizioni ambientali contingenti, variabili, imprevedibili, che influenzano la salute delle api e si ripercuotono sul nostro business (ci sono vari fattori che minano, alle volte, addirittura alla sopravvivenza delle famiglie).

Chi sono le persone attualmente impegnate nella vostra attività? Quali sono le collaborazioni più significative?
Provando a fare un bilancio a distanza di un anno e mezzo dalla pubblicazione sui social e di appena tre mesi dall’inaugurazione della sede operativa, dobbiamo sottolineare che non siamo ancora entrati a regime. A parte noi due soci, sono coinvolte due massaggiatrici. Il nostro obiettivo è raggiungere presto il primo contratto full time.
Le collaborazioni con l’esterno rendono il nostro lavoro sempre più stimolante. Abbiamo un rapporto costante con il mondo dell’università e della ricerca, che significa anche continuare con la formazione. Determinante la rete con le realtà locali di turismo d’avventura e accoglienza, per creare pacchetti più accattivanti ad esempio con il Cammino Materano o con gli agriturismi e le masserie didattiche del nostro territorio. Non mancano poi diverse forme di sperimentazione dal punto di vista culinario, con la collaborazione di chef e pasticceri.

Quali saranno i prossimi passi?
Vogliamo diventare leader dell’api-turismo in Italia. L’abbiamo detta grossa? Noi ci crediamo e abbiamo già in mente qualche nuova idea. Stiamo già cercando nuove forme di finanziamento per lanciarci in un altro mercato, e contemporaneamente rafforzare quello in cui già siamo presenti, puntando soprattutto ad intercettare persone da territori più lontani.