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Networking in progress: l’ultimo incontro di Networking Territoriale a Gallipoli!

03 Marzo 2022 ore 10:34

Martedì 22 febbraio si è svolto un nuovo incontro di Networking Territoriale organizzato dallo Staff PIN a Gallipoli! 

L’incontro è stato ospitato da MudE – Museo delle Esperienze, un bellissimo contenitore culturale dedicato all’arte e al teatro per bambini di tutte le età, che dispone di ampi spazi anche all’aperto, che visto il mal tempo non è stato possibile sfruttare a pieno. 

All’incontro erano presenti Officine Amaro, Passo passo, Mellor’s Studio, LatoBi, Ecomostre, Gis_Hub, Agrinitaly, Macaria, Vianda.it, Salute in Cloud, RENAI, Geosmè, Rematch & reVintage, Pop Up e Boho 21 e come sempre l’evento è stato pieno di importanti spunti di riflessione sia per i vincitori PIN che per lo Staff. 

Dopo un primo momento di presentazione da parte dello Staff è stato il turno dei vincitori PIN presenti: presentarsi e farsi conoscere all’interno della comunità rimane uno dei modi più semplici per stringere collaborazioni e amicizie promettenti e gli incontri di Networking creano sempre la giusta atmosfera!

È stata particolarmente interessante la discussione nata a seguito di una delle testimonianze riguardo le difficoltà incontrate nella gestione di una società che opera nel settore del teatro, dell’arte e della cultura. Difficoltà percepita da diversi vincitori, che però dallo scambio di soluzioni e consigli hanno arricchito il proprio bagaglio di esperienze. 

L’ultima parte dell’incontro è stata dedicata alle libere connessioni: considerata la grande partecipazione, molti dei progetti presenti operavano nello stesso settore e avevano quindi interesse a conoscersi meglio e a confrontare le esperienze. 

Il prossimo incontro di Networking è in programma per la fine di marzo: continuate a seguirci per scoprire la data! 

Copertina del post Alveare da Favola ovvero Fare spazio alla bellezza

Alveare da Favola ovvero Fare spazio alla bellezza

23 Febbraio 2022 ore 08:00

 

C’è un posto che ha un’atmosfera magica sulla Murgia tra Cassano delle Murge e Acquaviva delle Fonti.

Lontano, ma neanche troppo, dal contesto urbano Vicky Gravinese e Vito Disanto hanno dato vita ad un’impresa tutta dedicata al benessere, integrando l’apicoltura con il prendersi cura del proprio corpo. In questi anni abbiamo assistito ad una crescita interessante del settore legato all’apicoltura con esperienze ad esempio di inserimento di queste attività in contesti urbani, legati a progetti di monitoraggio ambientale o di educazione. Tra i vincitori PIN infatti non mancano anche altre esperienze interessanti che hanno come elemento centrale le api e il loro affascinante mondo, come ad esempio il gruppo di Facelia o di Apiario didattico

Per rendere idea della dimensione anche economica del settore, basti citare questi dati forniti dalla FAI-Federazione Apicoltori Italiani: In Italia ci sono 56.665 proprietari di alveari, con 1.835.776 colonie (1.579.776 alveari e 256.000 sciami, 2 milioni di api regine e 80 miliardi di api operaie). Questi numeri impressionanti, soprattutto per chi non è direttamente coinvolto nel settore, ci collocano al quarto posto in Europa con un valore ecosistemico di 150 miliardi di euro.
Numeri che rendono bene anche il livello di professionalità raggiunto dagli operatori di settore e che rendono concreta la possibilità di differenziare le attività, allargando ad esempio la sfera d’azione alla combinazione tra apicoltura e turismo esperienziale.

 

Proprio in questo ambito specifico punta a giocare un ruolo Alveare da Favola, azienda che approccia il mondo delle api a tutto tondo, diventando un presidio di biodiversità ed esempio virtuoso di convivenza tra dimensione produttiva e di tutela del territorio e dell’ambiente naturale. All’interno del suggestivo apiario olistico, una struttura in legno completamente ecosostenibile alla cui pareti sono incorporate delle arnie, si possono svolgere tutte le attività connesse alla cosiddetta Api-terapia. In particolare attraverso il beehumming (ronzio) e il bee-aromatherapy (inalazione dell’aria dell’arnia). In particolare il beehumming è l’attività di ascolto del suono dato dalle api che si trovano sul favo. Diverso dal ronzio delle api in volo, è un suono continuo e più tenue, coinvolgente e che rientra tra quei suoni naturali riconosciuti per la loro particolare frequenza e in grado di provocare un effetto di rilassamento sul cervello umano.

La proposta di Alveare da favola, oltre alla produzione di miele, comprende la possibilità di visita in apiario, offrendo davvero un’occasione per osservare da vicino l’attività incessante delle api: si resta incantati dalla sorprendente capacità organizzativa di un alveare così pieno di vita, dalla scoperta di modalità raffinatissime e complesse di comunicazione che hanno questi meravigliosi esseri.
Siamo quindi andati a trovare Vicky e Vito nella loro sede, attratti dalla possibilità di visitare la struttura che hanno costruito e di farci raccontare direttamente da loro come è nata l’azienda e quali saranno i prossimi passi, una volta chiuso il periodo finanziato da PIN.

 

Partiamo dal principio, come è nata la vostra idea d’impresa?
Partivamo entrambi da una conoscenza approfondita del mondo apistico, dovuta ad anni di collaborazioni ed esperienze nel settore. Conoscenza che si è rinforzata proprio dal connubio delle due parti: Vito sul fronte della produzione e Vicky dal lato del prodotto (ricerca e comunicazione) e dei servizi che le api possono offrire (educazione, turismo, benessere).
L’idea è nata come una scintilla. Non era stata programmata affatto in precedenza. L’abbiamo candidata quasi per gioco a un premio del Parco Nazionale dell’Alta Murgia; e abbiamo vinto. In quelle settimane, parlandone semplicemente qualche ora davanti a un caffè, abbiamo iniziato a sentire la pressione e il fermento di un’idea che poteva diventare un progetto fattibile. Si è così svelata la necessità di trovare una strada. E la nostra strada è stata PIN.
L’incoraggiamento derivava da attività e laboratori sulle api a contatto con il pubblico, che già facevamo in collaborazione con varie associazioni. I feedback di gratitudine ricevuti dalla gente che “aveva capito di più” delle api e del miele sono stati molto importanti.
Sapevamo di avere tra le mani un argomento forte. Soprattutto avevamo intuito che la crescita esponenziale dell’interesse poteva anche diventare un’arma a doppio taglio. Se avessimo voluto sopravvivere, saremmo dovuti diventare di più.

Un aspetto che quasi sempre rende interessanti i progetti vincitori di PIN e le aziende che nascono, sta nella capacità di combinare competenze ed esperienze personali. Voi come siete riusciti a farlo?
La combinazione dei due elementi è stata del tutto spontanea, senza particolari sforzi. Probabilmente dobbiamo entrambi ringraziare i lunghi anni di volontariato e attivismo in diversi ambiti: principalmente, Vito nella Protezione Civile e Vicky in Legambiente.
L’attività in campo è una scuola per la vita, soprattutto se hai affrontato organizzazioni di eventi importanti e di corsi, se hai avuto contatti con le istituzioni e anche con i cittadini, se hai dovuto parlare in pubblico in occasioni di festa e, meglio ancora, in situazioni di scontro. Probabilmente la prima competenza entrata in funzione per farci credere in questo progetto è quella che viene chiamata visione prospettica. È difficile da trasmettere perché è come un sogno. Anche se provi a raccontare quello che hai visto nella dimensione onirica, nessuno riuscirà a provare le stesse sensazioni. Per fortuna esiste.

Scegliete una parola che, secondo voi, spiega l’essenza di Alveare da Favola e perché?
Olistico. È la dimensione delle esperienze che proponiamo.
È il messaggio che proviamo ogni volta a lasciare nel cuore di chi incontriamo. Il nome del brand non è per nulla casuale. Alveare da Favola è un luogo dove si respira la magia delle api. È un espediente narrativo per trasmettere dei valori. Chiunque può vivere una piccola Favola, personale e segreta, facendo un’esperienza olistica.
Le api permettono di creare collegamenti con tutte le forme di arte, con tutti i sensi con cui percepiamo il mondo, con quasi tutte le materie scolastiche, con tantissimi temi di attualità e soprattutto con la grande questione del nostro secolo: la tutela ambientale.
Alveare da Favola propone le api, i loro linguaggi, le loro suggestioni e le emozioni che suscitano anche come strumento di crescita e di miglioramento dello “stare al mondo”.

Ci raccontate una situazione particolare che avete affrontato in questi anni?
L’aneddoto è negativo. Alcune persone avevano provato a demotivarci con estrema superficialità davanti alle prime difficoltà normative. Quando si presenta un progetto nuovo che non ha già una “categoria commerciale” definita chiaramente, alcuni tecnici reagiscono con chiusura dimostrando la loro impreparazione. Questo atteggiamento per i giovani imprenditori può essere deleterio. Ma ne approfitto per dire a tutti i sognatori che leggono queste pagine che, davanti a questi impedimenti, ci si ingegna maggiormente e continuando a cercare verrà fuori qualcuno che sarà in grado e onorato di darvi una mano.
La nostra forza è la volontà di esplorare l’intersezione con altre discipline, in collaborazione con altri professionisti che condividono i nostri valori. Alveare da Favola esiste per proporre diverse modalità di conoscenza delle nostre “insette” meravigliose. C’è l’api-terapia, i massaggi con i prodotti dell’alveare, la visita con le tute in apiario, la cucina con il miele, le passeggiate botaniche e i laboratori di api-cosmesi.
La criticità è dovuta soprattutto alle condizioni ambientali contingenti, variabili, imprevedibili, che influenzano la salute delle api e si ripercuotono sul nostro business (ci sono vari fattori che minano, alle volte, addirittura alla sopravvivenza delle famiglie).

Chi sono le persone attualmente impegnate nella vostra attività? Quali sono le collaborazioni più significative?
Provando a fare un bilancio a distanza di un anno e mezzo dalla pubblicazione sui social e di appena tre mesi dall’inaugurazione della sede operativa, dobbiamo sottolineare che non siamo ancora entrati a regime. A parte noi due soci, sono coinvolte due massaggiatrici. Il nostro obiettivo è raggiungere presto il primo contratto full time.
Le collaborazioni con l’esterno rendono il nostro lavoro sempre più stimolante. Abbiamo un rapporto costante con il mondo dell’università e della ricerca, che significa anche continuare con la formazione. Determinante la rete con le realtà locali di turismo d’avventura e accoglienza, per creare pacchetti più accattivanti ad esempio con il Cammino Materano o con gli agriturismi e le masserie didattiche del nostro territorio. Non mancano poi diverse forme di sperimentazione dal punto di vista culinario, con la collaborazione di chef e pasticceri.

Quali saranno i prossimi passi?
Vogliamo diventare leader dell’api-turismo in Italia. L’abbiamo detta grossa? Noi ci crediamo e abbiamo già in mente qualche nuova idea. Stiamo già cercando nuove forme di finanziamento per lanciarci in un altro mercato, e contemporaneamente rafforzare quello in cui già siamo presenti, puntando soprattutto ad intercettare persone da territori più lontani.

 

Copertina del post Al via una nuova stagione di Networking: il primo incontro è dedicato a Div

Al via una nuova stagione di Networking: il primo incontro è dedicato a Diversità & Inclusione!

11 Febbraio 2022 ore 13:34

Venerdì 4 febbraio abbiamo inaugurato una nuova stagione di incontri di Networking, con il primo evento online dedicato a Diversità ed Inclusione. Tantissime realtà vincitrici PIN dedicano il proprio lavoro quotidiano all’abbattimento delle disuguaglianze e di qualsiasi barriera sociale. Durante l’incontro è stato fin da subito chiaro che il tema dell’inclusività è molto caro alla Comunità PIN.

All’evento hanno partecipato: ELEOS, progetto che si occupa di riabilitazione ed inserimento sociale attraverso la pratica del teatro; Degenereassociazione culturale che si occupa di sensibilizzazione sulle tematiche di genere; WondeRadioweb radio realizzata da persone ipovedenti, cieche e normovedenti; First Person Viewstart up innovativa che attraverso l’utilizzo di droni permette a turisti e cittadini con disabilità di visitare, con l’ausilio della realtà aumentata, luoghi altrimenti inaccessibili; Abbigliamento e contenuti per la sessualitàlinea di abbigliamento e contenuti social/multimediali sulla sessualità curati da esperti e professionisti; Stigma LABlaboratorio artigianale ed artistico con particolare attenzione verso le tematiche LGBTQA+; Different State, brand di moda sociale ed inclusiva; In carriera!associazione che si occupa dell’inserimento lavorativo di persone con disabilità intellettiva; don’tBEEScared – staisenzAPEnsieri, progetto di apicoltura didattica urbana, che di recente ha sviluppato percorsi dedicati ad extracomunitari e persone con disabilità; SanaSanaun’app ideata per ordinare piatti veg a domicilio.

L’incontro è cominciato con la presentazione di alcuni bandi indetti dall’Unione Europea per enti che si occupano, per l’appunto, di diversità ed inclusione, considerata la convinzione condivisa da tutti i partecipanti che la gestione economica di progetti sociali comporta spesso delle difficoltà aggiuntive.

Dopo una prima parte dedicata alle presentazioni di ogni partecipante, è stato chiaro che molti progetti vincitori svolgono attività tra loro complementari che potrebbero essere notevolmente arricchite dal confronto e dalla collaborazione con altre realtà simili. Un esempio è rappresentato da Stigma LAB e Different State, entrambi progetti dedicati all’abbigliamento inclusivo e all’attivismo.

Il dibattito è stato maggiormente arricchito dalla condivisione delle problematiche riscontrate da ognuno dei vincitori nel proprio cammino di avviamento e di sviluppo: dagli ostacoli dovuti alla burocrazia troppo complessa alle difficoltà incontrate nel rapportarsi con le istituzioni a diversi livelli, dalle problematiche relazionali con le famiglie di persone con disabilità alla complessità legata alla gestione dei rapporti umani che qualsiasi impresa dedita al sociale incontra.

È stato bello notare però come ognuno dei presenti con le proprie peculiarità sia riuscito a trovare soluzioni proprie per risolvere le problematiche emerse, condividendole con i presenti e riportando agli altri anche messaggi di speranza. Come è facile immaginare, una soluzione comune e sempre vincente è quella di ampliare il più possibile la propria rete di collaborazioni, cercando di instaurare co-progettazioni fruttuose con le comunità di riferimento e con le pubbliche amministrazioni locali.

L’incontro ha rinnovato nei partecipanti la convinzione di far parte di una comunità attenta ai temi di inclusione di genere, orientamento sessuale ed etnia, facendo emergere collaborazioni che siamo sicuri in futuro saranno fondamentali per lo sviluppo di ogni progetto.

I prossimi incontri di Networking sono già stati inseriti in calendario: scoprite tutte le tappe e raggiungeteci per una chiacchierata!

Copertina del post Snap, ovvero come affrontare l’ultimo miglio con il mezzo giusto!

Snap, ovvero come affrontare l’ultimo miglio con il mezzo giusto!

21 Gennaio 2022 ore 15:38

Avete mai sentito parlare di ultimo miglio?
Probabilmente il primo riferimento per alcuni sarà cinematografico (state pensando al celebre “Il miglio verde”?) o piuttosto sportivo o magari legato al mondo delle regate.
In questo caso però la risposta ha a che fare con i processi aziendali, con la logistica e, secondo molti analisti, su questo aspetto si condensa un fattore a volte determinante in termini non solo economici, ma anche di impatto ambientale. Stando alle definizioni dunque, per ultimo miglio si intende la parte finale del percorso che una determinata merce compie da un hub logistico alla sua destinazione ultima, passaggio che spesso è quello meno efficiente perché genera alti costi e spreco di risorse.

Se collegate questa definizione all’esplosione del commercio online (e quindi a tutta la catena distributiva) e al fatto che dal momento in cui ordiniamo qualcosa online ci aspettiamo che, a poco prezzo, quello che acquistiamo giunga a noi nel minor tempo possibile, si capisce bene come il tema sia di assoluta attualità. Come migliorare quindi questo fondamentale passaggio? Spesso le idee più interessanti sono quelle che, al di là di aspetti tecnici complessi, offrono risposte semplici a problemi che impattano non solo sull’organizzazione aziendale ma capaci di generare ricadute interessanti anche sul cliente finale e sulla comunità in generale.

Francesco e Sergio, che con PIN hanno fondato la Snap s.r.l., hanno prototipato la loro personale risposta, frutto di un lungo processo di studio, che ha trovato una sua forma: un quadriciclo a pedalata assistita capace di coniugare una city car con una e-bike cargo a pedalata assistita, Snap appunto. Un veicolo da trasporto capace di percorrere 60 km senza ricariche e che grazie ad un ampio bagagliaio può efficacemente essere utilizzato per percorrere quell’ultimo miglio del trasporto di merci in sicurezza, abbattendo ogni tipo di problema legato alla mobilità urbana, come inquinamento, costi, traffico, tempo e sicurezza. La conformazione è pensata per muoversi agilmente e silenziosamente nel traffico, nelle ZTL e aree ciclabili comprese, consentendo spostamenti rapidi e a costi bassi.

La visione dei creatori, il designer Sergio D’argento e l’ingegnere Francesco Passarella, è poter conquistare le città del futuro con un’autovettura dal peso contenuto. In tema di sostenibilità ambientale il veicolo è stato poi progettato per ridurre la quantità di inquinanti presenti nelle città, grazie alle sue componenti sicure, silenziose ed elettriche.

Come ci racconta Francesco infatti: “L’idea è nata perché mi sono reso conto di quanto la mobilità urbana stesse diventando sempre più importante per ridurre l’inquinamento e, soprattutto, che non ci fosse ancora un veicolo capace di soddisfare queste richieste ecologiche, garantendo al contempo la sicurezza in caso di impatto e la protezione dagli eventi atmosferici. Il percorso nel settore automotive, maturato da entrambi presso grandi aziende automobilistiche, ci ha permesso di sviluppare forti competenze e analizzare non solo le esigenze degli utenti ma anche dell’attuale mercato, che incentiva giustamente una vita urbana sostenibile”.

Le caratteristiche vincenti di SNAP sono la riduzione delle emissioni di CO2, il peso contenuto, l’eliminazione dei costi del carburante e, nella versione da 0,25kW, l’assenza di targa e di relativi costi associati. Francesco e Sergio hanno delineato un mezzo che ben combina tecnologia ed ecologia per le sue peculiarità che superano il modello delle e-bike a pedalata assistita, finora condizionato dall’impossibilità di proteggere gli occupanti e le merci dagli agenti atmosferici, oltre che da palesi limiti di sicurezza esistenti nell’interazione tra una comune bicicletta e il traffico urbano.

E quando si chiede ai due di definire con una parola chiave la loro impresa, è Francesco a rispondere così: “Non c’è alcun bisogno di scegliere una parola che rappresenti la nostra azienda, se non il nome stesso: ‘snap!’, lo schiocco delle dita. E questo nome ha un senso ben preciso per noi, che vogliamo palesare sin da subito, agli occhi di chi ci vorrà scegliere, il suo significato, ovvero la facilità, pari a uno schiocco delle dita, con cui è possibile ripensare la mobilità urbana e diffondere le nostre idee anche al di fuori del contesto territoriale in cui viviamo”.

Attualmente il veicolo è operativo per essere testato presso un’azienda vinicola, le Cantine Coppi di Turi, che ha saputo offrire l’occasione per mettere alla prova questo veicolo con l’intento di trasformare gli sforzi dell’azienda in soluzioni semplici, ecologiche e migliori di quelle presenti. Perché, come racconta ancora Francesco “Snap ha molti punti di forza e ci riferiamo alle peculiarità innovative e sostenibili del nostro veicolo: leggero, agile nel traffico, semplice e  ̶  tenendo a mente le parole di Henry Ford ‘quello che non c’è non si rompe’ – dotato di pochi pezzi. L’unica criticità è l’attuale carenza normativa europea e nazionale specifica per le cargo bike a quattro ruote. Infatti al momento la normativa di riferimento per le e-bike, la EN15194, non prevede in maniera esplicita veicoli che siano riconducibili ad e-bike, a più di due ruote. Inoltre il limite di potenza di 250W è leggermente limitante nel caso di un veicolo cargo a pedalata assistita”.

E il futuro? Dopo questa fase di test sul campo, l’obiettivo su cui lavora la Snap s.r.l. è quello di esportare il progetto, riuscire ad avviare la produzione e la commercializzazione, perché a giugno prossimo è infatti previsto l’avvio della prevendita dei veicoli. In bocca al lupo, ragazzi!

 

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Posted by SNAP on Friday, December 17, 2021